Giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi PDF

Ragioni e obbiettivi di una scelta metodologicamente inedita 1. Preceduto dall’umiliante condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamento inumano e degradante di persone detenute, il quarantennale giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi PDF riforma dell’ordinamento penitenziario è stato occasione per un ineludibile, sconfortante bilancio. Ma se è doveroso ammettere che molto è stato fatto negli ultimi tempi sia a livello legislativo, che amministrativo, lo è altrettanto riconoscere che la realtà carceraria, salvo circoscritte eccezioni, è ancora distante dalle connotazioni e dal compito che alla pena assegna la Costituzione. Ha concorso sicuramente una molteplicità di fattori, dei quali forse è possibile però individuare un denominatore comune: si è preteso di versare il vino nuovo nei vecchi otri – per usare la metafora del sen.


Författare: Ennio Tomaselli.

Il problema è culturale, prima ancora che normativo. Una profonda azione riformatrice, dunque, non può risolversi nel pur necessario intervento legislativo, ma deve operare anche sui piani, strettamente interconnessi, delle strutture architettoniche, dell’organizzazione del regime penitenziario e della formazione professionale. Ma un’effettiva attuazione del finalismo risocializzativo dovrebbe comportare un deciso spostamento del baricentro della risposta sanzionatoria penale, oggi sostanzialmente incentrata sulla pena detentiva, verso sanzioni di comunità, cioè di esecuzione nel territorio, meno onerose per lo Stato, meno afflittive per il condannato, più efficaci nella prospettiva di una sua riabilitazione sociale. La quarantennale storia del nostro ordinamento penitenziario, dunque, non soltanto dimostra che qualsiasi riforma meramente normativa è destinata a rimanere in gran parte sulla carta, se non vi sono persone e luoghi che sappiano accoglierla. Alla luce di queste consapevolezze, gli Stati generali, volendo perseguire l’ambizioso obbiettivo di dare nuovo senso ed assetto all’esecuzione della pena, hanno ritenuto indispensabile un approccio metodologicamente inedito. Con il presente Documento il Comitato, avvalendosi del prezioso lavoro dei Tavoli , intende offrire un compendio delle linee di intervento che ritiene più qualificanti per dare un volto nuovo all’esecuzione penale, pienamente rispettoso dei principi costituzionali che informano questa materia e attento a nuove problematiche e a nuove potenzialità, inimmaginabili sino a non molto tempo fa. Non solo perché si è inaugurato un metodo di lavoro imperniato su un network di professionalità, culture, esperienze e linguaggi diversi, che appare l’unico modo per affrontare un problema complesso e poliedrico come quello dell’esecuzione della pena.

Ma soprattutto perché pone al centro del dibattito pubblico il tema dell’esecuzione penale. Ciò può contribuire a determinare un copernicano mutamento di prospettiva: dal carcere percepito come la soluzione per tutti i problemi e per tutte le paure sociali, al carcere come problema sociale. Anzi, all’intera esecuzione penale come problema sociale. Gli Stati generali vorrebbero indurre, invece, la società a guardare, conoscere e capire. Prima di illustrare le principali linee di un auspicabile intervento riformatore, preme precisare quali debbano essere le coordinate costituzionali entro cui si deve iscrivere qualsiasi modello di esecuzione penale e dalle quali l’attuale esorbita per più di un profilo. Affinché il finalismo risocializzativo che deve ispirare tale fase non resti una retorica declamazione, si debbono realizzare una pre-condizione negativa e alcuni positivi presupposti.