Infiniti spazi dell’anima PDF

La pagina corrente utilizza i frame. E’ un rivolgimento di prospettiva, che da soggettiva diventa appunto infiniti spazi dell’anima PDF, pur restando nell’ambito dell’idealismo. Hegel invece vedeva l’io come parte di un tutto. E’ dunque evidente che l’interpretazione ch’essi potevano dare dello spazio e del tempo, doveva essere molto diversa.


Författare: Miranda.

La raccolta di Miranda Patelli è un dialogo costante con l’anima, un tenero soliloquio d’amore che cerca nell’altro un nido dove potersi sentire riscaldati e amati. Riparati dalle intemperie del mondo.

Kant rifiutasse il fenomeno come fonte di conoscenza: sono anzi le sensazioni procurate dai fenomeni che producono intuizioni, che poi si devono trasformare in concetti per essere intelligibili. Le sensazioni di colori, suoni e calore sono semplici sensazioni empiriche, soggettive, e non intuizioni pure, oggettive, non ci fanno conoscere alcun oggetto a priori. Se fosse esistito oggi, egli probabilmente sarebbe stato un filosofo della scienza. Lo stesso Freud, su questo, avrebbe sicuramente potuto contraddire Kant, in quanto nei sogni gli oggetti percepiti in stato di veglia possono essere clamorosamente alterati. E questa cosa si verifica anche negli stati di veglia allucinatori, conseguenti p.

Kant prosegue la sua analisi del concetto di spazio aggiungendo ulteriori corollari. Facciamo ora un esempio per dimostrare l’infondatezza di questo enunciato. Si vuol sperimentare visivamente ch’esse siano spaziose quel tanto che serve per viverci abbastanza comodamente. Gli stessi alunni demotivati o irrequieti sono facilmente individuabili dal fatto che non riescono ad avere una loro determinata collocazione spaziale, pur nella normale esigenza di cambiare, di tanto in tanto, il loro posto. In un medesimo spazio si possono avere percezioni, sensazioni, intuizioni tra loro molto diverse.

E’ difficile pensare che possa venir fuori un giudizio universalmente valido e necessario da una mera percezione dello spazio. Hegel si astenne dal sostenere una pretesa del genere. Per certi versi sono le nostre percezioni interne che danno allo spazio determinate caratteristiche. Dire questo, senza parlare contemporaneamente del tempo, ha poco senso. Noi siamo fatti di spazio-tempo e anche la natura che ci circonda e la materia che ci costituisce.

Se tempo e spazio coincidono in un senso esistenziale, per quale motivo la metafisica non dovrebbe tener conto della psicologia? Quante volte la letteratura mistica ci ha presentato soggetti del genere, che alla domanda “per quanto tempo” avevano vissuto in quella condizione, rispondevano, immancabilmente, con un mesto “non ricordo”? Chi mai ha detto che nell’universo infinito esiste solo una forma di tempo? Persino i mesi che occorrono a un essere umano per nascere non sono tassativi. A che serve un tempo senza fenomeni? Gli esseri umani hanno un certo margine di coscienza sin dalla nascita, che poi possono sviluppare, volendo, fino a vette eccelse. Dunque le nozioni e le relazioni di spazio e tempo sono molto relative.

In effetti che il tempo sia irreversibile pare indubbio. Si ripetono in forme e modi diversi, ma sostanzialmente simili. Il tempo ha un movimento elicoidale, come se fosse una spirale in cui il punto d’inizio e di fine coincidono. Questo lo dice non solo contro gli storici che relativizzano la concezione del tempo e che si danno tempi diversi per classificare i periodi storici e che pensano di poter trovare un tempo unico sommando i suoi diversi segmenti, come se si potesse arrivare all’insieme partendo dai dettagli. Kant basa i concetti su intuizioni indimostrabili, le quali, infatti, di fronte al noumeno, tacciono. Un soggetto kantiano non dovrebbe mettersi a “pensare”, dovrebbe limitarsi a “contemplare” il cielo stellato. Assoluto e relativo sono concetti in rapporto continuo tra loro e, a seconda del punto di vista con cui vengono guardati, a volte prevale l’uno e a volte l’altro.

Nella seconda edizione Kant aggiunge un paragrafo dedicato al movimento del tempo. I predicati contraddittori – osserva Kant – non possono coesistere, ma solo unirsi tramite successione. Kant -, ma solo da una coscienza pura che ne preceda il formarsi e l’evolversi. Almeno in stato di veglia, direbbero gli psicologi.