La congiura sacra PDF

Please forward this error screen to disinformazione. La pala di Brera è esemplare delle ricerche prospettiche compiute dagli artisti del centro Italia nel la congiura sacra PDF Quattrocento.


Författare: Georges Bataille.

La pubblicazione nel 1936 del primo numero della rivista “Acéphale” segna per Bataille la fine della militanza in progetti più direttamente politici, come quelli di “La Critique Sociale” e di “Contre-Attaque”. Bataille e gli altri affrontano il problema della dimensione “religiosa” che scorgono alla base del successo del fascismo e cercano nel “sacro” i mezzi per contrastarlo. Ma “Acéphale” non è solo la testata di una rivista: è anche il nome della società segreta, piccola comunità iniziatica, che raccoglieva attorno a Bataille alcuni dei suoi amici e collaboratori. Di questa società, realizzazione di una “congiura sacra” che sarebbe stata fondata addirittura sul sacrificio umano di una vittima consenziente, tratta il volume.

Si tratta di un’opera monumentale, con un trattamento magnifico della luce, astratta e immobile, e un repertorio iconografico di straordinaria ricchezza. L’opera presenta al centro la Madonna in trono in posizione di adorazione, con le mani giunte verso Gesù Bambino addormentato sul suo grembo. La sua figura domina la rappresentazione e il suo volto è il punto di fuga dell’intera composizione. Attorno vi è una schiera di angeli e santi.

La particolare disposizione del gruppo sacro centrale è rara, ma è documentata già nella bottega muranese dei Vivarini o in un polittico di Antonio da Ferrara presente nella chiesa urbinate di San Donato dal 1439. In basso a destra si trova, appunto, inginocchiato e in armi, il duca Federico. Fa da sfondo alla composizione l’abside di una chiesa dalla struttura architettonica classicheggiante. Il Bambino porta al collo un ciondolo di corallo che cela rimandi al rosso del sangue, simbolo di vita e di morte, ma anche della funzione salvifica legata alla resurrezione di Cristo. La stessa posizione addormentata era una prefigurazione della futura morte sulla croce. Federico è esposto più all’esterno, fuori dall’insieme degli angeli e dei santi, come prescriveva il canone gerarchico dell’iconografia cristiana rinascimentale. L’impianto prospettico del dipinto converge in un unico punto di fuga centrale, collocato all’altezza degli occhi della Vergine il cui volto ovale si pone perfettamente in linea con l’uovo di struzzo che pende dal catino absidale, di cui riproduce la forma perfetta.

San Giovanni Evangelista, con il libro e il mantello tipicamente rosato. Gli abiti, molto ricercati, le pietre degli angeli e l’armatura sono dipinti con minuziosi particolari, secondo un gusto tipicamente fiammingo. Federico da Montefeltro è vestito dell’armatura, con la spada e un ricco mantello a pieghe, mentre in terra si trovano l’elmo, descritto fin nei più ricercati riflessi metallici della luce e dell’elsa della spada, il bastone del comando e le parti dell’armatura che coprono mani e polsi, per permettergli di giungere le mani in preghiera. La sua figura inoltre non solo è di proporzioni uguali alle divinità, come aveva già rivoluzionato Masaccio, ma è anche coinvolta inequivocabilmente nello spazio della sacra conversazione, suscitando anche nell’osservatore, per emulazione, la sensazione di trovarsi nello spazio della chiesa. Molti dei santi mostrano le ferite del loro martirio, e anche il duca, nell’elmo ammaccato, ricorda la sofferenza terrena. Nei gioielli indossati dagli angeli o nella croce tenuta da san Francesco nella mano destra il pittore poté dare un saggio di virtuosismo nel rendere i riflessi luminosi sulle diverse superfici, anche quelle più preziose e ricercate, come facevano i fiamminghi. La scena è ambientata davanti a un’abside monumentale che si trova molto indietro rispetto alle figure, come dimostra lo studio delle proporzioni architettoniche.

Secondo il critico Clark le strutture dipinte sarebbero ispirate dalla chiesa di Sant’Andrea di Leon Battista Alberti. Entro un monumentale arco di trionfo, retto da paraste al di sopra di un’elaborata trabeazione con una fascia continua di marmo rosso, si sviluppa una volta a botte con cassettoni scolpiti con rosette. La conchiglia è simbolo della nuova Venere, Maria madre di Gesù Cristo, e della bellezza eterna nonché della natura generatrice della Vergine e del suo legame con il mare e le acque. In numerose chiese dell’Abissinia e dell’Oriente cristiano-ortodosso viene spesso appeso nel catino absidale un uovo proprio con quest’ultimo valore, come segno di vita, di nascita e rinascita. Secondo altri la figura ovoidale sarebbe invece una perla, generata dalla conchiglia senza alcun intervento maschile. Secondo il critico Ragghianti l’opera sarebbe mutilata su tutti i lati. La sua ricostruzione è apparsa plausibile anche a molti altri studiosi e critici.