Il capo. La Grande Guerra del generale Luigi Cadorna PDF

Fu scritta nel 1915, durante gli aspri e sanguinosi scontri per conquistare quel tragico Monte Nero. Per capire cosa suggerì a Cadorna e ai suoi subalterni questa nuova, impossibile offensiva, bisogna riallacciarsi agli avvenimenti della primavera il capo. La Grande Guerra del generale Luigi Cadorna PDF 1916, che interessarono il suddetto Altopiano.


Författare: Marco Mondini.

Luigi Cadorna diresse con poteri pressoché assoluti le operazioni militari italiane nella Grande Guerra. L’enorme consenso personale e la debolezza dei governi di Roma lo misero al riparo da ogni critica: nonostante l’insuccesso dei suoi piani, le enormi perdite di vite umane, il rischio di una sconfitta sul fronte trentino nel 1916, il generale rimase al suo posto fino alla disfatta di Caporetto, nell’autunno 1917. Quanto era stato incensato prima, tanto venne demonizzato poi. Il libro rilegge la carriera e l’operato di Cadorna collocandone la figura nel contesto della cultura militare europea e della storia italiana dell’epoca. Luigi Cadorna appare così come il rappresentante, non eccezionale, di una generazione di professionisti delle armi ossessionata dal passato inglorioso, dalle umilianti sconfitte e dai difetti di un paese che ritenevano debole e indisciplinato.

Si trattò non solo di riposizionare capisaldi e trincee, ma soprattutto di studiare una rapida controffensiva. Questo per impedire al nemico di riprendere l’iniziativa da posizioni ancor più favorevoli, per poi dilagare nella la pianura veneta e prendere addirittura alle spalle le forze disposte sull’Isonzo. Nell’autunno del 1916, esaurita la spinta offensiva austriaca, il Servizio Informazioni italiano era già perfettamente riuscito a farsi scappare il nome in codice e i relativi dettagli del piano di riscossa di Cadorna: l’Operazione K. Dunque, l’elemento sorpresa non faceva ancora parte del bagaglio tecnico del nostro Servizio Informazioni. Aggiungendo a quest’ultima grave lacuna organizzativa l’arrivo imminente dell’inverno, Cadorna vide sfumare tutti i suoi sogni di rivalsa. Si sarebbe dovuta attendere la primavera del 1917 per riprendere le operazioni in grande stile. Ciò che in particolar modo sfuggì completamente ai nostri servizi segreti e agli osservatori e ricognitori avanzati, fu la grande quantità di nidi di mitragliatrici, ricoveri e caverne che gli austriaci riuscirono ad approntare proprio sul pianoro che interessa Cima Dodici e l’Ortigara: gli stessi principali obiettivi che Cadorna si prefissò di conquistare facilmente nel giugno del 1917.

Cadorna, intesa per investire la Bainsizza e assestarsi nel Vallone di Chiapovano. La preparazione dell’offensiva in Trentino comunque, non subì battute d’arresto, e venne programmata anche una complessa azione diversiva, a sud-ovest del fronte principale di attacco, intesa a distogliere il nemico dall’urto principale, previsto sul margine nord-orientale dell’Altopiano. A complicare ciò che, da subito, appare un’impresa particolarmente difficile, contribuì l’artiglieria austriaca che batteva da nord-ovest tutto il percorso d’attacco suddetto, con il concerto di grossi calibri in Val Sugana e delle batterie da montagna ben rintanate su Cima Dodici, Cima Undici, il Castelnovo e, in generale, su tutto il pianoro dell’Ortigara. Quest’ultima divisione era composta da ben 18 battaglioni alpini, suddivisi in due colonne, la Cornaro e la Di Giorgio. In particolare, il battaglione Mondovì riuscì ad impossessarsi del Corno della Segala, supportato dal battaglione Ceva e dal Battaglione Val Stura. Il primo tratto di reticolati austriaci del Costone dei Ponari fu analogamente travolto dall’impeto iniziale dei battaglioni Vestone e Bicocca, che subirono comunque gravi perdite e furono quindi arrestati sulla seconda linea di difesa avversaria. Proprio qui si trovarono estremamente esposti e alla mercè del tiro incrociato degli Imperiali.

A disposizione della stessa Colonna, come riserva, c’erano i battaglioni Spluga, Tirano, Saccarello, val Dora e il 9º reggimento bersaglieri. Bassano, orribilmente decimati, vennero salvati in extremis dai compagni del Val Ellero e del Monte Clapier, accorsi ad affermare la temporanea conquista. 280 militari morti, 1874 feriti, 309 dispersi. Il Tirano e il Monte Spluga attaccarono nuovamente il Passo di Val Caldiera e la Cima Dieci ad ovest dell’Ortigara e raggiunsero, a prezzo di immani sacrifici, le posizioni nei pressi di Passo di Val Caldiera: furono però costretti a ritirarsi per non essere circondati dal nemico. Ecco i nostri petti saldi e compatti, che rimpiazzano le trincee. Eccoci pronti per la corsa alla gloria.