Paolo Portoghesi Architettura e memoria PDF

Questa voce o sezione sull’argomento architetti italiani paolo Portoghesi Architettura e memoria PDF cita le fonti necessarie o quelle presenti sono insufficienti. 1990 il Premio Pritzker, seguito otto anni dopo da Renzo Piano. La formazione scolastica avviene presso i padri somaschi e nel Collegio arcivescovile Alessandro Volta di Lecco.


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Nel 1955 ha cominciato a collaborare come redattore alla rivista di architettura Casabella-Continuità, diretta da Ernesto Nathan Rogers. I primi articoli riguardano architetti come Alessandro Antonelli, Mario Ridolfi, Auguste Perret ed Emil Kaufmann, molti dei quali confluiranno nel suo secondo libro, Scritti scelti sull’architettura e la città 1956-1972. Inizia l’attività professionale presso lo studio di Ignazio Gardella nel 1956, passando poi per lo studio di Marco Zanuso. La sua attività professionale, inizialmente dedicata alla teoria architettonica e a piccoli interventi edilizi compie un salto di qualità quando Carlo Aymonino gli fa realizzare parte del complesso “Monte Amiata” nel quartiere Gallaratese a Milano. Dopo la sospensione dall’insegnamento insegna progettazione architettonica presso il Politecnico federale di Zurigo, cattedra che occuperà dal 1971 al 1975. Nel 1973 dirige la sezione internazionale di architettura alla XV Triennale di Milano, dove presenta, tra gli altri, il suo allievo Arduino Cantafora.

Insieme a Gianni Braghieri e Franco Raggi, realizza il documentario Ornamento e delitto in formato 16 mm per la regia di Luigi Durissi. Nel 1979 diventa Accademico della prestigiosa Accademia nazionale di San Luca. Nel 1981 pubblica Autobiografia scientifica, richiamo all’omonima opera di Max Planck. Nell’opera l’autore, “in discreto disordine”, riporta ricordi, oggetti, luoghi, forme, appunti di letteratura, citazioni, luci e cerca di ripercorrere le cose o le impressioni, descrivere, o cercare un modo di descrivere. Ma ancora ho visto come, scrivendo di tutto questo, si crei un altro progetto che ha in sé qualcosa di imprevedibile e di imprevisto.

Nel 1983 ottiene da Paolo Portoghesi l’incarico di direttore della sezione architettura alla Biennale di Venezia, incarico che manterrà fino al 1984. Nel 1987 vince due concorsi internazionali: uno a Parigi, per la Villette, l’altro a Berlino per il Deutsches Historisches Museum di Berlino. Nel 1990 gli viene assegnato il Premio Pritzker, primo italiano a vincerlo e primo di una lunga serie di riconoscimenti. Campione d’Italia nel mondo” e il premio “1991 Thomas Jefferson Medal in Architecture”. Nel 1996 diviene membro onorario dell’American Academy of Arts and Letters e l’anno successivo riceve il Premio speciale Cultura per il settore “Architettura e Design” della Presidenza del Consiglio dei ministri. Muore a Milano il 4 settembre 1997, a seguito di un incidente automobilistico. Teatro La Fenice di Venezia inaugurato nel 2004.

Il lavoro di Aldo Rossi rappresenta un superamento delle metodologie del Movimento Moderno, appartenendo inizialmente alla corrente architettonica del Neoliberty, prima reazione al razionalismo con richiami più o meno espliciti all’Art Nouveau. Rossi fu uno dei più grande rinnovatori ideologici e plastici dell’architettura contemporanea, con la sua poesia metafisica e il culto che professò nella stessa misura verso la geometria e la memoria. Rossi muore a Milano, all’ospedale San Raffaele, dove era ricoverato da una settimana in seguito a un incidente stradale, all’età di sessantasei anni. Nel 2005, per volontà degli eredi Vera e Fausto Rossi, si è costituita la Fondazione Aldo Rossi con la finalità di riunire, tutelare e divulgare l’opera dell’Architetto, in tutta la sua complessità, bellezza e ricchezza. Aldo Rossi ha sviluppato una concezione della città totalmente nuova rispetto all’idea di Le Corbusier, idea che aveva dominato tutto il primo ‘900: Rossi la vedeva come la somma di tutte le epoche, di tutti gli stili architettonici fino ad allora presenti.

La sua soluzione è stato l’utilizzo degli Archetipi. Questi sono delle forme ricorrenti nella storia dell’architettura, forme che vanno a costituire un vero e proprio richiamo alla cittadina esistente, rendendo il proprio risultato nello stesso tempo innovativo e tradizionale. Molti sono stati gli archetipi utilizzati da Rossi nel corso della sua carriera e la loro bellezza sta nella facile riconoscibilità da parte di tutti, sia dall’esperto che dal ragazzino. Particolarità di Aldo Rossi sono i suoi schizzi preparatori.

Da essi si rimane affascinati, concentrato unico di ironia e contemporaneamente di studio profondo. 1983 Progetto del municipio comunale di Borgoricco “Il Municipio raffigura una sorta di mappa del DNA dove si intrecciano passato e presente di Borgoricco. Esso rappresenta una macchina del tempo dove ogni cittadino si sente rispettato nei suoi aspetti più intimi e antichi che gli sono stati trasmessi anche attraverso la lettura diacronica del proprio passato. Aldo Rossi – Il Municipio di Borgoricco a cura di Fernando Dotti – Pag. Scritti scelti sull’architettura e la città: 1956-1972, a cura di R. Il fondo Aldo Rossi , costituito dai documenti provenienti dallo studio di Milano, è conservato presso la Fondazione Museo delle arti del XXI secolo – MAXXI.