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L’agricoltura moderna fa largo uso di sostanze chimiche per proteggere le colture da infestanti e parassiti. Queste sostanze vengono collettivamente identificate dal termine pesticidi o, più correttamente, fitofarmaci. All’interno di questa famiglia troviamo varie classi: erbicidi per eliminare le piante infestanti, insetticidi per proteggere dagli insetti, fungicidi e così mutande di ghisa PDF. Il rispetto dei tempi di carenza serve a garantire la salubrità delle derrate alimentari in commercio lasciando il tempo al pesticida di degradarsi e di ridurre la propria concentrazione sul prodotto alimentare.


Författare: Marco Fratini.

La gran parte di queste sostanze non sono utilizzabili dall’agricoltore che coltivi in modo biologico. In Europa la produzione di alimenti biologici è disciplinata dal Regolamento CEE n. Esistono poi dei rari casi in cui anche all’agricoltore biologico è concesso utilizzare sostanze normalmente non permesse. Ad esempio quando vi è un incombente pericolo per le coltivazioni. Tali limiti si basano sulle buone pratiche agricole, che prevedono l’utilizzo dei pesticidi consentiti a un livello minimo, necessario per assicurare una protezione fitosanitaria efficace.

Questi valori di soglia sono spesso interpretati dal consumatore come soglie di sicurezza tossicologica. Nella maggior parte dei casi queste soglie sono ben al di sotto dei livelli tossicologicamente accettabili. Se su un determinato alimento viene riscontrato un residuo di pesticida inferiore al MLR, il prodotto è considerato sicuro per la sicurezza del consumatore. D’altra parte, se i residui eccedono i limiti di legge, non significa necessariamente che la salute del consumatore sia a rischio. I controlli sulla salubrità dei prodotti venduti in Italia vengono effettuati dal Ministero della Salute attraverso vari laboratori autorizzati distribuiti sul territorio.

Vengono monitorati, con controlli a campione, i livelli massimi accettati di residui di pesticidi, i livelli di tossine prodotte da funghi e muffe, i livelli di contaminazione microbiologica e così via. Il centro è l’istituzione responsabile per la Lombardia del piano di monitoraggio dei residui di pesticidi sul cibo di origine vegetale coordinato a livello nazionale dal Ministero della Sanità. I risultati mostrano come la grande maggioranza dei prodotti da agricoltura biologica sono in conformità con la legislazione di riferimento, e non contengono residui rilevabili di pesticidi. Per i curiosi le analisi positive riguardavano mandarini, riso, kiwi, patate, limoni e mele. Anche se sono stati cresciuti e trasformati in modo appropriato, i cibi biologici non sono necessariamente privi di pesticidi e altre sostanze chimiche utilizzate nell’agricoltura convenzionale. La presenza di sostanze di sintesi tuttavia non necessariamente preclude che il cibo possa essere definito biologico, a patto che tutte le procedure relative alla sua produzione siano state soddisfatte. Nel tentativo di confrontare cibo convenzionale e biologico in termini di rischio potenziale per la salute dovuto all’esposizione alimentare ai residui di pesticidi, non si possono trarre conclusioni facilmente perché in entrambi i casi la presenza di residui al di sopra delle soglie di legge è molto bassa.

Vi è una diffusa convinzione che i prodotti dell’agricoltura biologica sono più sicuri e più sani del cibo convenzionale. In assenza di adeguati dati di confronto, sono necessari ulteriori studi in questa area di ricerca. Insomma, non si può dire che i prodotti biologici siano generalmente più sicuri di quelli convenzionali perché in entrambi i casi i parametri di legge sono rispettati. Per qualsiasi prodotto, la sicurezza dei prodotti alimentari è garantita dal rispetto dei limiti consentiti e non dal tipo di produzione. 845 campioni di ortofrutticoli, di cui 76 sono risultati non regolamentari, con residui superiori al limite di legge, registrando una percentuale di irregolarità pari al 1.

Questi numeri mostrano, a mio parere, come la frutta e la verdura in commercio in Italia nella stragrande maggioranza dei casi sia prodotta rispettando i limiti di legge e quindi non pongono, dal punto di vista dei pesticidi, problemi alla salute al consumatore. Tra la verdura i prodotti con le maggiori irregolarità, sempre in ordine decrescente, troviamo sedano rapa, prezzemolo, sedano, ortaggi a foglia, indivia, cetriolo e peperone. Nessuna irregolarità riscontrata invece per patate, carote, cipolle, finocchi, fagiolini, melanzane, spinaci, cavoli, radicchio, cavolfiori, meloni, cicoria, piselli e lenticchie. L’occasionale superamento dei limiti di legge non deve creare allarme. C’è da sottolineare, ad ogni modo, come il superamento occasionale di un limite legale non comporti un pericolo per la salute, ma il superamento di una soglia legale tossicologicamente accettabile. La tendenza decrescente delle irregolarità configura, comunque, una situazione in progressivo miglioramento dal punto di vista della sicurezza dei prodotti alimentari.