Opere. Vol. XIII. Studi sull’alchimia PDF

Questa è una voce in vetrina. Oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, l’alchimia implicava un’esperienza di crescita o meglio un processo di liberazione spirituale dell’operatore. Il laboratorio dell’alchimista, illustrazione di Hans Vredeman de Vries contenuta nell’Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath. La scienza dell’alchimia ebbe inoltre una notevole evoluzione nel tempo, iniziando quasi come un’appendice metallurgico-medicinale opere. Vol. XIII. Studi sull’alchimia PDF religione, maturando in un ricco coacervo di studi, trasformandosi in scienza sapienziale, ed alla fine fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne, le quali tuttavia sono state interpretate anche come una sua forma di decadenza.


Författare: Carl Gustav Jung.

Nell’antichità gli alchimisti furono sempre considerati con sospetto. Se il potere civile li mise fuori legge, quello religioso li bollò con la scomunica. Non v’è da stupirsi quindi che siano stati costretti da sempre a usare un linguaggio cifrato che li condannò all’incomprensione da parte dell’opinione pubblica. Jung, che studiò per circa un trentennio i testi alchemici, rivoluziona qui la prospettiva da cui osservare i contenuti di quest’Arte. Il linguaggio alchemico gli appare non tanto semiotico (un linguaggio cifrato), quanto simbolico, nel senso che neppure gli alchimisti erano consapevoli dei contenuti che, dal profondo della loro psiche, venivano ad affiorare nei loro testi. Nei saggi che compongono il volume, incentrati sia su personaggi di alchimisti famosi (Le visioni di Zosimo, 1938/1954; Paracelso come medico, 1941; Paracelso come fenomeno spirituale, 1942), sia su simboli specifici dell’Opus alchemico (Lo spirito Mercurio, 1943/1948; L’albero filosofico, 1945/1954), sia anche sui princìpi dell’alchimia cinese (Commento al «Segreto del fiore d’oro», 1929/1957), l’interesse di Jung si rivolge alle espressioni simboliche dell’alchimia, in cui egli vede proiettati contenuti archetipici. L’alchimia viene ad acquistare l’aspetto del tutto nuovo e avvincente di una psicologia dell’inconscio collettivo proiettata sulle sostanze e sui procedimenti volti a trasformare la materia, e si rivela perciò assai affine alla mitologia e al folclore. Il suo simbolismo è simile a quello dei sogni, da un lato, e a quello religioso, dall’altro.

René Guénon, La crisi del mondo moderno, trad. Il declino dell’alchimia iniziò nel XVIII secolo con la nascita della chimica moderna, che si limitò ad una struttura più concreta e misurabile matematicamente per comprendere le trasmutazioni della materia, e la medicina, con un nuovo disegno dell’universo basato sul materialismo razionale. La storia dell’alchimia è diventata un prolifico campo per speculazioni accademiche. Il numero di queste fasi, variabile da tre a dodici a seconda degli autori di trattati alchimistici, è legato al significato magico dei numeri.

Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi. L’universo alchemico è pervaso di simboli, che, intrecciandosi in mutue relazioni, permeano le varie operazioni e gli ingredienti costitutivi del processo per ottenere la pietra filosofale. Simboli da un libro sull’alchimia del XVII secolo. I simboli utilizzati hanno una corrispondenza univoca con quelli utilizzati nell’astrologia del tempo. Gli elementi cosmici avevano grande importanza non solo per la loro influenza sui processi alchemici, ma anche per il parallelismo che li legava agli elementi naturali, in base al principio analogico dell’ermetismo secondo cui ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto. Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi celesti del sistema solare conosciuti dagli antichi era associato con un determinato metallo.

Sia i metalli che i corpi celesti erano in relazione con l’anatomia umana e le sette viscere dell’uomo. L’uroboro in un’incisione di Lucas Jennis, tratta da una edizione del trattato De Lapide Philosophico, dell’alchimista tedesco Lambspringk. Nelle illustrazioni dei trattati medievali e di epoca rinascimentale compaiono spesso figure animali e fantastiche. Quest’ultima, per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, incarna il principio che nulla si crea e nulla si distrugge, tema centrale della speculazione alchimistica. Era inoltre sempre la fenice a deporre l’uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare. L’alchimia abbraccia alcune tradizioni filosofiche che si sono propagate per quattro millenni e tre continenti, e la loro generale inclinazione per un linguaggio criptico e simbolico rende difficile tracciare le mutue influenze e relazioni. Mentre quella occidentale fu più concentrata sulla trasmutazione dei metalli, l’alchimia cinese ebbe una maggiore connessione con la medicina.

La pietra filosofale degli alchimisti europei può essere comparata con l’elisir dell’immortalità cercato dagli alchimisti cinesi. Comunque, da un punto di vista ermetico, questi due interessi non erano separati e la pietra dei filosofi era spesso equiparata all’elisir di lunga vita. La Cina appare il centro di una tradizione alchemica molto antica, risalente forse al IV-III secolo a. Ts’an T’ung Ch’i, scritto verso il 142 a.

Gli alchimisti della scuola esterna si occupavano prevalentemente della ricerca dell’elisir di lunga vita attraverso la produzione di rimedi, elisir e pillole dell’immortalità, le cui componenti erano in gran parte sostanze vegetali e in misura minore sostanze animali e minerali. Gli alchimisti della scuola interna, invece, ricercavano l’immortalità attraverso l’utilizzo di pratiche fisiche e mentali che provocassero una trasmutazione del corpo, consentendo al praticante di vivere indefinitamente. La medicina tradizionale cinese ha ereditato dall’alchimia esterna le basi di farmacologia tradizionale e dall’alchimia interna la parte relativa al Qi Gong ed alle ginnastiche mediche. L’alchimia giocò un ruolo di spicco fin dalle origini del pensiero indiano. L’idea di uccidere i metalli vivi per farli rinascere nobili, metafora del tentativo esoterico di trasmutazione spirituale dell’Io che viene ucciso per far rinascere il Sé della coscienza pura, è presente in India fin dall’età vedica. Viaggio attraverso le filosofie indiane della Liberazione, Edizioni della Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa, Rimini 2008, p.

Gli alchimisti occidentali generalmente fanno risalire l’origine della loro arte all’antico Egitto. La città di Alessandria in Egitto fu un centro di conoscenza alchemica, e conservò la propria preminenza fino al declino della cultura egiziana antica. Sfortunatamente non esistono documenti originali egizi sull’alchimia. Secondo la leggenda il dio avrebbe scritto i quarantadue libri della conoscenza, che avrebbero coperto tutti i campi dello scibile, fra cui anche l’alchimia. Le dottrine alchimistiche della scuola greca passarono attraverso tre fasi evolutive: l’alchimia come tecnica, cioè l’arte prechimica degli artigiani egizi, l’alchimia come filosofia ed infine quella religiosa. La Tavola di smeraldo – versione latina – dal De Alchimia, Norimberga 1541.