Perché essere realisti? Una sfida filosofica PDF

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Attraverso le voci dei più famosi intellettuali italiani, questo volume dà un panorama del nuovo realismo nella scienza, nell’etica, nell’ermeneutica, cioè la scienza dell’interpretazione dei testi. In queste pagine si possono ascoltare le voci di alcuni nomi della cultura italiana tra cui ad esempio Pietro Barcellona, Enrico Berti, Franca D’Agostini.

In campo analitico, il ritorno del r. Tra i maggiori autori analitici realisti vanno ricordati David Armstrong, Lynn Rudder Baker, Paul A. Boghossian, Michael Devitt, Kit Fine, Hilary Putnam e Richard Boyd. Il punto di vista più comune è quello ontologico: e in questo caso l’oggetto del contendere è ciò che esiste. Il secondo punto di vista da cui si pone la questione del r.

In questo caso, la questione fondamentale è se possano esistere fatti per noi inconoscibili in linea di principio: i realisti sostengono di sì, gli antirealisti lo negano. Un’altra importante distinzione può riguardare l’ambito rispetto al quale si può essere realisti o antirealisti. Un rilevante esempio di coniugazione del r. Contro le interpretazioni antirealistiche della scienza, i realisti scientifici hanno apportato argomenti di vario genere.

Una concezione così radicale ha ovviamente conseguenze importanti anche a livello metafilosofico, perché la filosofia diviene ovviamente subalterna alla scienza. Un’altra strategia di difesa del r. Alcuni autori, infine, cercano di conciliare il r. Chakravartty, A metaphysics for scientific realism. Si consuma nelle fiamme e rinasce a nuova vita. Così, da circa un decennio, molti scrittori e studiosi prendono posizione per annunciare finalmente il «ritorno alla realtà» e la nascita di un «nuovo realismo». Come non vedere, però, che quel fatto reale e devastante è stato subito confezionato dai media secondo i protocolli più collaudati della cultura postmoderna?

Che anzi è stato ideato come evento mediatico per colpire l’Occidente non solo nel suo cuore finanziario, ma anche nei suoi meccanismi di autorappresentazione simbolica? Se davvero ritorna il realismo, insomma, lo fa in forma molto ambigua. Come sempre, proiettare le cose su un arco temporale di lunga durata aiuta a osservarle in prospettiva e soprattutto a evitare ingenuità e semplificazioni. Nella loro apparente antinomia, il r. Di fronte a queste aporie, l’unica via praticabile è spostare la questione su un altro piano: convocare, per es. Un secondo punto di ambiguità riguarda la valorizzazione ideologica del r. Dunque, realismo come doxa repressiva o realismo come straniamento innovatore?