L’immagine della Russia sovietica. L’Occidente e l’URSS di Lenin e Stalin (1917-1956) PDF

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Författare: Marcello Flores.

Nel centenario della rivoluzione russa (1917-2017), la conoscenza storica e documentaria di cui disponiamo sull’Ottobre e sulla Russia sovietica è vasta ed esauriente. Meno approfondito è stato il tema di come l’Occidente ha guardato alla rivoluzione, al bolscevismo, a Lenin e Stalin. L’immagine splendente dell’URSS e il mito sovietico hanno alimentato intere generazioni in ogni luogo del pianeta. Tra le poche foto che George Bernad Shaw, il maggior intellettuale pubblico del proprio tempo, teneva sul suo tavolo di lavoro c’era quella che lo ritraeva in compagnia di Stalin, entrambi sorridenti. Per questo motivo si è ritenuto utile restituire, al grande pubblico degli appassionati di storia e di politica, un libro ormai introvabile, frutto di un lungo lavoro, che analizza come gli occhi occidentali si sono misurati con la realtà della Russia sovietica dalla scomparsa di Lenin a quella di Stalin.

63 dell’OGPU, ai sensi dell’ordinanza 22, p. 48, del Sovnarkom, in data 7 aprile 1930, e fu rinominato con la sigla Gulag in novembre. Durante la seconda guerra mondiale la popolazione dei campi di concentramento diminuì significativamente a causa della “liberazione” di massa di centinaia di migliaia di prigionieri arruolati e inviati direttamente al fronte, ma soprattutto a causa di una vertiginosa crescita della mortalità nel 1942-43. Con le grandi purghe dello stalinismo, tra il 1937 e il 1953 i reclusi crebbero in modo esponenziale.

Lo Stato continuò a mantenere il Gulag per un certo periodo dopo la morte di Stalin nel marzo del 1953. Il successivo programma di amnistia fu limitato a coloro che dovevano trascorrere al massimo cinque anni. Pertanto furono liberati soprattutto i condannati per reati comuni. 44-16 del Presidio del Consiglio Supremo dell’Urss, per risorgere col nome di KGB. Nel corso degli anni furono coniati diversi acronimi per gli istituti di direzione. Dopo l’iniziale creazione del Gulag nel 1926, man mano le varie organizzazioni confluirono al suo interno sotto il controllo dell’NKVD.

In occidente, il termine Gulag era ampiamente diffuso sui giornali fin dagli anni quaranta e, in contesti più limitati, dagli anni trenta. Un nome colloquiale per un incarcerato in un Gulag sovietico era “zeka”, “zek”. Il termine è ancora usato colloquialmente senza alcuna connessione coi campi di lavoro. In aggiunta alla categoria più comune di campi nei quali si praticavano lavoro fisico pesante e vari tipi di detenzione, esistevano anche altre forme.

Questa pratica divenne comunissima dopo lo smantellamento ufficiale del sistema del Gulag. Queste categorie erano considerate improduttive e spesso soggette a molti abusi. 43 campi dell’Unione Sovietica nei quali i prigionieri furono “forzati a lavorare in condizioni pericolose e insane responsabili di una morte certa”. I campi erano inizialmente ubicati in luoghi ritenuti idonei a facilitare l’isolamento dei prigionieri. I monasteri remoti erano di frequente riutilizzati come siti. Siberia alcuni erano delimitati da semplici pali. La fuga veniva scoraggiata dalla durezza degli elementi, nonché dai cani della polizia presenti in ogni lager.