Guida alle impugnazioni dinanzi al tribunale del riesame. PDF

231, e dalla legge 16 marzo 2006, n. La responsabilità penale degli enti ha trovato una propria disciplina normativa dopo anni di discussioni in ambito giuridico riguardo guida alle impugnazioni dinanzi al tribunale del riesame. PDF tema, in particolare per i principi e le idee innovatrici apportate dal legislatore. Questa normativa infatti tende ad allontanarsi dal vecchio e consolidato brocardo latino societas delinquere non potest, creando notevoli perplessità nei critici più puristi. Unione europea, dato che ogni paese membro era tenuto a disciplinare la materia come previsto dall’art.


Författare: Tomaso Emilio Epidendio.

Con questa terza edizione l’opera è stata aggiornata con la giurisprudenzapiù recente, intervenuta copiosamente in materia (anche consentenze della Corte costituzionale e della Cassazione a Sezioni Unite).In occasione di tale aggiornamento, oltre a fornire il consueto inquadramentosistematico degli orientamenti giurisprudenziali, si è prestataparticolare attenzione a segnalare i contrasti tuttora in atto e ad illustrarei casi concreti cui si riferiscono le decisioni,rispettoai casi da esaminare nello svolgimento dell’attività professionale.Il volume si suddivide in due parti: la prima relativa al procedimento; laseconda inerente ai principi generali in materia. La trattazione unisce al tagliopratico l’approfondimento teorico dei principali istituti e delle questioniproposte dalla prassi.

OCSE non vincolavano gli stati a prevedere una nuova forma di responsabilità penale, ma solo di garantire forme efficienti di tutela. 197 è stata introdotta la responsabilità per banche ed intermediatori finanziari: sebbene disciplinati distintamente, le modifiche effettuate col Testo Unico a CONSOB e Banca d’Italia hanno praticamente allineato entrambe le situazioni. Le principali differenze con l’altro processo speciale sono in questo caso l’iscrizione della notizia di reato in un registro particolare e la comunicazione oltre che all’ente interessato, anche alla Banca d’Italia e, per certe questioni, alla CONSOB. Altro modello particolare è quello relativo agli illeciti amministrativi derivati da ulteriori illeciti amministrativi, come da legge 18 aprile 2005, n.

Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle società e associazioni anche prive di personalità giuridica. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. Si applicherebbe infine anche agli enti pubblici economici. Una delle principali problematiche al fine di disciplinare una così particolare materia normativa è quello di fissare dei criteri d’imputazione e colpevolezza logici, pratici e non incostituzionali. Va escluso a priori il fine illecito, sia estrinseco che intrinseco, in quanto direttamente vietato dalla fonte primaria del nostro ordinamento, la Costituzione all’art. L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi.

Che il criterio d’imputazione della persona fisica sia quasi totalmente scollegato da quello dell’ente risulta invece dalla disposizione dell’art. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell’ente quando è concessa amnistia per un reato in relazione al quale è prevista la sua responsabilità e l’imputato ha rinunciato alla sua applicazione. Lo stesso argomento in dettaglio: Modello di organizzazione e gestione. La dimostrazione del criterio d’imputazione dell’ente è affidata a determinati sistemi organizzativi e di controllo predisposti dall’ordinamento: se l’ente non si adatta, è pressoché automatica la volontà di commettere il reato.

Tace la legge su come vadano predisposti in seno all’ente, stante anche la notevole differenza dei soggetti previsti dalla normativa. Si ritiene generalmente in dottrina che sia l’assemblea a dover decidere i modelli da attuare e le modalità, anche se ci si deve attenere all’articolo 6. Nei casi previsti, cioè per le Associazioni di Enti, può essere coinvolto il Ministro di Giustizia al fine di concertare le soluzioni migliori. Sono stabilite dal giudice in una valutazione bifasica per azioni che non ecceda il milione e mezzo di euro. Sono criticate per la loro convenienza rispetto alle misure che l’ente deve adottare.

Entrambe le forme di sanzione hanno subito critiche di vario tipo. Le sanzioni pecuniarie sono state ritenute ad esempio troppo poco incisive, sia per il limite di valore, sia per le scappatoie che gli enti possono avere. Crea notevoli problemi poter ritenere l’ente imputato in un processo: a tal fine la legge delega era stata abbastanza chiara, disponendo che l’imputazione per gli enti fosse quanto più simile dalla figura ordinaria prevista dal codice di procedura penale. Il legislatore delegato ha seguito in maniera particolare le disposizioni della delega, tanto che un gruppo nutrito di giuristi ha lamentato l’incostituzionalità del provvedimento per eccesso di delega. Il modus operandi per notificazioni e comparizioni invece è, per la natura non fisica dell’ente, permeata di molti istituti di diritto processuale civile. Allo stesso modo non è stata consentita l’azione civile per danni nei confronti dell’ente, in quanto non artefice materiale del reato stesso, né ovviamente la richiesta per danni civili da parte dell’ente nei confronti del reo-persona fisica, per evitare che una stessa parte potesse risultare in giudizio imputato e parte civile. Dubbi sono sollevati anche per il rischio, non del tutto etereo, che la macchina giudiziaria possa subire grossi intoppi a livello funzionale: è possibile infatti l’evenienza che un giudice debba valutare il merito della responsabilità penale del singolo, di quella amministrativa dell’ente, dell’azione civile per danni verso la persona fisica nonché verso l’ente in qualità di responsabile civile o obbligato.

Controtendenza rispetto al codice di rito ordinario come riformato nell’89, il d. L’ultima previsione è sembrata a parte della dottrina una previsione generale da contemperare con gli articoli del codice di procedura penale in materia. Tuttavia non possono essere applicate le disposizioni generali in quanto porterebbero al paradosso di creare ulteriori deroghe che, combinate a quanto previsto dalla normativa, tendono addirittura ad ampliare le ipotesi di separazione previste dallo stesso ordinamento generale. La fase anteriore al dibattimento è disciplinata ricalcando la normativa principale in materia con qualche opportuno adattamento. Sostanzialmente le indagini preliminari devono essere svolte contemporaneamente sia per quel che riguarda l’ente, sia per il reo materiale. Diverse controversie ha creato la previsione normativa relativa all’archiviazione delle indagini.

Diversamente, infatti, da quanto previsto dalla normativa ordinaria, l’archiviazione è disposta non dal giudice per le indagini preliminari ma direttamente dal PM con decreto motivato, mentre la riapertura delle indagini va effettuata paradossalmente con richiesta al GIP. Sono previste misure cautelari di natura interdittiva, che hanno una funzione però dissimile rispetto alle misure cautelari previste dall’ordinamento per le fattispecie base: a livello processuale infatti il loro profilo è basso, non costituendo un limite a fatti come l’inquinamento delle prove. Hanno piuttosto una funzione inibitoria per evitare la continuazione o ripetizione dell’illecito. La misura cautelare può subire tre modificazioni: sospensione, revoca e sostituzione. La prima è senz’altro la più interessante dato che non è prevista per le misure cautelari ordinarie, e consiste, ovviamente, nel bloccare gli effetti temporaneamente della misura inflitta.

La revoca non si discosta molto da quella ordinaria, se non per il fatto che può essere disposta anche ex officio. Quelle reali sono invece suscettibili, su richiesta, di riesame durante il giudizio. Il giudice dell’udienza preliminare pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi di estinzione o di improcedibilità della sanzione amministrativa, ovvero quando l’illecito stesso non sussiste o gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere in giudizio la responsabilità dell’ente. La prima cosa che salta all’occhio è che la richiesta di rinvio a giudizio promossa nei confronti dell’imputato persona fisica opera anche per l’ente automaticamente, instaurando l’udienza preliminare anche per quest’ultimo.

Sono disposti soltanto tre variazioni, per adattare la normativa alla natura dell’ente: innanzitutto la verifica della regolare costituzione delle parti, nella quale non è prevista la notifica per irreperibilità ex art. Nel processo ordinario infatti l’onere probatorio è essenzialmente previsto per il PM, mentre in questo caso abbiamo un onere definito a carichi differenziati, e la differenziazione dipende dalla posizione nella piramide gerarchica aziendale del soggetto imputato. Fa discutere il carattere sintetico delle previsioni normative della fase istruttoria, tutte contenute in un’unica norma composta oltretutto da vari richiami lacunosi. Uno dei più grandi problemi riguarda l’incompatibilità testimoniale, data la complessità della struttura di una persona giuridica rispetto alla semplice identità di una fisica. 34 rimanda quasi interamente al processo ordinario, avendo preferito il Legislatore disciplinare più attentamente l’esito.

Il resto del dibattimento non si discosta molto e tende a camminare parallelamente per imputato ed ente, salvo in alcune situazioni come la morte del reo, l’imputato non ha commesso il fatto comunque imputabile all’ente, prescrizione del reato ed amnistia a cui l’ente non ha rinunciato. Le sentenze sono disciplinate dagli artt. Il primo di questi riguarda una onnicomprensiva sentenza di esclusione della responsabilità dell’ente, ben diversa da una sentenza di assoluzione di una persona fisica, di tipo dichiarativo e senza diversificazioni. 62, 63 e 64 del d. Questo parametro, specialmente per quel che riguarda il giudizio abbreviato, è stato aspramente criticato in quanto rende molto più duro e rigoroso il trattamento riservato all’ente rispetto ad una persona fisica, magari imputata anche di reati molto gravi, ed inoltre crea il notevole paradosso che una situazione di rito possa essere decisa arbitrariamente dal giudice su un’astratta previsione.