I pezzi del mistero PDF

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Författare: Federico Tassinari.

Da Stoccolma al Cairo, dall’Australia a Gerusalemme; un gruppo di sette protagonisti, apparentemente senza niente in comune, affronterà un viaggio alla ricerca della verità sui più antichi misteri del mondo, finendo inevitabilmente per scoprire se stessi. Horror, fantasy, fantascienza, thriller: sfogliando le pagine si fondono diversi generi letterari, che accompagnano il lettore a vivere insieme ai personaggi un’avventura intrisa di difficoltà e pericolosi avversari da affrontare.

Wikipedia può contenere materiale discutibile: leggi le avvertenze. La procura di Cassino iscrisse nel registro degli indagati nel settembre 2002 il primo indagato, il carrozziere Carmine Belli di Rocca d’Arce, che, secondo un biglietto, doveva incontrarsi con Serena. A giugno 2011 vennero iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere l’ex maresciallo Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco. Nel 2014 diedero esito negativo gli esami del DNA su 272 persone. Anche le indagini sulle impronte digitali scoperte sulla scena del delitto hanno avuto esito negativo. Nel 2015 i tre indagati accusati nel 2011 hanno chiesto al GIP di chiarire la loro posizione.

Nel 2018 viene rivelato che la perizia effettuata dal RIS sulla salma di Serena e sul nastro adesivo con cui era stata legata e imbavagliata confermerebbe che l’omicidio sia avvenuto nella caserma dei carabinieri di Arce. Serena Mollicone su Chi l’ha visto? Delitto di Arce, verso riesumazione del cadavere di Serena Mollicone. URL consultato il 7 dicembre 2018. Carmelo Lavorino, Il delitto di Arce. Pino Nazio, Il mistero del bosco.

Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 20 feb 2019 alle 23:09. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Ipazia nacque ad Alessandria, alcuni decenni prima che questa città diventasse parte del nuovo Impero romano d’Oriente, nella seconda metà del IV secolo. Nulla si sa della madre e il fatto che i saluti rivolti a Ipazia e agli altri familiari nelle lettere del suo allievo Sinesio non la citino mai, fa ritenere che, almeno nel 402, ella fosse già morta.

Le fonti antiche sono concordi nel rilevare come non solo Ipazia fosse stata istruita dal padre nella matematica ma, sostiene Filostorgio, anche che ella divenne migliore del maestro, particolarmente nell’astronomia e che, infine, sia stata ella stessa maestra di molti nelle scienze matematiche. Matematica, astronoma e filosofa, come aveva già attestato il padre, Ipazia aveva tutti i titoli per succedere al padre nell’insegnamento di queste discipline nella comunità alessandrina, nella tradizione del glorioso Museo fondato quasi 700 anni prima da Tolomeo I Soter. Le fonti antiche le attribuiscono sicuramente un commentario a un’opera di Diofanto di Alessandria, che dovrebbe essere, secondo gli interpreti, l’Arithmetica, e un commentario alle Coniche di Apollonio di Perga. La mancanza di ogni suo scritto rende problematico stabilire il contributo effettivo da lei prodotto al progresso del sapere matematico e astronomico della scuola di Alessandria: a dire del Kline, quella scuola possedeva l’insolita combinazione di interessi teorici e interessi pratici che doveva rivelarsi così feconda un migliaio di anni più tardi. Da queste parole si ricava che i matematici e gli astronomi del tempo di Ipazia non consideravano affatto l’opera di Tolomeo l’ultima e definitiva parola in fatto di conoscenza astronomica: al contrario, essa era correttamente ritenuta una semplice ipotesi matematica, segno che per gli astronomi alessandrini era necessario proseguire le ricerche, per giungere possibilmente alla reale comprensione della natura e della disposizione dell’universo. Sinesio chiese anche ad Ipazia di costruirgli un idroscopio, allegando una descrizione dettagliata: un tubo cilindrico avente la forma e la misura di un flauto.