Poesia come esperienza. Una formazione nei versi PDF

Please forward this error screen to node4-001. Ragazza di Ramallah all’inizio del Poesia come esperienza. Una formazione nei versi PDF secolo. Precedentemente allo scoppio della Prima Intifada, Rāmallāh era considerata la “Parigi della Cisgiordania”, perché ricca di ristoranti, caffè e locali, che ne rendevano la vita serale e notturna particolarmente vivace. La vetrina di un negozio del centro.


Författare: Filippo La Porta.

Perché un’antologia poetica oggi? L’Italia, paese di poeti, oltre che di santi e navigatori, sembra affetta da una singolare schizofrenia: da una parte ha smesso di leggere la poesia, dall’altra tende a celebrarla come unico certificato di creatività (contiamo due milioni di poeti!). In questo viaggio alla riscoperta dei principali nomi della poesia italiana, da Dante a Zanzotto, passando – ne citiamo solo alcuni – per Petrarca, Ariosto, Tasso, e ancora Leopardi, Saba, fino a Pasolini e Amelia Rosselli, e per alcuni imprescindibili autori stranieri – tra cui Keats, Baudelaire, Rimbaud, ma anche Hikmet e Szymborska -, il critico e saggista Filippo La Porta rivendica il valore dei versi nel mondo contemporaneo. Oggi più che mai l’esperienza del linguaggio poetico, quella del corpo materiale del testo che si apre a innumerevoli orizzonti di senso, è un prezioso antidoto contro l’assuefazione a una comunicazione onnipresente e standardizzata: “equivalente emotivo del pensiero” (Eliot), la poesia risponde al nostro bisogno di un “sapere” degli affetti, di una scienza “esatta” delle relazioni invisibili (e non ovvie) tra le cose.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 29 set 2018 alle 23:10. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. I Trovatori non utilizzavano il latino, lingua degli ecclesiastici, ma usavano nella scrittura l’occitano. Le opere trobadoriche sono note principalmente attraverso le raccolte manoscritte che prendono il nome di canzonieri. I componimenti delle canzoni trobadoriche erano monodici, ovvero a una sola voce, mentre i testi avevano per argomento principale i temi di cavalleria e dell’amor cortese, in maggior parte metafisici, intellettuali e stereotipati. Molte sono satire comiche o volgari.

La prima volta che si fa menzione della parola, nella forma trobadors, è in un testo occitano del XII secolo di Peire d’Alvernhe. In genere si accetta il fatto che “trovatore” tragga il suo significato dall’uso provenzale di trobar: “poetare”. Trovare”, nell’attuale significato italiano, non ha alcun riscontro in latino, dove per lo stesso concetto si usavano i verbi “invenire” e “reperire”. Un sintetico quadro sulle denominazioni romanze di trovare è abbozzato nel lavoro di C. Geschichte vom Latein bis in die romanischen Sprachen, Leipzig-Paris 1934. I primi studi sui trovatori si focalizzano intensamente sulle loro origini, ma nessun consenso accademico è stato mai raggiunto in questo campo.

Nel suo studio, Lévi-Provençal si dice che abbia trovato quattro stanze arabo-ispaniche quasi o completamente ricopiate nel manoscritto di Guglielmo. Secondo questa teoria, è la teologia sposata da Bernardo di Chiaravalle e la mariologia sempre più in auge che più fortemente influenzeranno lo sviluppo del genere trobadorico. Specificamente, l’enfasi sull’amore spirituale e religioso, il disinteresse, il misticismo, e la devozione per Maria spiegherebbero l'”amor cortese”. La teoria del latino classico produce paralleli tra Ovidio, specialmente i suoi Amores e Ars amatoria, e la lirica dell’amor cortese. Secondo questa tesi, la poesia trobadorica è un riflesso della dottrina religiosa catara. La lirica trobadorica potrebbe essersi sviluppata dalla liturgia e innodia cristiana, oltre che dall’influenza del Cantico dei cantici. Non vi è alcuna precedente poesia latina che somigli a quella dei trovatori.

Secondo María Rosa Menocal, Alfred Jeanroy per primo suggerì nel 1883 che folclore e tradizione orale diedero origine alla poesia trobadorica. Questa teoria è sostenuta da Reto Bezzola, Peter Dronke e il musicologo J. Questa teoria è una delle più cervellotiche. Gli “effetti nobilitanti dell’amore” nello specifico sono stati identificati come neoplatonici. Ebolo II di Ventadorn viene spesso accreditato come predecessore, sebbene nessuno dei suoi componimenti ci sia pervenuto. La prima metà del XII secolo vide documentati relativamente pochi trovatori. Soltanto negli ultimi decenni del secolo esplode l’attività del trovatore.

Il periodo classico dell’attività trobadorica dura grosso modo dal 1170 al 1220. I più famosi nomi tra le file dei trovatori appartengono a questo periodo, durante il quale l’arte lirica dei trovatori arriva al culmine della sua popolarità con il maggior numero di poesie sopravvissute. Il periodo classico viene ad essere visto dalle successive generazioni, specialmente durante il XIV e il XV secolo e fuori dall’Occitania, come il più alto punto toccato dalla poesia lirica e i suoi generi come modelli da emulare. La lingua dei poeti classici, insieme alla sua grammatica e vocabolario, allo stile e ai temi, erano l’ideale a cui aspiravano i poeti del risveglio trobadorico a Tolosa e i loro contemporanei catalani e castigliani. Lo stesso argomento in dettaglio: Lista di trovatori e trobairitz. I trovatori a noi noti provengono da esperienze diverse, conducendo la loro vita in una molteplicità di modi, vivendo e viaggiando in molti luoghi differenti, e attivi in molti tipi di contesti sociali. I trovatori non erano intrattenitori girovaghi e, in genere, restavano in un posto per un lungo periodo di tempo, sotto la protezione e il mecenatismo di un ricco nobile o una nobildonna.

Tuttavia, molti viaggiavano in modo esteso, soggiornando da una corte all’altra. Molti trovatori possedevano anche un’educazione clericale. Per alcuni questo rappresentava il trampolino di lancio per le loro composizioni, dato che l’istruzione clericale li equipaggiava di una conoscenza delle forme poetiche e musicali così come della formazione vocale. Lo stesso argomento in dettaglio: Menestrello e Giullare. Non era raro all’apogeo della cultura trobadorica vedere un trovatore attaccare con disprezzo un menestrello onde ristabilire i rispettivi ruoli. Questi termini sono messi comunque in discussione, poiché l’aggettivo joglaresc sembra implicare “la maniera dei jongleurs”.

Nel tardo secolo XIII Guiraut Riquier lamentava le inesattezze dei suoi contemporanei scrivendo una lettera ad Alfonso X di Castiglia, un illustre mecenate di letteratura e dell’erudizione di tutti i generi, onde fare chiarezza sull’appropriato utilizzo dei termini trobador e joglar. Sorge in Italia un fenomeno, individuato all’inizio del XX secolo da Giulio Bertoni, riguardo a uomini che svolgono in molte città l’attività podestarile a vantaggio di volta in volta del partito dei guelfi o dei ghibellini, che scrivono componimenti politici in rima in lingua occitana. Il primo podestà-trovatore è Rambertino Buvalelli, possibilmente il primo trovatore nato in Italia, podestà di Genova tra il 1218 e il 1221. Andrebbe fatta menzione del trovatore provenzale Isnart d’Entrevenas, il quale fu podestà di Arles nel 1220, sebbene non si adatti al fenomeno che Giulio Bertoni aveva per primo identificato in Italia. Di alcuni di questi trovatori si possiedono vidas molto poco attendibili, le cui informazioni sono perlopiù desunte dai contenuti delle opere. Sia trovatori che trobairitz scrissero del fin’ amors, o amor cortese.

Le donne in genere erano il soggetto di cui scrivevano i trovatori, tuttavia: “nessun altro gruppo di poeti diede alle donne una così elevata definizione all’interno di un contesto così strettamente circoscritto di rimozione femminile”. Le trobairitz scrissero canso e tenzone. La donna è sempre stata l’oggetto della ricerca amorosa in letteratura, e questo non cambia nella Provenza delle corti d’amore. Ma a parte questo, la donna trovatora era altamente considerata: nessun trobadore aveva il diritto di alzare la voce contro una trobairitz, altrimenti il disprezzo nei suoi confronti sarebbe stato assicurato. L’essere femminile è non più “moglie”, mujer, ma Dompna, “Signora”, non solo oggetto d’amore, ma protettrice dei cantori.