Lacrime nere PDF

Eliot compose il poemetto tra il dicembre del 1921 lacrime nere PDF il gennaio del 1922 mentre era con la moglie in Svizzera, a Losanna, dove fu ricoverato per problemi di instabilità psichica, in seguito ad un forte esaurimento nervoso. Questa dedica all’amico Ezra Pound, poeta modernista egli stesso, fu aggiunta da Eliot nel 1923 come segno di gratitudine per l’aiuto nei tagli del poemetto stesso.


Författare: Annabel Blasi.

Per Eliot, con una tipica ironia modernista, “aprile è il mese più crudele”: davanti al rifiorire della natura, l’uomo moderno, vuoto e senza scopo, sente in modo ancor più doloroso la propria sterilità interiore. I lillà sono un correlativo oggettivo per indicare il ricordo, il passato e sono i fiori connessi con i riti della fertilità. Segue un flashback che ci riporta al clima dell’Europa centrale intorno alla prima guerra mondiale, con un chiaro riferimento alla Rivoluzione russa al verso 12. 20: Ezechiele predica contro la malvagità degli Israeliti, v.

Figliuol d’uomo, queste ossa possono vivere? Madame Sosostris, una chiromante dal nome che sembra una banale imitazione di qualche dea egiziana, nonostante le sue predizioni si rivelino vere. Qui Eliot ha l’opportunità di inserire un altro importante tema del poemetto, quello dei tarocchi e dei loro simboli. La Belladonna è un veleno, mentre la dama delle rocce rimanda alla Monna Lisa per la sua enigmaticità. In seguito il poeta si riferisce alla City, il quartiere finanziario di Londra, simbolo dell’aridità del capitalismo e della società moderna. La critica alla City riprende gli stilemi provenienti da Baudelaire e Dante. La figura di Stetson è paragonabile a quella dell’amico Ezra Pound che usava portare un cappello Stetson.

Con il riferimento alla Prima guerra punica Eliot intende universalizzare il problema, che altrimenti rimarrebbe legato alla città di Londra. In questa sezione, Eliot presenta varie figure femminili vittime di lussuria e di disonestà. Il dialogo tra le due donne in un pub proletario di Londra, che si esprimono in cockney, è ansioso e isterico e ha come oggetto la storia d’amore tra Lil e Albert, una storia squallida cui nessun valore umano dà dignità: persino la gravidanza è considerata un fardello per la salute della donna. I rapporti tra uomo e donna sono considerati sterili in questa Terra, poiché manca la comunicazione, sia verbale che sessuale. Il titolo è reso chiaro solo alla fine del canto, quando Eliot invoca le figure di Buddha e di sant’Agostino, personalità ascetiche molto ammirate dal poeta. La descrizione idealizzata dell’amore umano sullo sfondo di un Paradiso Terrestre è in contrasto con il concetto che ne ha la modernità, così sordido e squallido.

Il ritornello che ricorre appare sarcastico, in una terra di lamenti e di inquinamento. Attraverso le onomatopee il lettore si ricorda del canto del pettirosso. I sensi umani e tutto ciò che riescono a percepire stanno bruciando. La figura di Tiresia riprende il filone profetico, essendo quest’ultimo il massimo dei profeti del mondo classico.

Poiché aveva infastidito due serpenti mentre questi copulavano, fu trasformato in donna, fino tornare uomo dopo sette anni. La sezione tra i versi 215 e 248 è narrata da Tiresia. La musica da ballo, con cui la donna anestetizza i suoi sentimenti, pervade la città ed è un freddo ricordo dell’insensibilità umana. Tamigi, che raccontano la stessa storia di profanazione sessuale e confusione, ma sembrano non avere alcuna speranza nei confronti di una nuova vita, e formano un climax di degradazione. Tòpos del canto è, in contrapposizione al fuoco, simbolo di lussuria e di depravazione, l’acqua, che invece infonde un senso di purezza.

Un marinaio morto, dai tratti che sembrano quelli del Vecchio Marinaio di Coleridge, racconta la storia di un’uscita per andare a pescare finita in tragedia. L’intero canto è un ammonimento al lettore: chiunque cada nella tentazione si perde in quei gorghi che spolpano le ossa in sussurri, ponendo un termine alla sua futile vita. Dietro la figura di Fleba il Fenicio si può vedere anche il tema degli dèi morenti, Osiride in particolar modo. Questa sezione è stata interpretata in due modi: o significa morte per acqua senza resurrezione o simboleggia la morte sacrificale che precede la rinascita. L’atmosfera dell’ultima sezione è quella di un dramma ricordato che degrada in un anti-climax: la morte di Gesù col riferimento alla sua agonia nel giardino del Getsemani.

Bibbia, la voce di Dio è spesso descritta come simile ad un tuono, per cui l’allusione è palese. Gli abitanti della terra desolata accettano un tipo di vita minimale senza la speranza di una resurrezione: sono uomini vuoti, cui solo il distante brontolio di un tuono suggerisce la primavera. Grazie alle note lasciate dal poeta stesso, si capisce che dietro questa vicenda si nasconde il viaggio verso Emmaus e la decadenza dell’Europa orientale, che ha il suo epicentro nella Russia del 1917: la rivoluzione comunista offre profezie deludenti alle cieche masse, che ora vacillano nel loro deserto spirituale. I pellegrini alla ricerca del Graal credono di essere accompagnati da una terza persona, come avvenne a Ernest Henry Shackleton nella sua spedizione in Antartide. Vengono descritti tutti gli orribili dettagli del viaggio dei cavalieri, che sono scherniti da eco e allucinazioni: stanno per impazzire, quando un lampo annuncia loro l’arrivo della pioggia tanto attesa. Il canto del gallo è il risveglio della coscienza umana reso possibile dalle parole in sanscrito del tuono. Ma il cadere della pioggia è atteso, agognato, non descritto.

Il fatto che la benedizione sia in una lingua così distante dalla tradizione occidentale indica che la soluzione è ricercata, ma non raggiunta. Va detto che oltre ai veri arcani maggiori Eliot inserisce nel poemetto per la maggior parte carte di sua invenzione. La simbologia primaverile, che ritorna frequentemente nella letteratura inglese, a partire dai I racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer. Lo squallore e l’alienazione della vita metropolitana nell’età moderna, contrapposta ironicamente al mito e ai grandi classici della letteratura antica. Nelle loro incarnazioni moderne le figure della tradizione occidentale, come Tiresia, o il Re Pescatore, subiscono inesorabilmente un degrado.