Quadri per l’esposizione di una fine. Dramma in dieci quadri PDF

Il nudo artistico è la rappresentazione del corpo umano in stato di nudità nelle varie discipline artistiche. La figura del nudo è principalmente una tradizione dell’arte occidentale ed è stata utilizzata per esprime gli ideali di bellezza maschile e quadri per l’esposizione di una fine. Dramma in dieci quadri PDF e di altre qualità umane.


Författare: Carlo Giarletta.

L’ ispirazione che ha mosso l’autore deriva dai suoi ripetuti ascolti della suite per pianoforte a soggetto, intitolata “Quadri da un’esposizione”. Quest’opera, scritta nel 1874, è la composizione pianistica più famosa del musicista russo Modest Musorgskij. Il presente testo, con il titolo appena cambiato, scritto in forma drammaturgica, ed adattabile a sceneggiatura televisiva o cinematografica, descrive, mediante sequenze lunghe, o, più propriamente, per mezzo di un’esposizione “pseudopittorica” in dieci quadri, la progressione verso la fine di una relazione di coppia. Il ritmo, talvolta incalzante, dello sviluppo della vicenda è intervallato dalla “lentezza” e dalla “descrittività” di certe fasi e situazioni più “soft” e non prive di meditazioni.

Spesso figure di nudo possono avere un loro ruolo anche in altri tipi di arte, come la pittura storica – tra cui l’arte sacra e allegorica – la ritrattistica o le arti decorative. Pur non esistendo una definizione univoca, vi sono alcune caratteristiche generalmente accettate: nelle belle arti, il soggetto non viene semplicemente copiato dalla natura, ma trasmutato esteticamente dall’artista, concettualmente distinto dall’utilità e al di là di scopi puramente illustrativi o decorativi. Gli artisti moderni hanno continuato ad esplorare temi classici, ma anche rappresentazioni più astratte con le persone viste più individualmente e lontano da rappresentazioni ideali. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della nudità. X secolo nei templi induisti sono grandissime opere d’arte, in quanto la sensualità che emanano è parte integrante della filosofia che vogliono rappresentare.

Molte culture tollerano la nudità nell’arte di più rispetto alla nudità “dal vivo”, con diversi gradi di accettabilità. Per esempio in un museo dove ci sono opere d’arte di nudi, la nudità di un visitatore viene considerata inaccettabile. In certi casi la nudità dal vivo può essere considerata accettabile, ad esempio nel caso in cui i modelli non si muovano. In altre culture, come quella giapponese, la nudità non ha cattive connotazioni. Il nudo è stato accettato nell’ambito del salotto letterario francese dell’800, a condizione che l’ambientazione fosse chiaramente classica, presentando quindi personaggi di una cultura in cui la nudità era usuale. Le opere che celebrano il corpo umano sono suscettibili d’esser interpretate come troppo erotiche da una certa categoria di persone, e magari kitsch da un’altra.

Dijkstra conclude dicendo che il modo dell’arte oggi svaluta la semplice bellezza ed il piacere che emana, anche se questi valori sono sempre stati ben presenti nell’arte del passato ed in varie opere contemporanee. Lo stesso argomento in dettaglio: Rappresentazione della nudità. Nelle opere classiche i bambini sono stati molto raramente rappresentati nudi, tranne per quanto riguarda i neonati o la figura del putto. La storia dell’arte più accademica tende ad ignorare la sensualità del nudo maschile, limitandosi invece a considerarne solo la forma e composizione. Per gran parte della storia gli uomini nudi potevano rappresentare esclusivamente o santi martiri o in alternativa guerrieri. Il nudo artistico maschile si è maggiormente espresso nella statuaria, con la scultura greca antica, ed ha raffigurato prevalentemente figure mitiche, divine o religiose: questo fino alla metà del XIX secolo, con l’irrompere della novità assoluta data dal nudo maschile nella fotografia.

Quest’anno Veneri e ancora Veneri sempre Veneri! Le dee greche sono state inizialmente scolpite adorne di vesti piuttosto che nude. La prima scultura a grandezza naturale di una donna completamente nuda in piedi è l’Afrodite di Cnido, scolpita nel 360 a. Salon parigino ha subito la satira di Honoré Daumier in una litografia del 1864. Lo scrittore, poeta e critico d’arte John Berger nel 1972 ha sostenuto che il nudo femminile riflette e rafforza il rapporto di potere esistente tra le donne ritratte nell’arte ed il pubblico prevalentemente maschile.

Ispirato da un incidente avvenuto nell’agosto 1914 in cui i soldati tedeschi hanno usato alcuni cittadini belgi come scudi umani. The Barricade” di George Bellows, che rappresenta i cittadini belgi utilizzati come scudi umani dai tedeschi durante la prima guerra mondiale. L’arte completa ciò che la natura non può finire. Compito dell’artista è realizzare quegli obiettivi non ancora raggiunti dalla natura. Lo stesso argomento in dettaglio: Bello e Canone di bellezza. Leonardo da Vinci, Galleria dell’Accademia di Venezia. Studio sulle proporzioni del corpo umano.

Ha delineato in tal modo il cosiddetto uomo vitruviano, che ha avuto grandissima importanza nella teoria artistica di tutto il Rinascimento. Nemesi di Albrecht Dürer, incisione basata sulle proporzioni vitruviane ma nonostante ciò carente d’attrattiva fisica. Durer stesso dopo i suoi tentativi di una geometrizzazione del corpo umano, rinunziò a tale proposito e cominciò ad ispirarsi maggiormente alla Natura. Si può concludere che il fattore estetico dato dal nudo dipende da alcune regole circa la proporzione e la simmetria come insieme diversificato di valori soggettivi, dalla spontaneità ed esuberanza della natura, alla componente psichica della percezione estetica, senza scartare il carattere individuale di ogni giudizio di gusto. Questa pratica accademica è giunta quasi fino ai giorni nostri, assieme allo studio del ‘naturale’, verificabile agli inizi del XV secolo nei disegni di Pisanello, primo autore di cui si siano conservati schizzi di questo tipo. Marcantonio Raimondi su disegno di Raffaello Sanzio: il “massacro degli innocenti”. Il nudo rinascimentale ha fondato tutto il futuro insegnamento accademico dello studio del corpo umano nell’arte fin quasi al XX secolo.