Profili di criminologia e comunicazione PDF

Una piccola profili di criminologia e comunicazione PDF dei professionisti della salute mentale professa una posizione antipsichiatrica. Malgrado il nome, il movimento è spesso visto esso stesso come promotore di una forma di psichiatria, per quanto in aspro contrasto con il pensiero corrente. Pertanto molti cosiddetti “antipsichiatri”, inclusi psichiatri di opinioni non tradizionali, tendono a dissociarsi dal termine e dalle connotazioni negative che esso implica. Sin dalle sue origini, la psichiatria ha conosciuto una dialettica interna su diverse dimensioni professionali, variamente articolate nel corso del XIX secolo.


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Il volume affronta alcuni temi di interesse criminologico, molto diversi tra loro, ma che rappresentano validi esempi delle variazioni dei campi comunicativi secondo la teoria triadica del significato linguistico. In tale prospettiva i contributi sono suddivisi in quattro parti: la prima riguarda fenomeni devianti, come disagio giovanile, stalking e mobbing, in cui si ravvisa una comunicazione del tipo “patologia”; la seconda si è definita “distorsione” e si riferisce al rapporto tra rappresentazione mediatica di casi criminali, investigazioni e processo penale; la terza tratta dell’utilizzo dei media da parte dei gruppi terroristici come “strategia”; la quarta, infine, considera due aspetti dell’importanza della comunicazione come “risorsa” negli istituti penitenziari e nel mondo dell’arte letteraria e teatrale.

Le dispute nell’Ottocento spesso riguardavano i diritti di custodia su quanti erano visti come “pazzi”, rinchiusi nei diffusi “ricoveri per lunatici”, e le interpretazioni teoriche divergenti dei problemi mentali. Negli anni venti del XX secolo, l’opposizione surrealista alla psichiatria venne espressa in numerose pubblicazioni surrealiste. Negli anni cinquanta furono sviluppati i primi psicofarmaci, in particolare l’antipsicotico clorpromazina, e lentamente il loro uso soppiantò le precedenti “terapie”. In pieno periodo della Contestazione, lo psichiatra Thomas Szasz affermò che, a suo dire, l’espressione “malattia mentale” sarebbe una combinazione internamente incoerente di un concetto medico e uno psicologico, ma sarebbe popolare perché legittimava l’uso della psichiatria per controllare e limitare la devianza dalle norme sociali. L’osservazione degli abusi dell’Unione Sovietica inoltre portò alla messa in discussione della pratica psichiatrica ad uso politico nel mondo occidentale. Furono sviluppati modelli basati sul lavoro sociale, ad approccio umanistico-esistenziale, e su modelli di auto-aiuto.

Il movimento antipsichiatrico è stato spesso guidato da persone che avevano alle spalle esperienze negative di cura psichiatrica: vale a dire che sentivano di essere stati danneggiati dalla psichiatria, o che ritenevano che avrebbero forse potuto essere meglio aiutati da altri approcci. Tra di loro anche individui che erano stati inseriti in istituzioni psichiatriche con la forza fisica e sottoposti a cure o procedure coatte. In gran parte per vie separate, alcuni culti contemporanei e nuovi movimenti religiosi, in particolare Scientology, iniziarono a combattere aspetti della teoria e della pratica psichiatrica per poter più facilmente diffondere, oltre che proporre come possibile alternativa, i propri metodi di “auto-guarigione”. Iniziarono a diffondersi, nella stessa psichiatria, i concetti di empowerment e la rilevanza della capacità di autogestirsi anche per i pazienti di maggiore gravità.

Il nuovo approccio intendeva sfidare lo stigma e la discriminazione, incoraggiare le persone con problemi di salute mentale ad impegnarsi più pienamente nel lavoro e nella società, e coinvolgere nella valutazione di servizi sanitari mentali gli stessi utenti di quei servizi. La moderna pratica psichiatrica tenta di creare e utilizzare criteri diagnostici espliciti per le malattie mentali, come il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali o DSM. La quarta edizione del DSM è una lista di 374 condizioni cliniche. Alcune forme di psicopatologia, nei casi in cui esista l’indicazione terapeutica di efficacia, vengono trattate con psicofarmaci. Alcuni critici indicano come motivo di potenziale preoccupazione il fatto che nell’ambito della Neuropsichiatria infantile alcune sindromi cliniche siano occasionalmente trattate, anche se solo in determinati casi e solo laddove vi sia una chiara evidenza clinica di efficacia, anche con un uso mirato e attento di psicofarmaci. La focalizzazione che alcuni settori della ricerca psichiatrica hanno rispetto all’individuazione dei fattori neurofisiopatologici e biochimici relativi alla malattia mentale è considerata da alcuni critici ingiustificata.

Gli psicofarmaci agiscono regolando i neurotrasmettitori, e l’approccio biopsichiatrico ritiene che il trattamento delle psicopatologie consista nella corretta modulazione degli eventuali deficit neurochimici. I fattori genetici e ambientali appaiono entrambi di vitale importanza nel determinare lo stato mentale: dunque alcuni fattori genetici possono predisporre le persone a particolari malattie mentali. Ad oggi però solo alcune alterazioni genetiche sono state individuate come causalmente responsabili, in maniera diretta ed univoca, di condizioni psichiatriche. Alcuni sostengono che le differenze biochimiche osservate in alcune malattie mentali non siano la causa del problema, ma piuttosto l’effetto di una condizione causata da una dinamica psicologica.