Nel vuoto delle apparenze. Per un’etica dell’estetica PDF

L’ontologia, una delle branche fondamentali della filosofia, è lo studio dell’essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali. Dal punto di vista storico, l’ontologia è considerata una branca della metafisica dalla maggior parte delle impostazioni filosofiche, quali ad esempio l’aristotelismo. Sebbene l’ontologia abbia interessato il pensiero filosofico sin dai suoi primordi, la sua definizione lessicale è molto nel vuoto delle apparenze. Per un’etica dell’estetica PDF tarda.


Författare: Michel Maffesoli.

Per ontologia si intende, in un’accezione ristretta, lo studio dell’essere come insieme degli enti, limitatamente a ciò che sembra esistere in concreto o risultare anche solo pensabile, dunque secondo quanto sembrerebbe attestato dai sensi o dalla psiche. Se l’ontologia è lo studio del fondamento di quel che esiste, del come esiste, se è solo pensabile, se è costante, universale, accertabile, allora essa implica anche la ricerca del senso profondo di ogni essere reale. Ciò è anche attinente all’antropologia filosofica e quindi alla domanda circa il senso dell’esistenza dell’uomo che pensa e che si pensa. L’ontologia si occupa pertanto dello studio della natura dell’essere, dell’esistenza e della realtà in generale, così come delle categorie fondamentali dell’essere e delle loro relazioni. L’esistenza è una proprietà reale degli oggetti? Qual è la relazione tra un oggetto e le sue proprietà?

Cosa significa dire che un oggetto fisico esiste? Cosa costituisce l’identità di un oggetto? Quando un oggetto cessa di esistere, invece di cambiare semplicemente? Distinzione ripresa da Giambattista Vico, che rimproverava a Cartesio di aver usato impropriamente i due termini, non tenendo conto della loro differenza. Zenone, che riconosce la verità di un asserto dimostrando la falsità del suo opposto, non essendovi terze possibilità. Padre dell’ontologia è solitamente considerato Parmenide, appartenente ai cosiddetti presocratici. In Parmenide la dimensione ontologica risulta preponderante, al punto da sottomettere a sé ogni altro aspetto filosofico, compreso il pensiero stesso.

Dinnanzi all’Essere, il pensiero può dire soltanto che è. Con Leucippo e poi Democrito, l’Essere, che Parmenide aveva teorizzato essere Uno e Semplice, viene messo in discussione. Aristotele, pur non utilizzando il termine ontologia, intese fondare la scienza dell’essere in quanto essere. L’espressione “in quanto” vuol dire a prescindere dai suoi aspetti accidentali, e quindi in maniera scientifica. Essendo una scienza unica a dover studiare la sostanza, l’ontologia è anche studio degli esseri in quanto esseri, quindi “tutto ciò che è” diventa oggetto dell’ontologia.

E di tutto ciò “che è” bisogna conoscere i princìpi e le cause. Anche in Aristotele l’ontologia resta comunque preponderante rispetto alla dimensione logica ed empirica: solo l’intuizione intellettuale per lui è in grado di accedervi. Nell’ontologia stoica l’essere si identifica innanzitutto con l’ordine conferito da Dio che pervade il Tutto. Esso è quindi divino, necessario, razionale, perfetto ed eterno. Lo regolano due princìpi, il poioùn, attivo, e il pàschon passivo. Nell’ambito del neoplatonismo, Plotino recupera la concezione parmenidea dell’unità del tutto. Ma l’Uno plotiniano è persino al di là dell’essere e perciò rimane trascendente rispetto ad esso.