La Costituzione promessa PDF

Javascript non è la Costituzione promessa PDF su questo browser. Per utilizzare al meglio tutte le funzioni del sito ti consigliamo di abilitare javascript oppure di visitare il sito con un altro browser. Perché il Verbo si è fatto carne? Come il Figlio di Dio è uomo?


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Il volume raccoglie le opinioni espresse da studiosi appartenenti alla Fondazione Magna Carta sui problemi posti dal d.d.l. di riforma della Costituzione approvato da Senato della Repubblica il 25 marzo 2004.

Che cosa significa il termine liturgia ? Perché un sacramento della Riconciliazione dopo il Battesimo? Chi riceve e chi amministra questo sacramento? Perché il nome di sacramento dell’Ordine? Perché lamentarci di non essere esauditi?

In che modo la nostra preghiera è efficace? Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. L’articolo 21 è l’articolo della Costituzione italiana dedicato alla libertà di stampa. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, sporgere denunzia all’Autorità giudiziaria. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. Il particolare momento in cui ha operato la Costituente, all’uscita da un ventennio in cui la libertà era stata posposta, aveva spinto una larga maggioranza dei Costituenti, con ampia intesa tra forze progressiste e moderate, a individuare nella libertà di stampa uno dei cardini del nuovo stato democratico.

Le uniche riserve erano state quelle di un controllo delle manifestazioni contrarie al buon costume. La tendenza, però, prevalente era quella di considerare l’espressione solo in senso stretto come libertà di produrre, senza censura preventiva, solo testi a stampa. Cinque commi sono perciò dedicati interamente a questo problema, ma il primo, breve nella sua espressione letterale, stabilisce in modo più ampio e rivolto a tutti, la libertà di esprimere il proprio pensiero, non solo con la parola, scritto, ma con qualunque altro mezzo di diffusione. La prima udienza e la prima sentenza della Corte Costituzionale italiana sono state dedicate alla questione dell’art. Secondo la lettura data da questa autorevole impostazione, il primo comma dell’articolo 21 avrebbe avuto solo un carattere programmatico: un’esortazione cioè al legislatore senza impatto diretto sui cittadini. In quel momento storico, infatti, l’articolo 113 delle leggi di Pubblica sicurezza costituiva un tassello importante del controllo dell’autorità statale sulla manifestazioni della libertà di pensiero: la stampa periodica aveva il controllo della responsabilizzazione dei direttori “responsabili”, l’editoria dalle barriere costituite dai costi e dai meccanismi di distribuzione, la radio e poi la televisione dal monopolio statale attraverso la RAI.