Guazzabuglio. Poesia, narrativa, fotografia PDF

Un maledetto imbroglio è un film del 1959 diretto e interpretato dal regista italiano Pietro Germi. Il commissario Ingravallo esce dal palazzo di Piazza Farnese teatro del delitto. Il film inizia con l’inquadratura della fontana di Piazza Farnese con in sottofondo la canzone Sinnò me moro, scritta dallo stesso Germi con la collaborazione guazzabuglio. Poesia, narrativa, fotografia PDF maestro Carlo Rustichelli, e cantata dalla di lui figlia sedicenne, in arte Alida Chelli.


Författare: Bruno Biondi.

Un “Guazzabuglio” lirico e narrativo tra le pieghe emotive e personali di Bruno Biondi: due struggenti racconti e variegate poesie che si muovono sul tempo e l’allitterazione, serpeggiando a verso libero su sentieri di suggestione e capacità evocativa. Momenti di coscienza e timore, odi all’amore, il dolore e la disperazione contro i quali la malattia ci costringe a confrontarci, speranza e rinnovata voglia di vivere: tutto questo in un’opera policroma e vibrante, che nasce dalle paure dei frangenti complicati e risorge sopra di essi come per sfidarli di nuovo, mantenendo tuttavia inalterato il senso di un reale rispetto per la sofferenza e per l’esistenza.

Nell’antico palazzo di Piazza Farnese è avvenuto un furto nella casa del commendatore Anzaloni, collezionista d’arte che viene interrogato dal commissario Ingravallo incaricato delle indagini. Il derubato si mostra stranamente reticente nel rispondere alle domande del commissario che, preso da istintiva antipatia per il personaggio, che appare effeminato ed equivoco, incomincia a sospettare qualcosa di poco chiaro nel furto. Durante l’interrogatorio il maresciallo Saro trova sul pavimento della casa dell’Anzaloni un biglietto del treno per i Castelli romani. Il commendatore Anzaloni nel frattempo appare sempre più ambiguo in quanto prima chiede di non divulgare il furto ai giornali e poi si dà per malato per non presentarsi al commissariato. Durante le indagini nello stesso palazzo la vicina di casa del commendatore Anzaloni, la bella signora Liliana Banducci, presso cui lavorava Assuntina, viene scoperta morta dal cugino della vittima, Massimo Valdarena.

Ingravallo viene incaricato di indagare anche su questo caso dove tutto appare strano: sia il comportamento del marito Remo Banducci sia quello del cugino che sembrano entrambi voler nascondere qualcosa. Dalle indagini sull’omicidio viene alla luce che sia il cugino sia il marito della vittima si spartiscono i favori di un’ex cameriera di casa: Virginia. I sospetti convergono proprio su questi ultimi personaggi ritenuti complici dell’assassinio. Il commissario farà arrestare l’assassino ma salverà Assuntina dall’accusa di complicità, impietosito di lei e del figlio che sta aspettando. Da un’intervista allo sceneggiatore Alfredo Giannetti risulta lo scontro stilistico e caratteriale tra Germi e Gadda: Le devo dire la verità, che non si è mai detta.

In generale, mi sembrerebbe un sintomo di decadenza, per il cinema, ridursi a cercare le sue storie nei romanzi. Per quanto mi riguarda, mi sentirei diminuito se risultasse che nel mio lavoro mi aggancio alla letteratura. Là dove ad esempio Gadda mostra tutto il suo disprezzo per il fascismo, Germi, che ambienta il film in un’epoca successiva, lo ripropone quando fa scoprire in un armadio una grande foto di Banducci, un personaggio estremamente negativo, in divisa fascista. Si potrebbe dire che Germi è complementare a Gadda, che infatti apprezzò il film anche per la comune passione per la letteratura gialla che condivideva con il regista.

L’impegno morale di Germi si accosta allo scetticismo di Gadda. Avere sciolto il maledetto imbroglio non significherà per ambedue la vittoria della giustizia poiché anche chi è colpevole per la legge è a sua volta vittima del male del mondo. Incasso accertato nelle sale sino a tutto il 31 maggio 1964 389. La dicitura nei titoli di testa è libera riduzione per sottolineare la distanza dall’originale romanzo di Gadda.