Il passato racconta PDF

Accabadora è un romanzo scritto da Michela Murgia e pubblicato nel maggio 2009 per la casa editrice italiana Einaudi. Il romanzo è stato tradotto in numerose lingue straniere. Con questo libro l’autrice ha vinto la sezione narrativa del Premio Dessì nel settembre 2009. Maria e Tzia Bonaria, il passato racconta PDF del paesino, vivono come madre e figlia consapevoli entrambe di non esserlo.


Författare: Eugenia Franco.

Si scoprirà alla fine del romanzo che Bonaria aveva deciso di adottare Maria, quando un giorno l’aveva vista rubacchiare delle ciliegie, senza che sul volto della piccola trapelasse “né vergogna né consapevolezza e le colpe come le persone iniziano ad esistere se qualcuno se ne accorge”. Sebbene sia possibile supporre che l’adozione da parte della anziana sarta non sia del tutto disinteressata, come quarta e tardiva figlia, Maria è abituata a pensarsi da sempre come l’ultima in tutti i sensi e per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della nuova madre, che le ha offerto dimora, istruzione e futuro. C’è però qualcosa di misterioso nella vecchia vestita di nero, nei suoi silenzi, nello sguardo timoroso di chi la incontra, nella sapienza millenaria riguardo alle cose della vita e della morte e nelle improvvise uscite notturne che Maria non riesce a comprendere. Un giorno Maria, in seguito alla confidenza dell’amico Andrìa, – che una notte aveva sorpreso l’accabadora nell’atto di compiere la sua caritatevole opera sul fratello che, amputato di una gamba, l’aveva supplicata di aiutarlo a concludere quella che non riteneva più essere una vita – scopre l’altra faccia di Tzia Bonaria. Dopo quasi due anni di lontananza dalla Sardegna, Maria riceve una lettera della sorella che le comunica le gravi condizioni di salute di Tzia Bonaria. Anche a causa di una imprudenza che le costa il posto di lavoro, decide di tornare al paese e di accudire la donna che solo giuridicamente non le era madre. Nonostante le diagnosi che la davano per morta da un momento all’altro, la vecchia Urrai continua a sopravvivere tra dolori lancinanti sempre più insopportabili.

Maria dovrà riconsiderare le frettolose convinzioni sull’eutanasia espresse anni prima. Il romanzo si conclude lasciando al lettore l’interpretazione se Maria abbia o meno ucciso la seconda madre. Premio Campiello: vince Michela Murgia ansa. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 13 ott 2018 alle 09:42. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli.

Il nome della rosa è un romanzo scritto da Umberto Eco ed edito per la prima volta da Bompiani nel 1980. Già autore di numerosi saggi, il semiologo decise di scrivere il suo primo romanzo, cimentandosi nel genere del giallo storico e in particolare del giallo deduttivo. Il romanzo ha ottenuto un vasto successo di critica e di pubblico, venendo tradotto in oltre 40 lingue con oltre 50 milioni di copie in trent’anni . Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film nel 1986, affidato alla regia di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery nei panni di Guglielmo e Christian Slater nel ruolo di Adso. Il 16 agosto 1968 mi fu messo tra le mani un libro dovuto alla penna di tale abate Vallet, Le manuscript de Dom Adson de Melk, traduit en francais d’après l’édition de Dom J.

Nel prologo, l’autore racconta di aver letto durante un soggiorno all’estero il manoscritto di un monaco benedettino riguardante una misteriosa vicenda svoltasi in età medievale in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Guglielmo da Baskerville, un frate francescano inglese, e Adso da Melk, suo allievo, si recano in un monastero benedettino di regola cluniacense sperduto sui monti dell’Italia settentrionale. Nonostante la quasi totale libertà di movimento concessa all’ex inquisitore, altre morti violente si susseguono: quella di Venanzio, giovane monaco traduttore dal greco e amico di Adelmo, e quella di Berengario, aiutante bibliotecario alle cui invereconde profferte aveva ceduto il giovane Adelmo. La situazione è complicata dall’arrivo dell’inquisitore Bernardo Gui, che trova la fanciulla insieme a Salvatore e prende spunto dalla presenza di un gallo nero, che la ragazza affamata avrebbe voluto mangiare, per accusarli di essere cultori di riti satanici e responsabili delle misteriose morti. Aymaro da Alessandria fa alcune allusioni e Adso medita sulla santità e sullo sterco del demonio.