Un mondo di fiabe PDF

John Bauer del 1914 per la fiaba L’anello di Helena Nyblom. In Europa esiste una lunga tradizione orale legata alle fiabe, che riveste un grande interesse per la scienza etnoantropologica. Le fiabe sono state tramandate a voce di generazione in generazione per un mondo di fiabe PDF secoli e chi narrava le fiabe spesso le modificava o mescolava gli episodi di una fiaba con quelli di un’altra, dando a volte origine ad un’altra fiaba. Le fiabe raccontano alcuni aspetti del reale, con una veste di storiella puerile e con un infallibile lieto fine: il “Pollicino” abbandonato nei boschi, la “Cenerentola” segregata dalla matrigna e schiavizzata, la “Biancaneve” che scappa e si rifugia nel bosco possono essere visti come esempi della quotidianità del XIX e XX secolo.


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Lo stesso argomento in dettaglio: Schema di Propp. Il linguaggio della fiaba è quello dei narratori del popolo, in genere molto semplice e a volte un po’ sgrammaticato, ma ricco di modi di dire e di formule popolari. Come nella pubblicità, la ripetizione e la ridondanza permettono una migliore penetrazione dei contenuti ed una più persistente memorizzazione, ma, prima di questo, corrispondono ad un’esigenza propria della didattica infantile. Questa sezione sull’argomento letteratura è solo un abbozzo. Contribuisci a migliorarla secondo le convenzioni di Wikipedia.

Il tempo della fiaba ha caratteristiche proprie particolari, che presentano analogie con il sogno. In primo luogo il tempo della fiaba è astorico, cioè non si può posizionare in un periodo storico preciso. Le fiabe popolari, soprattutto quelle di magia, sono quindi il ricordo di una antica cerimonia chiamata rito d’iniziazione che veniva celebrata presso le comunità primitive. Durante questo rito veniva festeggiato in modo solenne il passaggio dei ragazzi dall’infanzia all’età adulta. Essi venivano sottoposti a numerose prove con le quali dovevano dimostrare di saper affrontare da soli le avversità dell’ambiente e di essere pertanto maturi per iniziare a far parte della comunità degli adulti. Dopo le prove, i ragazzi e le ragazze, come in una rappresentazione teatrale guidata spesso da uno stregone, dovevano “morire” per celebrare la morte dell’infanzia. Col passare del tempo il rito d’iniziazione non si celebrò più e ne rimase solamente il ricordo, ma gli anziani continuavano a ripeterlo nei loro racconti.

Il racconto degli anziani venne tramandato per secoli e secoli, con trasformazioni continue, anche quando il ricordo del rito si era perso del tutto e nacque così la fiaba. Lo studio dei racconti popolari inizia poco dopo il 1900 e si rivolge quasi esclusivamente alla fiaba e alla saga, mentre l’interesse per altri generi narrativi nasce solamente negli ultimi decenni. Jacob Grimm, di Elisabeth Maria Anna Jerichau-Baumann, 1855. Grimm sono da ritenersi i fondatori della ricerca sul racconto popolare, in particolare sulle fiabe. Secondo le teorie di quell’epoca, i fratelli Grimm partono dall’idea che ogni popolo ha una sua anima che si esprime con la massima purezza nella lingua e nella poesia, nelle canzoni e nei racconti. Essi però sostengono che, con il trascorrere del tempo, i popoli hanno perduto in parte la propria lingua e la propria poesia, soprattutto nei ceti più elevati e può, quindi, essere ritrovata solamente negli strati sociali inferiori. In questa ottica, le fiabe sono i resti dell’antica cultura unitaria del popolo e costituiscono una fonte preziosa per la ricostruzione di quella cultura più antica.

Nel 1812 e nel 1815 i fratelli Grimm pubblicarono due volumi dei Kinder- und Hausmärchen, per un totale di 156 fiabe che formano il punto di partenza dello studio dei racconti o fiabe popolari. Mentre in un primo momento essi partono dall’idea che le fiabe siano tutte di origine tedesca, nel 1819, nella seconda ristampa della loro opera, essi introducono il concetto che esista un passato indoeuropeo per spiegarne le affinità. La pubblicazione di Kinder- und Hausmärchen stimola, in Germania e in altri paesi, una intensa attività di raccolta e di pubblicazioni. Si scopre così che fiabe simili compaiono anche al di fuori dell’Europa, nell’India, ma anche nei territori linguistici semiti e turchi e presso i cinesi. Ma anche questa teoria gradualmente dovrà essere abbandonata, perché si incontrano racconti che presentano le caratteristiche delle fiabe anche presso popolazioni che non hanno avuto mai contatti con la cultura indiana. Nella seconda metà dell’Ottocento, per merito dell’antropologia, si sviluppano idee sulla cultura umana che influenzeranno anche la ricerca sulle fiabe. Nasce infatti la convinzione che tutti gli uomini, a qualsiasi razza o cultura appartengano, possiedono fondamentalmente la stessa struttura psicologica e se esistono differenze, queste sono di carattere culturale.

Questa teoria implica che le fiabe e i motivi fiabeschi possano aver avuto origini dovunque, indipendentemente l’uno dall’altro. Il primo è il sogno in cui ci si trova nudi in compagnia degli altri, che secondo Freud nasce dal desiderio infantile di spogliarsi davanti ai genitori e che produce una sensazione di piacere e che darebbe origine alla fiaba de I vestiti nuovi dell’imperatore, di Hans Christian Andersen. Il secondo esempio riguarda il sogno della morte di un familiare amato, che Freud collega al desiderio inconscio del ragazzo di uccidere il padre per prenderne il posto accanto alla madre. Da qui nascerebbe il mito di Edipo. La teoria psicoanalitica ha indotto moltissimi studiosi a vedere nella fiaba la risoluzione catartica dei problemi del bambino in crescita. Un’altra importante direzione nello studio della fiaba nasce dalla psicologia di Carl Gustav Jung e della sua scuola. Altrettanto importante è Marie-Louise Von Franz, allieva di C.