L’esperienza della psicanalisi PDF

Carl Gustav Jung riteneva che una psicologia dell’inconscio fosse presente sin dagli albori dell’umanità, collegata alle antiche pratiche sciamaniche dei popoli primitivi. Le origini del concetto si possono rintracciare già presso gli antichi Greci, che tuttavia non conoscevano ancora un termine equivalente a quello odierno di inconscio. In Platone si dà un’enorme importanza agli archetipi, quali idee metafisiche, paradigmi o modelli, mentre gli oggetti reali sono trattati alla stregua di semplici copie di questi modelli ideali. La filosofia l’esperienza della psicanalisi PDF, dai tempi di S.


Författare: Lorenzo Zino.

Una psicanalisi è – prima di tutto – qualcosa che un giorno comincia. Come un’esperienza, un discorso, un nodo in gola che inizia a farsi da parte. Questo libro parla dell’analisi che entra nella vita giorno dopo giorno, una parola dietro l’altra. E le cose cambiano, adagio e con rigore, in un modo quasi fatale.Ogni volta che un’analisi comincia, tutto si dispone per venire alla luce, o per restare ancor meglio nell’oscurità. Questo libro percorre la contesa, i turbamenti e le tensioni dell’analisi, dove si fa sentire il sovvertimento del soggetto e quanto vi si oppone con vigore. Cosa facciamo quando facciamo l’analisi?, questa è la domanda che percorre l’esperienza dal principio alla fine. A partire da Freud, secondo la strada di Jacques Lacan ed i cammini tracciati da Aldo Rescio, la vita della psicanalisi continua. Un analista parla in pubblico, e snoda i percorsi dell’analisi davanti agli altri: finalmente è lui ad esporsi, nella posizione del parlante che racconta la portata, la passione e lo stile della posizione dell’analista. I testi qui raccolti sono stati pronunciati, e solo in seguito ordinati per la scrittura. La clinica, il sogno, la complessità del soggetto, la sua follia ed il suo desiderio: le cose passano con tocco leggero in queste pagine, turbinano pensieri e si aprono radure. E’ l’appuntamento dell’inconscio. Non è sempre facile essere puntuali.

Jung, Istinto e inconscio, in La psicologia dell’inconscio, trad. Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997, pag. Il primo filosofo a evidenziare l’esistenza di percezioni inconsce è stato nell’età moderna il neoplatonico Gottfried Leibniz, in opposizione alla dottrina di Cartesio che aveva identificato la coscienza con la totalità della vita pensante. Ognuno di noi infatti è una monade, secondo Leibniz, cioè un centro di rappresentazione, e quindi anche il processo della conoscenza avviene tutto al nostro interno. Percepire è diverso da accorgersi: vi sono monadi più elevate e meno elevate, cioè meno coscienti. Tra noi e una roccia c’è alla fine solo una differenza di coscienza. Ma anche in noi ci sono certamente pensieri inconsci.

Da mille indizi noi possiamo essere sicuri che ci sono in noi, in ogni momento, innumerevoli percezioni senza appercezione più efficaci di quanto sembra e anche le percezioni avvertibili derivano per gradi da quelle così piccole che non si possono avvertire. Così ad esempio il rumore del mare in fondo è il risultato del rumore delle piccole onde che essendo piccole percezioni noi assimiliamo inconsciamente, fino a comporre il quadro generale di cui abbiamo coscienza. L’esistenza di una zona inconscia divenne un cardine della scuola di Wolff e fu ammessa da Kant. Fichte riprese il concetto kantiano di immaginazione produttiva per indicare il modo in cui l’Io produce inconsciamente il mondo, cioè la materia o il non-io. Schelling estese ancora di più la nozione di inconscio che in Fichte non era ancora esplicita, sostenendo che esso è la modalità con cui Dio crea il mondo in uno stato di estasi più o meno onirico. Il termine è da lui adoperato per indicare questo eterno inconscio che si nasconde e imprime alle azioni libere la sua identità.