Testimoni della verità nell’Italia in guerra. La Resistenza cancellata PDF

La pagina corrente utilizza i frame. Riemerge dalle nebbie del passato uno dei momenti più cruciali e crudeli di quella tragedia che fu la fine del fascismo. Il momento è quello in cui, sul lungolago di Dongo, il 28 aprile 1945, quindici prigionieri furono messi a morte spicciativamente, per i loro trascorsi fascisti, dopo un simulacro di giudizio. All’esecuzione spietata e affrettata seguirono, per i ricorsi testimoni della verità nell’Italia in guerra. La Resistenza cancellata PDF familiari degli uccisi, inchieste e processi.


Författare: .

Il catalogo della mostra intende far conoscere alcuni aspetti della Resistenza e del ritorno alla democrazia nel nostro Paese, al termine della Seconda guerra mondiale, superando le letture ideologiche, i miti e le censure con cui questi eventi vengono di solito presentati. In particolare si vuole mettere in luce il contributo originale dato dai partigiani cattolici alla liberazione con la pratica della “Resistenza carità”, cioè un modo nuovo e più umano di vivere questo drammatico momento storico, a partire da luoghi di amicizia tra laici e consacrati, opponendosi a ogni ingiustizia, affermando la libertà come diritto di ogni uomo, riconoscendo la dignità di persona anche agli avversari. A fianco della componente cattolica si trovano in questo cammino altre componenti ideali del nostro Paese: quella legittimista, quella liberale, quella socialista, quella comunista. In quest’ultima, però, si afferma l’idea della “Resistenza rivoluzione”. La Resistenza cioè vissuta come inizio di un progetto ideologico e violento, che considera chiunque si opponga all’ideologia solo come un nemico da abbattere, in nome di una società futura e perfetta da costruire. Proprio la componente comunista, diventata culturalmente dominante nel dopoguerra, finisce per affermare, attraverso la censura degli episodi scomodi e la mitizzazione di un’unità ideale dell’antifascismo, l’idea di una Resistenza solo o quasi esclusivamente rossa. Una visione che non regge più alla prova dei fatti, rischiando di travolgere, nel suo disfarsi, anche il grande valore ideale vissuto in quel periodo dai tanti che, i

Che ebbero la sorte toccata infallibilmente a tutte quelle vicende giudiziarie: la rubricazione come atti di guerra e l’archiviazione, nel 1967. Ai processi per gli ammazzamenti s’intrecciò l’interminabile e inutile processo sull’oro di Dongo. Il faldone in cui era conservata quella documentazione – con testimonianze anche di Palmiro Togliatti, Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Enrico Mattei – è stato salvato da una possibile distruzione, come ha raccontato ieri il giornalista Stefano Ferrari sulle pagine del quotidiano La Provincia di Como. E con i documenti sono state salvate tre agghiaccianti fotografie – rarissime, una addirittura inedita – scattate pochi istanti prima che la scarica del plotone d’esecuzione falciasse le vittime.

Le istantanee di quel 28 aprile 1945 sono terribili. Nessuna pietà, nessuna parvenza di umanità e di vera legittimità. Furono giorni di una mattanza spietata e volubile insieme: Ferruccio Parri la definì macelleria messicana. A chi sottolinea gli aspetti truci, e in casi non rari delinquenziali, della purga post-liberazione viene opposto un argomento ritenuto decisivo e che tale non è.

L’ansia di eliminare fisicamente i fascisti catturati, la volontà di non consegnarli agli alleati – quasi che gli alleati avessero combattuto in favore del fascismo – derivarono dalle nequizie di cui i repubblichini si erano resi responsabili. Anche loro con messe a morte crudeli. Insieme al sangue vi furono certamente passaggio e poi dispersione e trafugamento di denaro, bagagli con valori incamerati così come gioielli, sterline d’oro e marenghi a migliaia. L’Italia è una repubblica fondata sul trafugamento.

Unica colpa: essere rimasti fino alla fine coerenti con le proprie scelte e fedeli al proprio Paese. Mi ricordo ZAVOLI che fece quel grande reportage sul fascismo. Se penso che in tutti questi anni, questi criminali sono stati anche premiati con posizioni importanti e che andavano e vanno a dormire sereni, mi chiedo come ci si possa chiamare esseri umani. D’accordo, dopo decenni accettiamo le fucilazioni come “atti di guerra”. Pensa agli assassini rossi in Emilia i crimini che fecero dopo la guerra. I rossi sono una tempesta continua. Mi meraviglio un paese come l’Italia che rossi possano essere al governo.

Gli hanno solo reso pan per focaccia e poi erano uomini di m. Purtroppo ci sono sempre i morti di serie A e di serie B i Notabili del PCI sono sempre disponibili,come oggi”ad appropriarsi dei valori altrui da Dongo alla Banca MPS. Dai beni dei Savoia ai finanziamenti della U. Dalla scalata Unipol alle cooperative rosse.

Ma non si deve dire niente perchè sono veloci a querelare. Ma è mai possibile che nel 2013 invece di parlare dei problemi dell’Italia e di proporre soluzioni credibili ed alternative alle proposte decotte della sinistra si discuta ancora di fatti accaduti oltre 70 anna fa ? Sia da una parte che dall’altra occorre chiudere definitivamente questa brutta pagina. CON RISPETTO quelli che si sono TROVATI A VIVERE in quel contesto di FOLLIA COMUNE. Brutalità della guerra, di tutte le guerre, che fa male sentire.