Gli ordini ospedalieri tra centro e periferia PDF

Europa venivano chiamate medicine non convenzionali. In questo saggio useremo prevalentemente queste ultime definizioni, anche se, talvolta, a gli ordini ospedalieri tra centro e periferia PDF del contesto, useremo anche la generica dizione medicine non convenzionali. Paesi industrializzati, è in atto una crescente diffusione dell’uso delle medicine complementari. Nahin, Complementary and alternative medicine use among adults.


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Rispetto ad altre forme di vita religiosa (ordini monastici, ordini mendicanti etc.) gli ordini ospedalieri – tra cui spiccano gli Antoniani, le comunità di S. Giacomo di Altopascio vicino Lucca, di S. Maria di Roncisvalle in Navarra e di S. Spirito in Sassia a Roma – non hanno ottenuto finora l’attenzione che meritano. Alcuni di questi ordini – in particolare quello di S. Spirito, oggetto negli ultimi anni di un rinnovato interesse storiografico – vengono affrontati in questo volume sotto la particolare angolazione dei rapporti tra centro e periferia, ovvero l’articolato legame tra la casa madre e le filiali dell’ordine, diffuse a volte in tutta la Cristianità. Una sezione del volume è riservata al confronto con gli ordini religioso-militari (in particolare i Gerosolimitani e i Lazzariti) che sono serviti da modello agli ordini ospedalieri per alcuni importanti aspetti della loro spiritualità e delle loro strutture organizzative. Un tema ampiamente trattato è anche quello relativo alla raccolta di elemosine ad ampio raggio geografico (questua), importante fonte di entrate esposta però ad abusi, che diedero a questi ordini una fama popolare di scaltrezza e ambiguità.

Stando a questi dati, quindi, il nostro Paese non solo si collocherebbe all’ultimo posto tra le nazioni occidentali più ricche che utilizzano le medicine complementari, ma presenterebbe anche un divario sorprendente rispetto ai Paesi affini. In realtà, occorre considerare che nelle statistiche statunitensi si inserisce tra le CAM anche il ricorso alla preghiera, per sé e per gli altri. Per converso, le indagini ISTAT per l’Italia, a cui ci siamo sopra riferiti, sono estremamente restrittive, in quanto prendono in esame solo le principali medicine complementari: agopuntura, omeopatia, fitoterapia, trattamenti manuali. ISTAT in riferimento alle medicine non convenzionali nel loro complesso.

Ma, al di là delle statistiche discordanti, è interessante analizzare, sia pur in sintesi, la distribuzione delle preferenze e le caratteristiche socioculturali degli italiani che ricorrono alle medicine complementari. In Occidente, sono più le donne che gli uomini a fare ricorso alle medicine complementari. Coloro che utilizzano le medicine complementari sono in prevalenza laureati e diplomati, dirigenti, imprenditori, liberi professionisti e impiegati. Più modesta la percentuale di operai e pensionati.

Netto il divario tra le regioni centro-settentrionali e quelle meridionali. Il grado di soddisfazione degli utilizzatori delle medicine complementari è elevato. Un’analisi più dettagliata mostra che l’aumentare dell’età e la diminuzione del livello di istruzione sono correlati con l’aumento del grado di insoddisfazione. Questo può spiegare la più bassa percentuale di soddisfazione riferita all’agopuntura, i cui utenti sono mediamente più anziani, con un più basso grado di istruzione, che ne usufruiscono soprattutto per patologie dolorose croniche di difficile risoluzione anche con la farmacologia e la chirurgia. Tre persone su quattro che si sono rivolte alle terapie complementari non l’hanno fatto in maniera esclusiva, ma le hanno integrate con farmaci di sintesi. Anche in questo caso è interessante notare il divario tra Nord-Sud. Al Nord è maggiore la tendenza all’integrazione rispetto al Sud.

L’integrazione tra diversi sistemi medici è un fenomeno in atto da decenni nei due più grandi Paesi asiatici, Cina e India, dove è regolamentata e attivamente promossa da ordinamenti e politiche statali. L’omeopatia è insegnata nelle facoltà di medicina, dove i primi tre anni di studio sono identici sia per chi diventerà un omeopata sia per chi sarà un medico di tipo occidentale. All’interno del Paese, la medicina cinese e quella occidentale sono oggetto di attive politiche di integrazione nel servizio sanitario nazionale, nella ricerca scientifica e nell’insegnamento universitario. Per effetto della globalizzazione, si può pertanto prevedere che la spinta alla medicina integrata proveniente dai grandi Paesi asiatici entrerà sempre più in collegamento con l’analoga spinta che è in atto nei principali Paesi occidentali.