La tragica morte di Ippolito Nievo. Il naufragio doloso del piroscafo «Ercole» PDF

Nel 1841 Ippolito la tragica morte di Ippolito Nievo. Il naufragio doloso del piroscafo «Ercole» PDF iscritto nel collegio del seminario di Sant’Anastasia di Verona come convittore interno poi, non sopportandone la disciplina, dal 1843 vi frequenta il Ginnasio come esterno. Nel 1848 il giovane Ippolito, affascinato dal programma democratico di Giuseppe Mazzini e Carlo Cattaneo, probabilmente è coinvolto in prima persona nella fallita insurrezione di Mantova.


Författare: Cesaremaria Glori.

Ippolito Nievo, l’autore de ‘Le confessioni’, uno dei più bei romanzi italiani dell’Ottocento, partecipò alla Spedizione di Garibaldi del 1859. Nel corso della navigazione verso le coste siciliane gli fu affidato l’incarico di Vice Intendente, il che comportava la responsabilità dell’amministrazione del corpo di spedizione e, in seguito, dell’Esercito Meridionale. Un incarico pieno di responsabilità questo, suscettibile di critiche che divennero malevole e spesso calunniose nella lotta fra le fazioni che vedevano contrapporsi Cavour e Garibaldi. Fu proprio per difendersi da queste calunnie, che avevano trovato nella stampa dell’epoca una tribuna ascoltata e temuta, che Nievo fu costretto a redigere un Rendiconto nel quale dimostrava, con meticolosa precisione, l’operato suo e di tutta l’Intendenza. Fare ricorso a quella stesura fu una mossa corretta, tuttavia nel fascicolo erano contenute notizie riservate, della specie che non sarebbe stato opportuno rivelare.

Ritornato in settembre a Mantova, va a continuare gli studi a Cremona, dove nell’agosto del 1850 consegue la licenza liceale. Nel gennaio del 1852 iniziò un’attività di pubblicista nel quotidiano bresciano La Sferza. Nel 1855, deluso dalla situazione politica italiana, lo scrittore passò lunghi periodi a Colloredo di Montalbano, dove si dedicò attivamente alla produzione letteraria, delineando nella mente quello che fu il suo capolavoro, Le confessioni d’un italiano. Nel novembre dello stesso anno si laureò. Continuò nel frattempo l’attività di pubblicista e si avvicinò al giornalismo militante milanese collaborando al settimanale Il Caffè. Nel 1856, a causa di un racconto intitolato L’avvocatino pubblicato sul foglio milanese Il Panorama universale, fu accusato di vilipendio nei confronti delle guardie imperiali austriache e subì un processo nel quale patrocinò se stesso. Tra il 1857 e il 1858 Nievo, ritornato a Colloredo, si dedicò intensamente alla stesura del suo grande romanzo Le confessioni d’un italiano che venne pubblicato postumo nel 1867 dall’editore Le Monnier con il titolo rivisto Le confessioni di un ottuagenario.

Gli eventi del 1859 e del 1860 resero più intensa la sua attività giornalistica e ne sollecitano i primi due saggi politici, l’opuscolo Venezia e la libertà d’Italia, ispirato dalla mancata liberazione della città e pubblicato a luglio 1859, e il Frammento sulla rivoluzione nazionale. Si dedicò inoltre alla stesura di un nuovo romanzo, Il pescatore di anime, destinato a rimanere incompiuto. Nel 1859 fu tra i Cacciatori delle Alpi di Giuseppe Garibaldi e l’anno seguente partecipò alla Spedizione dei Mille, numero 690 nell’elenco de I Mille. Nello stesso periodo anche i suoi fratelli Carlo e Alessandro decisero di arruolarsi, ma nell’Esercito regolare. Unendosi alle truppe garibaldine il 5 maggio del 1860, Nievo salpò da Quarto a bordo del Lombardo insieme a Nino Bixio e Cesare Abba. Il giovane colonnello, avendo ricevuto l’incarico di riportare dalla Sicilia i documenti amministrativi delle spese sostenute dalla spedizione, si imbarcò assieme ai capitani Maiolini e Salviati e allo scritturale Fontana. Sullo stesso vapore viaggiava Pietro Nullo, fratello minore di Francesco Nullo, che era volontario garibaldino, ma non era addetto all’Intendenza.

A Nievo è dedicato il più antico Liceo Scientifico di Padova. Antiafrodisiaco per l’amor platonico, lasciato manoscritto, fu pubblicato per la prima volta nel 1956. Ma se con il primo volume dei Versi Nievo voleva presentare un impegno civile diretto e popolare e rifiutare motivi arcadici e lirici, nel secondo volume pubblicato l’anno successivo egli conserva bensì i motivi della partecipazione civile ma affinati da un tono più raccolto e meditato e nobilitati da richiami a poeti della tempra di Dante, Giuseppe Parini, Ugo Foscolo e Leopardi. Il 6 aprile 1854 viene rappresentato a Padova dalla compagnia Dondini, senza successo, il suo unico dramma Gli ultimi anni di Galileo Galilei e poi viene pubblicato il saggio Studii sulla poesia popolare e civile massimamente in Italia che già precedentemente era uscito in sei puntate su “L’Alchimista Friulano” dal 9 luglio al 15 agosto 1854. Ancora più attenuata sarà l’influenza di Giusti nelle successive raccolte: “Le Lucciole.

Milano dall’editore Redaelli nel 1858 e Gli Amori Garibaldini, pubblicato a Milano dall’editore Agnelli nel 1860. Le novelle, in tutto sette, erano state scritte tra il 1855 e 1856 pubblicate nei giornali e pronte ad uscire in volume con il titolo di Novelle campagnuole come scriverà il Nievo il 14 marzo 1857 al cugino Carlo Gobio. Le novelle in realtà rimasero inedite e furono pubblicate solo nel 1956 a Torino dall’editore Giulio Einaudi, con il titolo Novelliere campagnuolo e altri racconti. La nostra famiglia di campagna uscì su La Lucciola di Mantova dal maggio al dicembre 1855 e probabilmente avrebbe dovuto essere l’introduzione al Novelliere. La Santa di Arra venne pubblicata nel settembre del 1855 sul Caffè di Milano e viene ambientata nel Friuli, in particolare in quella zona di collina a nord di Udine che l’autore conosceva bene per le sue lunghe dimore a Colloredo di Montalbano. Il milione del bifolco fu pubblicato con cadenza quasi settimanale dalla primavera del 1856 dal giornale mantovano La lucciola.

La pazza del Segrino venne scritta nel dicembre del 1855 e rimase inedita fino al 1860. Segrino, nei pressi di Canzo, cittadina di villeggiatura dell’Alta Brianza che aveva colpito l’immaginario dell’autore. La novella Il Varmo uscì, dal marzo al maggio 1856, sull’Annotatore Friulano. In essa, il Nievo, con una maggiore coerenza che nelle precedenti novelle, delinea il suo racconto seguendo i personaggi dalla nascita alla maturità con profonde riflessioni sulla loro vita mettendo in risalto il rapporto tra i loro caratteri e i loro destini. I critici che si sono soffermati su questa novella, più che sulle altre, hanno individuato in essa il nucleo iniziale dell’idillio di Carlino e Pisana bambini nei primi capitoli delle Confessioni d’un italiano. Nel Varmo il Nievo tratteggia il tema dell’infanzia inteso come quel particolare momento della vita all’interno del quale coesiste sempre il triste presentimento di una maturità mai perfetta.

L’amore fanciullesco dei due personaggi principali, Favitta e Sgricciolo, è offuscato dalla sensazione che temperamenti diversi, che si attraggono e si respingono, possono essere sì destinati ad unirsi ma anche a soffrire del reciproco affetto. Le ultime tre novelle appartengono ad un unico ciclo, quello del contadino Carlone, e narrano tre diverse storie accadute durante una veglia in una stalla di Fossato. Il ciclo comprende Il milione del bifolco pubblicata dall’aprile al giugno 1856 su “La Lucciola”, L’Avvocatino che vide la luce sul “Panorama Universale” di Milano, sempre dall’aprile al giugno 1856, La viola di San Sebastiano pubblicata nello stesso anno come seguito dell’Avvocatino sempre su Panorama Universale. Il Conte Pecoraio è un romanzo a carattere contadinesco che avrebbe dovuto diventare, nell’ambizione dell’autore, il libro di lettura delle umili persone contadine durante i mesi oziosi dell’autunno che seguivano il periodo della vendemmia e la semina, quando le notti si allungano e arrivano i primi freddi.

Un tentativo, dunque, di avviare quella letteratura autenticamente popolare, tanto desiderata. Storia del secolo passato è un romanzo storico scritto contemporaneamente al Conte Pecoraio e ai racconti campagnoli, iniziato nella primavera del 1855 e terminato nell’agosto dello stesso anno, venne pubblicato a Milano nel 1856. La storia è ambientata a Venezia, tra il 1749 e il 1768 e tratta della decadenza di quello stato e del disfacimento della sua aristocrazia dominante, dramma che era stato sofferto anche nella famiglia materna del Nievo e che era ancora vivo nell’animo dei veneziani e dei veneti, almeno fino al 1848, quando venne restaurata la repubblica di San Marco. Lo stesso argomento in dettaglio: Le confessioni d’un italiano. Al povero giurisdicente, che coll’acume della paura intendeva meravigliosamente tutti questi discorsi, i sudori freddi venivano giù per le tempie, come gli sgoccioli d’una torcia in un giorno di processione.

Risale al periodo che va tra la fine del 1857 e l’agosto del 1858 la stesura del romanzo Le confessioni d’un italiano che Nievo non pubblicò, sia perché non aveva trovato un editore disponibile, sia perché troppo impegnato nelle vicende garibaldine. Il romanzo verrà pubblicato nel 1867, dopo la morte dell’autore, a cura di Erminia Fuà Fusinato, moglie di Arnaldo Fusinato amico di Nievo, con alcuni interventi correttori e con il titolo Le confessioni di un ottuagenario. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia filosofica dei secoli futuri. Con il romanzo breve Storia filosofica dei secoli futuri del 1860, Nievo entra di diritto tra i primi precursori della fantascienza italiana. I periodi corrispondono ai capitoli, e vengono chiusi da un Epilogo. Nievo scrisse anche testi teatrali, editi di recente, fra i quali meritano particolare attenzione le tragedie I Capuani, Spartaco e la commedia I Beffeggiatori.