Il pane della Sibilla PDF

571 abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Montemonaco sorge nell’alta valle dell’Aso, su un leggero pianoro di cresta prospiciente Monte Zampa e Monte Sibilla ad una quota di 988 m s. Queste le caratteristiche geomorfologiche di un “espressivo ed inalterato scenario naturale di notevole valore ambientale” ancora poco antropizzato e per lo più ricompreso nel Versante della Magia del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Montemonaco il pane della Sibilla PDF 35 km da Ascoli Piceno, 67 km da Fermo e 211 da Roma.


Författare: Domenico Zappone.

Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Montemonaco. Le prime indagini storiche su Montemonaco condotte nella prima metà del Novecento da Augusto Vittori fanno risalire l’origine del toponimo ad un nucleo di monaci benedettini stabilitosi in questo piccolo altopiano sin dall’VIII secolo. Torrioni delle mura castellane di Montemonaco. 1545 che si ha finalmente la codifica degli statuti comunali sulla scorta delle antiche usanze e riadattando i precetti di San Benedetto, su cui si era probabilmente formata la civitas medievale. La storia di Montemonaco tuttavia, al di là dei poteri costituiti che nel tempo ne hanno segnato le vicende civili è stata influenzata, fin dall’epoca pagana, dalla presenza dell’icona della Sibilla Appenninica e della sua mitica Grotta. Terra di antiche frequentazioni, accoglieva stabilmente sin dal tardo Medioevo genti provenienti da terre lontane. La fama della Sibilla Appenninica doveva aver raggiunto la Borgogna se la Duchessa Agnese, sorella di Filippo Il Buono, pare avesse un arazzo nel suo castello con la rappresentazione della grotta della Sibilla.

La Sale partì quindi dalla Borgogna e arrivò in Umbria, fece tappa ad Assisi e Spoleto, dove lasciò incise le sue insegne nella Basilica di San Francesco e nel Duomo spoletino. Archivio Storico del Comune di Montemonaco. Le terre sibilline, come confermano gli studi del Parco Nazionale, sono ancor oggi ricche di specie officinali. Ida Li Vigni e Paolo Aldo Rossi ritengono che fossero le anziane donne, chiamate nel Piceno “Vergare” e nei secoli passati tacciate di far uso di arti magiche e stregoneria, le depositarie delle ricette di medicina popolare, tramandate di generazione in generazione, per far fronte con decotti, infusi e pomate alle malattie semplici. A conferma di ciò nel 1998 Anna Maria Piscitelli ha rinvenuto in un’abitazione di Montemonaco gli appunti alchemici di due speziali a cavallo fra seicento e settecento. Solo un libretto di appunti risulta firmato da tale Giacomo Sinibaldi di Spoleto giunto a Montemonaco, nella metà del XVIII secolo, per curare la comunità.

Sullo sfondo Monte Vettore e Monte Banditello. All’interno della cinta muraria, nella parte alta del paese, limitrofa alla porta San Biagio e addossata alle antiche mura, fu edificata nel XVI secolo la chiesa parrocchiale di San Benedetto. Scendendo lungo viale Italia s’incontra sulla destra la chiesa di san Giovanni Battista del XV secolo ad un’unica navata. Di pregevole conserva una Vergine del soccorso opera del pittore Vitruccio Vergari databile al 1520. Il palazzo è il frutto di un rimaneggiamento della fine del XVI secolo della più antica struttura degli inizi del XV secolo di cui si conserva traccia nei quattrocenteschi ricommessi lapidei delle finestre con iscrizioni tronche, prive di sequenza. Dell’antico castello in cima al paese non v’è più traccia se non nel toponimo di via di Castello. Lo stesso argomento in dettaglio: Lago di Pilato.

Marche e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull’Appennino. Le dimensioni e la portata d’acqua dipendono principalmente dalla distribuzione delle precipitazioni: è infatti alimentato, oltre che dalle piogge, soprattutto dallo scioglimento delle nevi, che ricoprono per buona parte dell’anno la superficie dello specchio d’acqua fino all’inizio dell’estate. Il lago ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni: è un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l’alto. Nella tradizione popolare prende il suo nome dalla leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio.

Nel XIV secolo ricadeva sotto il dominio di Norcia ed era considerato luogo di streghe e negromanti. Nelle prime opere letterarie si racconta che le autorità religiose furono costrette a proibirne l’accesso dal versante nursino e a far porre una forca come monito, all’inizio del sentiero che conduceva al lago. Giudice della Marca Anconitana De Guardaris nel 1452. Secondo altre leggende questo sarebbe un Lago d’Averno da cui si entra nel mondo degli Inferi.