Israele, Giordania, territori palestinesi PDF

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Un territorio vasto, diverso per vicende storiche e rilievi geografici, per tradizioni, colori, atmosfere, ma che spesso trova un’anima comune. Una guida per scoprire un mondo distrutto e diviso dalle guerre del secolo scorso, ma che è tornato a essere un continente. La guida, in un elegante cofanetto, è caratterizzata dalla ricchezza delle informazioni, l’accuratezza della cartografia. Introduzioni di storia, arte e ambiente, centinaia di itinerari non solo per viaggiare ma anche per iniziare una nuova collezione.

Dopo la firma degli accordi di Oslo nel 1993, porzioni di questi territori sono stati amministrate in gradi diversi dall’Autorità Nazionale Palestinese, ma restano sotto occupazione o controllo israeliano. Ci sono divergenze di opinione per quanto riguarda la denominazione dei territori palestinesi. Le Nazioni Unite e la Corte internazionale di giustizia si riferiscono ai territori come “territori palestinesi occupati”. Il termine è spesso usato in modo intercambiabile con il termine “territori occupati”, che è applicato anche per le alture del Golan, che non sono rivendicate dai palestinesi. Altri termini usati per descrivere questi settori sono: “territori contesi”, “territori israeliani occupati” e “territori occupati”. La politica dello status della Cisgiordania e della Striscia di Gaza è una delle questioni più violentemente contestate nel conflitto arabo-israeliano. Varie conferenze e negoziati sono stati condotti per determinare lo status di questi territori.

Israele non considera Gerusalemme Est parte della Cisgiordania, e indica quest’area come una regione amministrativa chiamata Giudea e Samaria, ovvero gli antichi nomi storici della regione israelitica. Gli accordi prevedono che Israele manterrà la responsabilità durante il periodo transitorio per la sicurezza esterna e sulla sicurezza interna e l’ordine pubblico degli insediamenti israeliani. Nel 2003, il governo israeliano ha pubblicato un piano per il totale ritiro dalla Striscia di Gaza e parte della Cisgiordania settentrionale dalla fine del 2005. Questo è diventato noto come il Piano di disimpegno unilaterale israeliano. Democratic Front for the Liberation of Palestine – Flag. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 15 set 2018 alle 20:24. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.

Questa voce o sezione sull’argomento Asia è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Tale ripartizione fu però osteggiata da gruppi antisionisti e dalla totalità dei rappresentanti palestinesi, nonché dai Paesi arabi. All’aprile 2015 la popolazione israeliana era di 8. Israele è governato da un sistema parlamentare a rappresentanza proporzionale.

Sull’etimologia del nome Israele non esiste un’opinione comune. Il significato sarebbe dunque “Dio governa” o “Possa Dio governare”. Giacobbe cambia nome dopo la lotta con una possibile manifestazione divina. In questo caso il significato sarebbe “Colui che ha combattuto con Dio” o “Dio combatte”. Eretz Yisrael” avrebbe dunque il significato di “Terra di Giacobbe”. Il documento più antico su cui apparirebbe la parola “Israele” è la cosiddetta “Stele di Merenptah”, una stele risalente al 1209-1208 a. Nessuno alza la testa fra i Nove Archi.

Il paese di Tjehnu è distrutto, il Khatti è in pace, Canaan è stata saccheggiata con tutto il male, Ascalona è presa e Gezer catturata, Yenoam è ridotta come se non fosse mai esistita. Dio cambia il nome a Giacobbe, chiamandolo, per l’appunto, Israele. Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Israele. Nel VII secolo, l’Impero Bizantino perse la regione per mano degli Arabi che, insediandosi, vi attrassero nuovi coloni, specialmente dalle regioni meridionali della Penisola araba. Con le Crociate e le successive dominazioni dei Fatimidi, Zengidi, Ayyubidi e Mamelucchi, la regione riacquistò una certa importanza. Lo stesso argomento in dettaglio: Mandato britannico della Palestina e Sionismo. Un uomo con una lunga barba nera su un balcone.

A seguito della massiccia immigrazione di popolazioni ebraiche provenienti in gran parte dall’Europa orientale, organizzata per lo più dal movimento sionista, la popolazione ebraica nella regione che poi sarebbe divenuta Israele, passò dalle circa 80 000 unità registrate nel 1918 a 175 000 nel 1931 e a 400 000 nel 1936, causando attriti con la popolazione araba preesistente. 29 novembre approvò la Risoluzione dell’Assemblea Generale n. Nella sua relazione l’UNSCOP si pose il problema di come accontentare entrambe le fazioni, giungendo alla conclusione che soddisfare le pur motivate richieste di entrambi era “manifestamente impossibile”, ma che era anche “indifendibile” accettare di appoggiare solo una delle due posizioni. Le reazioni alla risoluzione dell’ONU furono diversificate: la maggior parte degli ebrei, rappresentati ufficialmente dall’Agenzia Ebraica, l’accettarono, pur lamentando la non continuità territoriale tra le varie aree assegnate allo Stato ebraico. Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele, un giorno prima che l’ONU stessa, come previsto, ne sancisse la creazione. Il 15 maggio, le truppe britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del Mandato.