Storia del clitoride. Una biografia del piacere al femminile PDF

Bacio saffico come allegoria tra Giustizia e Pace. Per Storia storia del clitoride. Una biografia del piacere al femminile PDF lesbismo si intende la storia dell’identità lesbica e del lesbismo nel corso dei secoli. Tra il VII e il VI secolo a. Plutarco ricorda che a Sparta alcune donne trovavano l’amore tra le braccia di altre donne.


Författare: Carlo Calcagno.

Perché il clitoride si è sottratto nei secoli al costante scrutinio della medicina? Fino a poche decine di anni fa esso non appariva neppure nelle tavole anatomiche dei più importanti testi scientifici. Il clitoride è stato oscurato da gran parte della scienza medica, negato come struttura anatomica di un corpo femminile e sottratto al piacere sessuale delle donne. Secondo gli anatomisti rinascimentali la donna, a differenza del maschio, ha un corpo incompiuto e i suoi organi genitali imperfetti e incapaci di svilupparsi all’esterno rimangono celati dentro il corpo. Per questo essi non credettero opportuno dare un nome ai genitali femminili. Che cosa poteva mai essere allora quel piccolo e insignificante bottoncino di carne se non un residuo embrionario senza utilità? Solo un medico, l’italiano Realdo Colombo, comprese la funzione del clitoride nel piacere sessuale e lo chiamò Amor Veneris vel dulcedo, “Amore o dolcezza di Venere”. L’organo che rappresenta per antonomasia il piacere sessuale femminile tout court, il clitoride, ha costituito suo malgrado il piccolo, grande convitato di pietra, l’ospite inatteso e non del tutto gradito sulla scena della sessualità umana, negato e rimesso sia in senso simbolico che fisico.

Famosa, nel libro IX delle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone la storia di Ifide, fanciulla allevata come fosse un ragazzo, che si innamora della bella Iante. Tuttavia, come il matrimonio si avvicina sempre di più, Ifi indietreggia, chiamando il suo desiderio “mostruoso e inaudito”: la dea Iside ascolta i gemiti disperati della ragazza, ne prova pena e benevolmente la trasforma in un maschio. Riferimenti all’amore tra donne sono sparsi anche nell’opera del favolista latino Fedro, che ha tentato di spiegare il lesbismo attraverso un mito da lui stesso inventato: Prometeo, tornando a casa ubriaco da una festa, aveva erroneamente attribuito un genere maschile al alcuni corpi femminili: “cosicché ora godono di un piacere perverso”. Un altro esempio della visione del mondo riguardante il ruolo di genere sessuale nei tempi antichi ci viene documentato da Luciano di Samosata nel suo “Dialogo delle cortigiane”: qui Megilla rinomina sé stessa Megillo, poi sposa una certa Demonassa di Corinto.

Viene sottolineato che Megillo proviene da Lesbo. In un altro dialogo sempre attribuito a Luciano due uomini discutono su qual sia la forma migliore d’amore, quella verso le donne o quella nei confronti dei ragazzi, il tutto partendo sempre da una prospettiva maschile e non tenendo in alcuna considerazione l’eventuale scelta o preferenza della donna, finendo così col relegare il lesbismo a concetto impensabile. Quando due donne si relazionano tra loro come fossero marito e moglie, una tal relazione è chiamata “dui shi”. Tuttavia, è con il diffondersi del Cristianesimo, che si arriva a una vera e propria condanna del “vizio” dell’amore tra donne. Gli unici riferimenti medioevali a pratiche lesbiche si rinvengono in riferimento a condanne, eresia, processi per stregoneria, eccetera. Il Pidansat attinse a quanto ebbe modo di vedere in prima persona nella libertina corte francese, dove, seppure di nascosto, non erano infrequenti amplessi tra cortigiane.

All’esterno, però, nulla doveva trapelare, poiché l’omosessualità restava una condotta biasimevole, come lo stesso Pidansat ebbe poi modo di constatare a proprie spese. Nel XIX secolo la nascente psicologia e la sessuologia studiarono diffusamente il lesbismo, che venne considerato una perversione patologica, come la pedofilia o il sadomasochismo. Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura lesbica. Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, tuttavia, con la nascita della cosiddetta “questione omosessuale”, e parallelamente alla nascita del movimento delle suffragette, si assiste all’esplosione della Cultura lesbica. Le attrici Greta Garbo e Marlene Dietrich diventeranno autentiche icone lesbiche. Rocco del 1930 voluto da Mussolini, in cui non vi sono norme contro gli omosessuali. Dopo i fatti di Stonewall, la rivoluzione sessuale e lo sviluppo del femminismo degli anni sessanta e degli anni settanta l’omosessualità femminile diventa protagonista di molti libri e film, ed il “lesbo-chic” diventa uno stile utilizzato da molte campagne pubblicitarie.

Determinanti i contributi teorici di Simone de Beauvoir, e successivamente di Kate Millett e di Monique Wittig, che provocatoriamente arriva ad affermare che “la lesbica non è una donna”. Amber Heard: modella, attrice e bisessuale. Pur non avendo raggiunto una completa visibilità, e dovendo in molti casi lottare per la piena affermazione dei diritti civili, le lesbiche a partire dagli anni 1980 diventano sicuramente un soggetto politico e “di costume” con cui fare i conti. Radclyffe Hall, che un tribunale britannico trovò subito osceno perché difendeva “pratiche contro natura tra le donne”.

Julie Burchill, da cui è stata tratta l’omonima serie Tv. Ottant’anni di storia svizzera vista attraverso le vite delle donne lesbiche. Susan Muska, Greta Olafsdottir, La vera storia di Tina Brandon, USA, 1997. Gabriella Romano, L’altro ieri, GB, 2002. Cinque testimonianze di donne nate prima della “rivoluzione sessuale”.

Gabriella Romano, Pazza d’azzurro, GB, 1997. Mazzuccato durante gli anni del fascismo e successivi. Greta Schiller, Paris was a woman, USA, 1996. Un ricordo di Piera Zanotti, Italia, 2001.

La tomba di Cristina di Svezia a San Pietro, in Vaticano. Opera del XVIII secolo, indirizzata a un pubblico maschile. Henri de Toulouse-Lautrec, Le due amiche, circa 1894-5. Henri de Toulouse-Lautrec, Le due amiche. Henri de Toulouse-Lautrec, Due donne seminude. Liane de Pougy, foto di Félix Nadar.

Isadora Duncan e Sergei Yesenin, 1923. Gertrude Stein fotografata da Carl Van Vechten nel 1934. Gertrude Stein fotografata da Carl Van Vechten nel 1935. Il triangolo nero, diffuso simbolo politico lesbico. Dykes on bykes” al gay pride di San Francisco, 2005.