Matrimonio scientifico PDF

Museo delle Terme di Diocleziano, Roma. Negli ordinamenti matrimonio scientifico PDF il matrimonio si forma solo con il compimento di determinati atti e secondo forme ben individuate e dettagliate che assumono, ai fini della validità del matrimonio stesso, dignità di sostanza.


Författare: Wallace D. Wattles.

Il matrimonio in quanto negozio giuridico sottostà, quindi, oltre che alle disposizioni specifiche previste per esso anche alle altre relative al negozio giuridico in generale. La sussistenza di questi elementi, tuttavia, non basta perché si abbiano iustae nuptiae, vi deve essere concretamente il fatto materiale della convivenza che inizia con la deductio in domum mariti della donna nella casa del marito. Perché esista realmente il matrimonio è necessaria poi non una manifestazione iniziale di volontà ma il continuo esercizio della volontà di condurre il matrimonio: la cosiddetta affectio maritalis senza la quale l’unione dei due soggetti era considerata concubinato. Il connubio è una capacità matrimoniale specifica che non tutti gli individui hanno.

Negli ordinamenti moderni tutti indistintamente i cittadini, in assenza di eventuali impedimenti, capaci di esprimere una valida volontà matrimoniale e che hanno una determinata età possono porre in essere il negozio giuridico del matrimonio. Nell’ordinamento romano, che non conosce il concetto di uguaglianza universale degli uomini di fronte alla legge, solo i cittadini che possiedono la capacità matrimoniale dipendente dal proprio status giuridico possono porre in essere un iustum matrimonium: questa capacità è il conubium. Laddove oggi si parla di assenza di impedimenti e quindi in senso negativo, i romani parlavano di possesso del conubium, in senso positivo. Lo “ius connubii” più gravido di conseguenze nella società romana fu quello che nel V secolo a. Quale altro scopo, infatti, avevano i matrimoni misti se non la diffusione di accoppiamenti fra plebe e patrizi, quasi a somiglianza delle bestie selvagge? Una gens come i Claudii, proveniente dalla nemica Sabina, era stata accolta a Roma, aveva ricevuto terre in dotazione, era stata annoverata come patrizia.

Canuleio si domandava retoricamente: se uno straniero poteva diventare patrizio e quindi console, un civis romanus non poteva diventarlo solo perché plebeo? Alla fine i patrizi concessero la presentazione della legge, convinti che i tribuni, gratificati, non avrebbero presentato la parallela legge per la concessione del consolato ai plebei e che avrebbero accettato la leva militare contro i nemici esterni. Nam anni principio et de conubio patrum et plebis C. Canuleius tribunus plebis rogationem promulgavit qua contaminari sanguinem suum patres confundique iura gentium rebantur. Infatti all’inizio dell’anno il tribuno della plebe Gaio Canuleio presentò una legge sul matrimonio tra patrizi e plebei in seguito alla quale i patrizi ebbero a temere che il loro sangue fosse contaminato e ne fossero sconvolti i diritti detenuti dalle famiglie del patriziato.

Sull’onda del parziale successo di Canuleio, i tribuni accentuarono invece la pressione fino a giungere a un compromesso: i plebei avrebbero potuto essere eletti alla carica di Tribuni consolari, una figura politica simile al consolato come potere ma formalmente diversa. Quello di cui si è parlato fino ad ora è una forma di matrimonio detta sine manu, ossia priva del potere di manus del marito sulla moglie. Questo tipo di matrimonio non concedeva al marito alcun tipo di potere sulla donna, che restava legata alla propria famiglia di origine e, quindi, non poteva avere nessuna aspettativa ereditaria dalla famiglia del marito. Tra i riti nuziali con i quali il marito acquisiva la manus, la confarreatio, così chiamata perché gli sposi facevano offerta di una focaccia di farro a Giove Capitolino, è sicuramente il più antico, che la tradizione faceva risalire a Romolo. L’usus, invece, era una forma di matrimonio per usucapione. Si basava su un versetto delle XII tavole, che stabiliva che le cose mobili potessero essere usucapite dopo un anno. Così, dopo un anno di convivenza, il marito “usucapiva” la manus sulla moglie.

La donna si allontanava ogni anno per tre notti dalla casa coniugale prima che scadesse il termine dell’usus così da impedire che l’usucapione si compisse. Nel II secolo nessuna di queste tre forme era sopravvissuta. Il primo a scomparire fu l’usus molto probabilmente abolito da Augusto. Quelle antiche forme di matrimonio al tempo di Gaio erano ormai argomento delle dissertazioni dei giureconsulti mentre ormai si era consolidato un rito matrimoniale che nelle sue caratteristiche esteriori, ma anche nello spirito, era molto simile al nostro. Affresco romano del I secolo a. Il fidanzato durante la celebrazione dava alla promessa sposa regali più o meno costosi e un anello, sopravvivenza forse dei pegni scambiati nell’uso della coemptio.

Aulo Gellio: Quando si apre il corpo umano, come fanno gli Egiziani, e si operano le dissezioni, ἁνατομαί, per parlare come i Greci, si trova un nervo molto sottile, che parte dall’anulare e arriva al cuore. Quando ha finito di vestirsi la fidanzata riceve il fidanzato, la famiglia e gli amici di lui: tutti assieme poi sacrificano agli dei nell’atrium della casa o presso un tempio vicino. Quando il sacrificio della pecora o di un bue, più frequentemente di un maiale è stato compiuto, l’auspex e i testimoni, solitamente una decina, pongono il loro sigillo sull’atto di matrimonio che però può anche mancare. Talasius e si dà inizio al banchetto nuziale che dura sino al tramonto. Salvo l’aruspicina, tutto il rituale nuziale romano è stato conservato nell’uso cristiano. E sono state mantenute fin le corone La Chiesa, essenzialmente conservatrice , in questo genere di cose modificava solo ciò che era incompatibile con le sue credenze. Appare evidente come la Chiesa cristiana abbia conservato, tolto il rito cruento del sacrificio, gran parte della cerimonia pagana compresa la stessa funzione dell’aruspex: anche il sacerdote cristiano infatti è semplice testimone del rito dove i due attori e celebranti sono gli stessi sposi.