Manuale di lettura del pensiero PDF

L’espressione “ambiente di apprendimento” è oggi molto usata nel lessico delle scienze dell’educazione. La sua diffusione è avvenuta in concomitanza con il cambiamento di prospettiva che, da un ventennio a questa parte, è manuale di lettura del pensiero PDF registrato in campo psico-pedagogico. Il termine ambiente, dal latino ambire “andare intorno, circondare”, potrebbe dare l’idea degli elementi che delimitano i contorni dello spazio in cui ha luogo l’apprendimento.


Författare: Hanussen Erik Jan.

Dalla telepatia all’ipnosi, alla rabdomanzia, allo radiestesia: metodi e tecniche per imparare a leggere nel pensiero.

Possiamo pertanto provare a definire l’ambiente di apprendimento come un contesto di attività strutturate, “intenzionalmente” predisposto dall’insegnante, in cui si organizza l’insegnamento affinché il processo di apprendimento che si intende promuovere avvenga secondo le modalità attese: ambiente, perciò, come “spazio d’azione” creato per stimolare e sostenere la costruzione di conoscenze, abilità, motivazioni, atteggiamenti. Le conclusioni dello studio indicano che in tutti gli stati membri c’è una forte Tendenza ad integrare nella didattica le tecnologie informatiche, considerate come chiave di volta per raggiungere gli obiettivi europei di istruzione nella società della conoscenza, anche in vista di un apprendimento che duri tutta la vita e di un adattamento generale alle esigenze della società. In questa sede, dello studio europeo ci interessa la definizione di “ambiente di apprendimento”, che mette in risalto una forte valenza sociale e razionale. L’ambiente è descritto come quell’insieme di situazioni educative caratterizzate da attività che coinvolgono insegnanti e allievi all’interno di una cornice di riferimento che comprende un notevole numero di componenti, costituite da risorse e regole. Gli ultimi due punti ci introducono all’interno del vero e proprio scolastico, inteso come ambiente di apprendimento.

Infine, acquistano importanza le caratteristiche degli attori coinvolti, in ordine alle loro motivazioni e alle conoscenze e abilità possedute. Lo studio europeo ci è stato utile nel fornire un quadro di riferimento che ingloba i vari elementi costituenti l’ambiente di apprendimento. Dobbiamo però a questo punto esaminare le implicazioni per la pratica didattica di un quadro siffatto. Nella parte delle Indicazioni relativa alla scuola dell’infanzia l’ambiente ì visto come “contesto di relazione, di cura e di apprendimento, nel quale possono essere filtrate, analizzate ed elaborate le sollecitazioni che i bambini sperimentane nelle loro esperienze”. Gli aspetti relazionali e comunicativi sono posti in risalto e costituiscono lo sfondo su cui si stagliano gli altri elementi. Il “clima” più favorevole appare quello improntato all’ascolto, che favorisce le relazioni interpersonali e consente la necessaria attenzione ai bisogni di ciascun bambino, alla cura dell’ambiente, dei gesti e delle cose.

Viene ribadito che la vita di relazione deve essere caratterizzata da ritualità e condivisione serene che incoraggino il bambino ad essere a proprio agio nell’ambiente scolastico e a prendersene cura. Nella scuola del primo ciclo l’ambiente è visto come “un contesto idoneo a promuovere apprendimenti significativi e a garantire il successo, formativo per tutti gli alunni”. Emerge ancora l’idea di contesto e quindi della relazione tra i vari elementi che favoriscono l’apprendimento, e che rappresentano tanti “fili” intrecciati, “intessuti” appunto. In tal senso, si privilegia una didattica di tipo laboratoriale improntata all’operatività e ad una migliore interattività tra docente e allievi, con un uso di materiali che stimolino il “fare”, una gestione dei tempi più distesa, una creazione di situazioni variegate e motivanti per gli allievi, in cui i vari tipi di linguaggi possano integrarsi. Valorizzare l’esperienza e le conoscenze degli alunni, per ancorarvi nuovi contenuti. Attuare interventi adeguati nei riguardi delle diversità, per fare in modo che non diventino disuguaglianze. Favorire l’esplorazione e la scoperta, al fine di promuovere la passione per la ricerca di nuove conoscenze.

Promuovere la consapevolezza del proprio modo di apprendere, al fine di “imparare ad apprendere”. Realizzare percorsi in forma di laboratorio, per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo e la riflessione su quello che si fa. La schematizzazione ci è utile perché ci permette di esaminare meglio i principi psico-pedagogici che orientano la costruzione di un “ambiente di apprendimento” e il ruolo del docente nella sua predisposizione. Secondo la prospettiva della psicologia cognitivista l’apprendimento è un processo costruttivo: la conoscenza si costruisce, infatti, elaborando le informazioni provenienti dall’esterno e integrandole nelle strutture cognitive. Ciò evidenzia il ruolo attivo del soggetto e il carattere dinamico del processo: le informazioni in arrivo si saldano a quelle depositate in memoria con una costante relazione tra ciò che si acquisisce e ciò che già si sa: il tipo di conoscenze precedenti e il modo in cui sono organizzate funzionano da “filtro”, influenzando le acquisizioni successive. L’attività cognitiva non è soltanto un processo individuale, ma ha una caratterizzazione fortemente sociale, è cioè legata ai contesti sociali di interazione si impara dagli altri e con gli altri ed è all’interno delle relazioni sociali in cui si è inseriti che si impara a condividere i significati che si attribuiscono alla realtà.

L’apprendimento scolastico è dunque il risultato delle interazioni che ogni ragazzo può attuare, nel corso delle attività che si realizzano in classe, con i compagni, gli insegnanti, gli altri adulti. Le conoscenze si costruiscono, infatti, in contesti di attività e pratiche in cui le persone interagiscono tra loro e con gli strumenti della propria cultura. Per aiutare gli allievi a costruire un sapere integrato e coeso diventa necessario aiutarli ad acquisire il “senso della disciplina”, e cioè a diventare gradualmente consapevoli della funzione “organizzativa” che le discipline hanno, come costruzioni culturali che comportano specifici linguaggi, punti di vista, modi di concettualizzare l’esperienza, strumenti. L’ampia ricerca nel settore ha dimostrato che l’allievo può imparare ad imparare, apprendendo non soltanto i contenuti, ma anche le modalità per affrontare ed eseguire un compito. Può imparare a riflettere sul proprio funzionamento mentale, a “gestire” il proprio apprendimento e a controllare le proprie attività cognitive. Parliamo di una comunità in cui i ragazzi, oltre ad apprendere conoscenze, tecniche e procedure, apprendono anche modi e relazioni sociali e pratiche collaborative.

Si tratta di un lavorare insieme per costruire un saper fare, e in cui il ruolo dell’adulto è quello di sostegno e di problematizzazione. Con l’introduzione delle tecnologie multimediali nell’ambiente di apprendimento le modalità sociali di apprendimento aumentano, in quanto si sviluppa una maggiore interazione tra allievi e insegnanti e con gli strumenti tecnologici culturalmente determinati. Ritorniamo ancora una volta al testo delle Indicazioni 2007, una cui lettura attenta ci fa ritrovare in “filigrana”, applicati alla didattica delle varie discipline, gli stessi principi psico-pedagogici sopra analizzati. In questo passaggio c’è dunque nella disciplina “italiano” l’attenzione alla dimensione sociale dell’ambiente, e quindi la considerazione della scuola come comunità.