Teoria dell’attaccamento. Storia, strumenti, psicopatologia PDF

Stati Uniti nel 2006, è il frutto del lavoro di una task force costituita da un ampio gruppo di psicoanalisti, coordinati da S. Massimo Ammaniti e Nino Dazzi, nella traduzione di Francesco Gazzillo. L’impianto teorico del PDM si basa sulle evidenze empiriche delle ricerche nel campo delle neuroscienze, in quello degli esiti dei trattamenti, volti alla valutazione della loro efficacia, e di altri numerosi studi empirici finalizzati alla operazionalizzazione dei costrutti teoria dell’attaccamento. Storia, strumenti, psicopatologia PDF e allo loro misurazione. Nonostante l’apparente somiglianza della struttura “multiassiale”, i tre assi del PDM non hanno concettualmente nulla a che vedere con quelli del DSM, in quanto non sono da intendere e applicare nel ragionamento clinico in modo categoriale nosografico, ma dimensionale.


Författare: Giorgio Caviglia.

Ripercorrendo le tappe storiche della teoria dell’attaccamento con autori quali Bowlby, Main e Ainsworth, il libro consente di conoscere appieno il grande contributo che questa teoria ha apportato alla comprensione di motivazioni e comportamenti fondamentali e innati nell’essere umano, nonché alla creazione di nuovi paradigmi di sviluppo sano o patologico. Oltre all’ampliarsi delle conoscenze in psicopatologia, la teoria di Bowlby ha contribuito anche a una maggiore efficacia nei trattamenti psicoterapeutici, di cui nel volume si rende ragione. Il testo è rivolto agli studenti di Psicologia, agli specializzandi in Psicologia clinica, Psicoterapia e Psichiatria e a chiunque voglia farsi un’idea corretta e non superficiale della teoria.

Il DSM ha un impianto di tipo categoriale, e assegna gli individui alla rubrica diagnostica appropriata, mentre il PDM, pur servendosi di categorie ampie, mantiene un approccio dimensionale su tutti gli assi, e richiedendo di specificare su quale livello di funzionamento si collochi il soggetto: sano, nevrotico, borderline. Il DSM propone cluster di sintomi evitando una qualsivoglia attribuzione di significato, con il preciso intento di rimanere ateorico. Il PDM si colloca, invece, esplicitamente all’interno della cornice teorica psicoanalitica, con l’intento di ascrivere significati ai fenomeni osservati e descritti dopo averli identificati e formulati. DSM e il PDM svolgano funzioni e perseguano obiettivi molto diversi: il DSM si è originariamente proposto come fondamento per la ricerca empirica, per fini epidemiologici o per il trattamento psicofarmacologico. Descriviamo articolatamente, qui di seguito, alcuni aspetti delle sezioni dell’edizione italiana del PDM.

L’ordine in cui sono esposti gli assi ci sembra, comunque, che vada considerato più sul piano delle ragioni argomentative e come guida per la formulazione del ritratto diagnostico del paziente, che non su quello delle rigide indicazioni per la pratica della valutazione. La personalità va valutata secondo due prospettive: l’organizzazione di personalità e il tipo di configurazione, sana o disturbata. Come abbiamo detto, il concetto di disturbo nel PDM è sostanzialmente differente da quello del DSM e quindi anche quello di disturbo di personalità differisce. Questi concetti hanno, quindi, una loro storia psicoanalitica differente e sono stati scelti dagli autori coinvolti nell’elaborazione del PDM come le nove categorie necessarie e maggiormente rappresentative per poter valutare il profilo del funzionamento mentale del paziente. DSM non contemplate, come il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo da panico, la distimia, ecc.