Il demone di Nietzsche PDF

Uroboro, il serpente che si morde la coda, simbolo esoterico della ciclicità del tempo. Nietzsche, sta in una singolare penombra. Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente il demone di Nietzsche PDF e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso.


Författare: Stefan Zweig.

“Amo quelli che non sanno vivere se non come gente che perisce, perché sono di coloro che passano di là”. In questa frase di Nietzsche da cui parte questo memorabile ritratto che lo scrittore viennese Stefan Zweig stese nel 1925 nell’ambito di una serie di saggi biografici dedicati ai “costruttori del mondo”, Nietzsche svetta come un titano tragico, la cui mistica esistenziale è come travolta dentro la sua lotta con il demone che lo tormenta: ovvero la sua aperta e dichiarata invidia verso Cristo al quale contrappone Dioniso. un tema ripreso in tempi recenti anche da René Girard.

Nell’estate del 1881 Nietzsche, che all’epoca ha 37 anni, si trova a Silvaplana in Engadina, un luogo di montagna vicino a un bellissimo lago dove passeggia nel pomeriggio, mentre le sere scrive. Vedi, noi sappiamo ciò che tu insegni: che tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e che noi siamo stati già, eterne volte, e tutte le cose con noi. Prima stesura dell’Eterno Ritorno, scritta da Nietzsche dopo l’esperienza “mistica” vissuta all’inizio dell’Agosto 1881 a Sils-Maria, 6000 piedi sopra il mare e molto più in alto di tutte le faccende umane. O Zarathustra, sussurrava beffardamente sillabando le parole, tu, pietra filosofale!

O Zarathustra, pietra filosofale, pietra lanciata da fionda, tu che frantumi le stelle! Il nano beffeggia Zarathustra al quale si rivolterà contro proprio quello che egli stesso ha scoperto: il tempo infinito. Tutti i progetti dell’uomo devono alla fine cadere, una salita senza fine non è possibile, poiché lo impedisce il tempo senza fine. Il Nano risponde e risolve a suo modo l’enigma: Tutte le cose dritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Quelle che a noi sembrano due vie diritte che si dipartono l’una dall’altra, non sono in verità che la parte per ora visibile di un grande circolo che ritorna continuamente su se stesso. Le cose diritte sono una parvenza. Troppo semplice la risposta del Nano: il tempo, osserva Zarathustra, non è solo un circolo ma Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un’eternità.

Ogni cosa che l’uomo crederà di aver creato sarà già stata creata, e non una volta, ma infinite volte. La mia mano tirò con forza il serpente, tirava e tirava invano! Nietzsche volle minuziosamente innamorarsi del proprio destino. Seguì un metodo eroico: disseppellire l’intollerabile ipotesi greca dell’eterna ripetizione, e poi cercare di dedurre da quell’incubo mentale un’occasione di giubilo. Il rapporto sintetico che l’attimo ha con sé in quanto presente, passato e futuro fonda il rapporto con gli altri attimi. La misura della forza del cosmo è determinata, non è “infinita”: guardiamoci da questi eccessi del concetto! La mia formula per la grandezza dell’uomo è amor fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità.