Rapporto sulle infrastrutture in Italia. Le infrastrutture autostradali PDF

Paese a economia prevalentemente agricola a una delle principali potenze industriali dell’Occidente. Questa fase di crescita costituisce ancora oggi un oggetto di rapporto sulle infrastrutture in Italia. Le infrastrutture autostradali PDF nelle università di tutto il mondo. Nelle pagine che seguono si analizzeranno alcuni aspetti del boom da un punto di vista statistico, politico e soprattutto sociale per rilanciare la riflessione su un periodo di particolare rilievo per il nostro Paese ed estremamente significativo al confronto con quello attuale, in cui l’Italia è colpita da una crisi economico-finanziaria che ha notevoli ripercussioni sui nostri stili di vita e sui nostri comportamenti sociali. Come primo elemento di analisi può essere preso in considerazione l’andamento demografico della popolazione italiana, che dopo la Seconda guerra mondiale conobbe un lungo periodo di crescita, almeno sino all’inizio degli anni Settanta, quando si verificò un assestamento.


Författare: Istituto Bruno Leoni.

La guerra aveva comportato un elevatissimo costo in vite umane, calcolato attorno alle 450. A tale cifra, già di per sé considerevole, va aggiunto l’alto numero dei feriti, dei mutilati e dei bambini rimasti orfani. La fase dell’emergenza postbellica si concluse intorno al 1949, quando tutti gli indicatori economici si riportarono ai livelli d’anteguerra e in qualche caso addirittura li superarono. 1945, pur se con macchinari ormai obsoleti e senza le ricche commesse militari su cui avevano potuto contare in precedenza. 1950 venne registrato un primo significativo innalzamento dei valori demografici.

Nel biennio 1963-64 il numero dei matrimoni e quello delle nascite raggiunsero valori mai più toccati in seguito, segno di un’aspettativa di benessere e di un’inedita propensione a investire nel futuro. 1948 e che non sarebbe più accaduto in seguito. Nello stesso anno le morti furono 490. 000 e, di conseguenza, si registrò la più alta eccedenza delle nascite sulle morti mai verificatasi nella storia italiana. Passata la fase del boom, i dati sulla vitalità demografica cominciarono a scendere sempre più rapidamente, soprattutto dopo la crisi petrolifera del 1973. Italia di diventare un Paese prevalentemente industriale.

Con la crisi del mondo rurale si sgretolarono un sistema produttivo e un sistema di relazioni sociali fondati sul predominio della forza lavoro umana, sul tempo scandito dalle stagioni e sul ruolo centrale della famiglia contadina. L’accelerazione del processo di abbandono della terra venne favorita dalla diffusione delle macchine e della chimica. Il miracolo economico italiano appare ancora oggi un fenomeno di notevoli dimensioni, qualunque dato numerico si voglia prendere in considerazione. Nel medesimo lasso di tempo, il reddito nazionale lordo italiano passò da 14. 900 miliardi di lire a 31. 261, mentre gli investimenti lordi salirono da 2300 miliardi a 7700. Significativo appare l’andamento dei consumi privati che, se tra il 1950 e il 1953 erano stati in media ogni anno di 10.

380 miliardi, in seguito crebbero fino ad arrivare nel 1963 a 20. 500 miliardi, segno che in poco più di un decennio gli italiani avevano raddoppiato la spesa, soprattutto per spostarsi. Interessanti sono i dati relativi al commercio con l’estero, che testimoniano il ruolo riconquistato in ambito internazionale dall’Italia dopo anni di isolamento imposti dal regime fascista. 148 nel 1950 e a 823 nel 1963, mentre le esportazioni furono negli stessi anni rispettivamente 119 e 593. La produzione di frigoriferi salì da 370. 000 unità del 1951 a 3. 000 unità del 1967, e le aziende italiane del settore, concentrate nel Centro-Nord, conquistarono ampie fette del mercato mondiale, collocandosi subito dietro le aziende statunitensi e giapponesi.

Un ulteriore dato che colpisce è che nell’immediato dopoguerra quasi tutte le aziende che sarebbero diventate famose a livello internazionale nel settore delle lavatrici erano poco più che stabilimenti artigianali: la Ignis aveva poche dozzine di operai, mentre la Candy nel 1947 produceva una lavabiancheria al giorno. Il progetto di una macchina che lavasse la biancheria venne ideato da Enzo Fumagalli nel 1944 mentre si trovava rinchiuso in un campo di prigionia negli Stati Uniti. Nel 1967 il ritmo di produzione del nuovo stabilimento era arrivato a una lavatrice ogni 15 secondi. Olivetti, che nel 1961 produceva 650. 1951 e il 1961, la produzione crebbe di 15 volte e le esportazioni di 55 volte. Una delle imprese private italiane più innovative fu appunto la Olivetti, che mostrò una spiccata attenzione alle scienze sociali e ai modelli di organizzazione industriale sviluppati negli Stati Uniti.

Nel 1948 produsse la Divisumma 14, la prima calcolatrice scrivente al mondo in grado di eseguire le quattro operazioni. Ma il marchio più conosciuto del made in Italy divenne quello della Fiat, capace di attirare su di sé la maggior parte dei finanziamenti statali, generando al contempo un vasto indotto. Migone, Stati Uniti, Fiat e repressione antioperaia negli anni Cinquanta, «Rivista di storia contemporanea», 1974, 2, p. Fiat si specializzò nella produzione di utilitarie a prezzi contenuti, che divennero il sogno di coloro che ricevevano basse retribuzioni, primi fra tutti proprio gli operai che costruivano le automobili. 000 lire, pari a dieci stipendi di un impiegato e a tredici di un operaio. Nel 1959 Giacosa vinse il premio di design industriale Compasso d’oro e divenne celebre in tutto il mondo per la curiosa forma ovale che aveva dato alla sua creazione, immortalata in decine di pellicole cinematografiche. La 500 rimase in produzione fino al 1975, venne costruita in oltre 3 milioni di esemplari e in qualche modo fu un simbolo degli anni che videro la trasformazione dell’Italia in moderno Paese industriale.