Introduzione ai principi della morale e della legislazione PDF

Ne deriva che il sapere filosofico kantiano si articola attorno a due punti fondamentali: il fatto della scienza e quello della morale. E’ quella che Kant chiama “imperativo categorico”. Due sono le specie di imperativi: l’imperativo ipotetico e quello categorico. Assolutezza: La morale kantiana si esprime con l’imperativo categorico che non accetta un “se”, come quello ipotetico e quindi introduzione ai principi della morale e della legislazione PDF cede alle inclinazioni e agli interessi personali.


Författare: Jeremy Bentham.

Hume orientato alla morale dell’inclinazione e del sentimento, e con le conclusioni morali dell’Illuminismo, che sosteneva la norma etica del piacere e dell’utile. Formalismo: La legge morale deve rifiutare qualsiasi contenuto che farebbe ricadere l’azione umana nel soggettivismo. Di conseguenza sono escluse tutte le morali in qualche modo “eteronome”. Ora “agire razionalmente” significa essenzialmente tre cose: agire universalmente, considerare ogni uomo come essere razionale, considerare la ragione come fonte della legge.

Agisci in modo che tu possa volere che la massima della tua azione divenga universale. Kant una proposizione teoretica, ma come tale non dimostrabile, in quanto inerisce inseparabilmente ad una legge pratica che vale incondizionatamente a priori. CRP c’era un accenno all'”io legislatore”, da cui la Dialettica trascendentale trae l’illusione di un’anima. La ragione pratica ora la esige come presupposto. Essere sovrasensibile che sia il garante di una giustizia.

Anche se non li possiamo del tutto comprendere, ne possiamo e dobbiamo ammettere l’esistenza. Kant introduce il discorso della religione. Kant tende quindi ad identificare religione e morale, ad assorbire la prima nella seconda. Quale ne sia la causa immediata e poi la causa ultima Kant discute e ricerca, ma non giunge ad una soluzione. Tuttavia Kant ammette anche una religione rivelata, una “Chiesa visibile”: gli uomini concretamente considerati hanno bisogno di una voce e di una organizzazione esterne che impongano loro dei doveri. In quella naturale riconosco qualcosa prima come mio dovere e poi come comando divino, in quella rivelata riconosco qualcosa prima come comando divino e poi come mio dovere.

Le verie religioni rivelate, quindi, non sono altro che mezzi, vie all’autentica religione. Shaftesbury, Hume, Rousseau e in genere gli empiristi e i Moralisti del ‘700 avevano portato la questione alla ribalta. Tuttavia, mancava ancora un termine intermedio che permettesse di soddisfare tale esigenza. Mente ordinatrice che riunisce armonicamente il molteplice della natura.

Il sentimento del bello o piacere estetico o giudizio di gusto deve avere certe caratteristiche per essere tale. Per questo giudico “bello” l’oggetto che mi permette tale gioco. Il meccanicismo lega un fatto ad un altro con una catena ferrea di cause ed effetti. L’uomo costituisce il fine ultimo della natura. Kant, se non sviluppando i rapporti interpersonali e le relazioni tra gli stati. A questa forma non si giunge senza lunghi e dolorosi contrasti.

Spiegati coi sogni della metafisica, BUR Biblioteca Univ. Scritti polemici sulla matematica, 2000, Ist. Il problema del federalismo nel pensiero politico di I. Questa voce o sezione sull’argomento filosofia è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali.

Si definisce perciò utilità la misura della felicità di un essere sensibile. L’utilitarismo trova una formulazione compiuta nel XVIII secolo a opera di Jeremy Bentham, il quale definì l’utilità come ciò che produce vantaggio e che rende minimo il dolore e massimo il piacere. Il suo pensiero fu ripreso da John Stuart Mill che nella sua opera intitolata Utilitarismo, del 1861, relativizza la quantità di piacere al grado di raffinatezza dell’individuo. L’analisi, però, si può estendere a livello complessivo. Finalità della giustizia è la massimizzazione del benessere sociale, quindi la massimizzazione della somma delle utilità dei singoli, secondo il noto motto benthamiano: “Il massimo della felicità per il massimo numero di persone.

L’utilitarismo è quindi una teoria della giustizia secondo la quale è “giusto” compiere l’atto che, tra le alternative, massimizza la felicità complessiva, misurata tramite l’utilità. Non hanno rilevanza invece considerazioni riguardo alla moralità dell’atto, o alla doverosità, né l’etica supererogatoria. Non vi è alcun giudizio morale aprioristico. Si prenda ad esempio l’omicidio: questo atto può essere considerato “giusto” allorquando comporti come conseguenza uno stato sociale con maggiore utilità totale.