Memorie frantumate PDF

Jump to navigation Jump to search Medico ad Auschwitz. Pietra miliare della letteratura e della testimonianza concentrazionaria, il libro fu pubblicato per la prima volta in lingua ungherese nel 1946 e successivamente ha avuto traduzioni in varie lingue. In un infuocato pomeriggio di maggio del 1944, il medico ebreo ungherese Miklós Nyiszli, insieme a moglie e figlia, giunge ad Auschwitz. Durante la selezione iniziale, Nyiszli e la sua famiglia finiscono nel gruppo di destra, ovvero tra le persone abili al lavoro e quindi non dirette memorie frantumate PDF camere a gas.


Författare: M. Ivan Mannucci.

Separato da moglie e figlia, durante gli otto mesi trascorsi ad Auschwitz, diventa testimone di una lunga serie di atrocità, accuratamente riportate nel suo libro. In virtù delle sue abilità mediche, conquista ben presto la fiducia di Mengele, grazie alla quale ottiene il permesso di andare alla ricerca della propria famiglia, che riesce a salvare, facendola trasferire in un campo di lavoro. Sempre per volere del dottor Mengele, egli due volte sfugge alla morte: la prima, durante una rivolta del Sonderkommando, brutalmente soffocata nel sangue, e la seconda quattro mesi dopo, quando anche il nuovo Sonderkommando, al termine del proprio servizio, viene sterminato. Nyiszli sfugge per la terza volta alla morte destinata a chi ha lavorato nei crematori confondendosi tra le file di deportati che abbandonano il campo. Tornato a casa, Nyiszli riabbraccia moglie e figlia e decide di riprendere l’attività di medico sino a quando, nel 1956 sopraggiunge la morte per collasso cardiaco. Contenitori vuoti di gas Zyklon B ritrovati dagli alleati alla fine della seconda guerra mondiale. E’ ancora notte e un treno, illuminato dai riflettori, entra nel lager carico di un nuovo arrivo di sventurati.

Due erano le modalità principali di sterminio nei lager nazisti, lo sterminio “diretto”, in cui si uccideva subito il deportato inutilizzabile e quello “indiretto”, con cui lo si uccideva nel tempo relativamente breve di consumarsi con il massacrante lavoro coattivo imposto e la scarsa alimentazione. Secondo quanto racconta Nyiszli, la modalità principale per lo sterminio diretto di massa era rappresentata dalle camere a gas. Si constatò che la separazione delle madri dai figli, scartati perché troppo piccoli, dava origine a scompiglio e confusione e allora anche giovani madri in salute, che avrebbero potuto lavorare, seguivano la condanna a morte dei loro figli. I selezionati per il gas dovevano essere condotti nella maniera più calma possibile ai crematori. Per tranquillizzarli ulteriormente si distribuivano pezzetti di sapone ed asciugamani. Zyklon-B, che ironicamente veniva trasportato da un’ambulanza della Croce Rossa.

I corpi non giacciono sparsi sul pavimento della sala, ma sono arrampicati in una catasta mostruosa, alta e intrecciata. Il gas avvelena inizialmente gli strati bassi dell’aria, e solo in seguito s’innalza la potenza venefica. Per questo quei miseri si calpestano a vicenda, camminando gli uni sugli altri. Chi si trova più in alto non è raggiunto subito dal gas. Allora il Sonderkommando, con maschere antigas, cominciava a districare con uncini la matassa di corpi e poi veniva tolto ai cadaveri tutto ciò che poteva essere conveniente: i loro capelli, utili per la produzione di spolette per bombe e tessuti come il “traliccio”, oggetti preziosi come anelli, orecchini, collane, bracciali ecc. Quando il numero degli innocenti era inferiore o uguale a 500, non veniva usato il gas ma le vittime venivano uccise con una pallottola alla nuca con armi di piccolo calibro, che solitamente non determinava la morte istantanea. Mi avvicino e constato con sgomento crescente che non sono tutte morte.

Alcune sono ancora vive e muovono convulsamente braccia e gambe, sollevano la testa insanguinata, con gli occhi sbarrati. Quando i quattro crematori erano stracolmi, i deportati in eccedenza venivano inviati alle “fosse crematorie”, chiamate i “roghi umani”. Qui non c’è neanche un goccio d’acqua a placare la loro bruciante sete. Non ci sono scritte che li possano illudere anche per poco.

Non ci sono edifici che possano sembrare docce. I prigionieri venivano spinti nella casa a gruppi di trecento o quattrocento persone. SS con in mano armi di piccolo calibro. Lo stesso argomento in dettaglio: Bambini di Mengele. Accanto alla realtà delle camere a gas e dei roghi umani di Birkenau, Miklós Nyiszli racconta anche degli esperimenti scientifici condotti sui prigionieri ad opera del dottor Mengele, soprannominato il “Kriminal-doktor”.

Soggetti prediletti a tal proposito erano i gemelli, i nani e gli storpi, accuratamente selezionati all’arrivo. L’uccisione dei gemelli avveniva, secondo quanto constata Nyiszli durante l’autopsia, attraverso iniezioni di acido fenico direttamente al cuore e il materiale ottenuto dalle dissezioni dei loro corpi veniva successivamente inviato all’Istituto di Ricerche Antropologiche e Biologico-Razziali di Berlino. I nani e gli storpi, invece, che arrivavano con i convogli, erano immediatamente tratti fuori dalle fila dal dottor Mengele, che con un gesso scriveva su di loro “Zur sektion”, e inviati per via differita ad essere subito uccisi senza armi da sparo ma con modi che non rovinassero le ossa dello scheletro, come ad esempio iniezioni al cuore di fenolo, per essere poi successivamente sezionati. Da poco arrivato ad Auschwitz, Nyiszli subito resta sorpreso dal fatto che alcuni giovani medici francesi e greci gli chiedono di illustrargli la tecnica per eseguire punture lombari e il permesso per effettuare prove sui cadaveri. I miei colleghi risultano essere persone e medici straordinari in questo luogo, dove è già difficile continuare ad essere uomini, figurarsi essere medici! Nel corso del libro, poi, Nyiszli continua a metterne in risalto l’aspetto eroico, evidenziando come, incuranti del proprio destino e privi di attrezzature adeguate, danno il loro meglio solo per tentare di garantire agli internati del campo la minor sofferenza fisica possibile seppur, in ogni caso, condannati a morte certa.