Il bambino che non andava bene a scuola PDF

Ho frequentato il liceo classico, ho studiato Lettere classiche alla Scuola Normale di Pisa, e per una prima breve parte della mia carriera accademica e scientifica sono anche stato un classicista, per poi passare alle letterature comparate. Gardini scrive che il bambino che non andava bene a scuola PDF esce dal liceo classico sa parlare, sa scrivere, sa pensare, ma soprattutto sa interpretare, mettere in rapporto, relativizzare, confrontare, distinguere, riconoscere il duraturo e l’effimero, dare un nome a fatti diversi, capire la libertà, la bellezza, la varietà e la concordia.


Författare: Paolo A. Ruggeri.

OSM Kids è il progetto di OSM rivolto ai più piccoli. Perché è da piccoli che possiamo imparare quei principi fondamentali che ci porteranno ad una vita (lavorativa e personale) felice e di successo. “Il bambino che non andava bene a scuola” è il terzo libro a fumetti della collana OSM Kids e affronta una tematica particolarmente importante: tutti i bambini sono pieni di potenzialità, semplicemente alcuni hanno bisogno di un’attenzione particolare per esprimerle. In special modo, alcuni problemi di apprendimento sono legati alla cattiva comprensione delle parole che il bambino incontra durante le sue ore di studio. Soffermandosi sulla ricerca della piena padronanza dei termini, facendo quindi in modo che questo diventi una modalità costante di procedere, svaniscono le difficoltà nell’apprendimento e il bambino, non solo impara ad amare lo studio, ma si sente più soddisfatto, sicuro di sé, felice.

Se veramente fosse così, dovremmo chiedere al governo di renderlo obbligatorio per tutti, e allora potremmo vivere nel migliore dei mondi possibili. Certo, da noi si è deciso di far studiare il greco e il latino perché sarebbero le nostre radici, e non propongo certo di smantellare tutto ciò: penso però che vada ripensato radicalmente, senza esaltazioni acritiche. Le proposte di legge non fanno che prendere atto di una situazione che già esiste e che non è detto sia così negativa. A parte la lingua europea, sono globalmente d’accordo. Senza esagerare, tuttavia, la conoscenza logocentrica la si può avere solo a scuola, l’intermedialità ci aspetta nel ben più vasto e cronologicamente lungo mondo di fuori. E credo che ora rimpiangerei di non averlo potuto fare.

Tu parli di conoscenza della cultura antica attraverso le traduzioni e citi un autore russo tra i sommi, che quasi tutti abbiamo letto proprio in traduzione, senza intenderne neppure la scrittura. Virgilio od Omero in traduzione consapevole, non poterziarla tale scuola, anziché demolirla con le discussioni capziose e financo velenose nelle quali siamo coinvolti nostro malgrado! Ma hanno avuto una scuola meno logocentrica, hanno approfondito, a scelta, chi la storia dell’arte, chi la pratica dell’arte, chi la storia del cinema, chi la pratica del cinema, chi l’uso dei computer, chi la costruzione di computer e la programmazione. Quest sono mie critiche, che l’articolo di Fusisllo mi dà l’occasione di esprimere. Fusillo dice, avrebbe un tale effetto solo se fatto su testi greci e latini? Bella l’idea di una scuola superiore che insegni anche cinema, arte figurativa, musica, cinese e altro ancora: ma basteranno ventiquattr’ore al giorno per tutte queste cose, calcolando che comunque italiano, matematica, fisica, scienze, storia, filosofia eccetera bisognerà pur continuare a farle? Io mi domando, sulla scorta di Fusillo, perché non insegnare anche l’alta cucina.

Voglio dire, cosa c’è di più contemporaneo, di più attuale, del rombo in crosta di quinoa su letto di rabarbaro e funghi, oggi che i maître à penser sono Cracco e Barbieri? Kali Yuga, facciamo spazio alle mille materie della scuola post-gentiliana! Che cento licei psicologico-coreutici-percorso Brocca sboccino! Trovo molto interessanti le argomentazioni del professore e condivisibili in più punti. Quando auspica lo studio della cultura classica attraverso testi tradotti ecc.

Trovo molto suggestiva l’indicazione di focalizzare lo studio su come miti greci e la produzione culturale classica si siano irradiati nel corso dei secoli e ancora oggi sia in grado di dialogare con il polimorfo mondo contemporaneo. Se il professore potesse suggerire degli. Andiamo per il mondo inventiamoci un nostro percorso tanto tutto fa cultura. Mio marito ha fatto il classico, io le magistrali.

Non saper riconoscere gli stili architettonici tipici dell’Italia centrale. Il liceo classico, oggi, non può essere quello di quaranta anni fa. Deve intercettare i cambiamenti in atto, e ripensarsi, altrimenti è ad elevato rischio fallimento. Quasi niente di condivisibile: per ribattere non si saprebbe da dove cominciare. Latino e del Greco impreparati e addirittura destrutturati non è il massimo. Ottime anche le considerazioni di Piero Caracciolo, che aggiungono importanti elementi di analisi. Peccato che il liceo non sia più quello di una volta, vero?

Anzi, peccato che non sia più quello degli anni Trenta, in cui alla maturità si portava il programma di tutti e tre gli anni. Peccato che gli studenti di oggi non imparino più a memoria quella specie di mezza enciclopedia di un centesimo del sapere! Peccato che abbiano tempo di imparare anche altre cose. Ma peccato che Timpanaro non abbia mai goduto della mia ammirazione. Ovvero, tanta per gli sforzi fatti, poca per i risultati ottenuti. Quanto a Marx, ne ha dette tante, di cose intelligenti e di cose cretine, che attribuirgliene una in più, in un senso o nell’altro, non cambia molto. Potremmo aggiungere anche Gramsci, che però diceva che tutti, e in primis il proletariato, dovevano impadronirsi degli strumenti culturali delle classi dirigenti.

Io non ipotizzerei un’identità tra cultura delle classi dirigenti e latinoeggreco. Invio quello che ha scritto una mia studentessa appena entrata il IV ginnasio. Forse ci può aiutare a capire meglio il senso del Liceo Classico oggi. Sono qui per piacere personale,sono qui per scoprire nuove cose,per trovare il libro della vita,per capire veramente chi sono e cosa vorrò essere. Sono qui per godermi gli anni adolescenziali,i più belli,così si suol dire,sono qui per affezionarmi ai miei professori,all’ambiente stesso. Ho scelto questa scuola,per viverla davvero,voglio dire alla fine di questi cinque anni di ESSERE stata qui,nel vero senso della parola. Spero che il liceo classico,le sue materie,i professori mi facciano crescere, mi facciano diventare una persona migliore e mi rendano in grado di sapermi relazionare,un domani,in un mondo che mi aspetta,fuori da questo grande portone,nel quale sono entrata una bambina e uscirò un’adulta,grande e forte.

Da insegnante di matematica alle scuole medie, che ha frequentato il liceo classico, constato, mio malgrado, che oggi molti di coloro che scelgono il classico lo fanno perché l’ambiente liceale è considerato migliore rispetto a quello delle scuole tecniche e professionali. Quindi non di sceglie il liceo classico perché si ama l’italiano o di è particolarmente bravi in grammatica o nelle materie umanistiche. Posso essere molto schietto e antipatico? Spero di non offendere nessuno, in particolare l’autore dell’intervento Fusillo.