Foscolo PDF

I Sonetti di Ugo Foscolo furono composti tra il 1798 e il 1803 e pubblicati tra il 1802 e il 1803. Nell’ottobre del 1802 sul fascicolo IV del “Nuovo Giornale dei letterati” di Foscolo PDF, vengono pubblicati, con il titolo di “Poesie”, otto sonetti e l’ode “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo”. I motivi poetici dei sonetti e il loro risultato espressivo non sempre sono uniformi.


Författare: Sergio Severino.

La produzione letteraria di Foscolo coincide quasi del tutto con l’epoca napoleonica e quindi con gli orientamenti di fondo della letteratura di questo tempo, che nei suoi livelli alti si configura come neoclassicismo. Intellettuale e poeta autenticamente “europeo”, in risposta alla destituzione esistenziale conseguente al fallimento della palingenesi rivoluzionaria, che riproduceva, anzi aggravava, la lacerazione della totalità umanistica, si costruì una classicità tutta affidata alla dimostrazione della validità e perennità di valori che rifondassero e ricomponessero una socialità umanamente ed eroicamente dimensionata.

L’originalità del sonetto foscoliano è da rintracciare nella sua particolare impostazione metrico-stilistica. Probabilmente anche questo sonetto venne scritto per la Roncioni. Il poeta si rende conto che i suoi sogni giovanili sono ormai finiti e ora la sua mente è disorientata. Vorrebbe darsi alla morte ma ad impedirglielo è il desiderio della gloria e l’amore per la madre. Questo è un sonetto nel quale Foscolo si rende conto che sono già trascorsi anni della sua vita e che il secolo volge ormai al termine.

Si accorge che la sua vita è stata una delusione e che di lui non resterà nulla. L’arte è eterna, e dal momento che nulla può fare per la sua patria, non gli è infatti possibile compiere imprese eroiche, si limita a farsi ricordare attraverso opere erudite. Il sonetto venne ispirato da una proposta del Consiglio Cisalpino di abolire la lingua latina. Il sonetto, considerato il più bello del primo gruppo, venne composto nel 1801 ed è rivolto a Firenze. In questo sonetto il tema autobiografico è situato su uno sfondo di più ampio respiro dove non mancano le rievocazioni storiche e le meditazioni più solenni. Il sonetto, scritto per Teresa Pikler o più probabilmente per Isabella Roncioni, ha un inizio chiaramente ortisiano, duro nei suoni e melodrammatico negli atteggiamenti, mentre nella seconda parte sembra placarsi nella visione della bellezza femminile.

Sempre scritto per la Roncioni il poeta trascorre i giorni lamentandosi e senza riuscire a riposare e le notti vagando per i luoghi più solitari ripensando alla sua amata dimenticandosi delle avversità della vita. Conclude con una dedica probabilmente alla madre Rossana. Questo sonetto, sempre ispirato alla Roncioni e scritto dal poeta mentre si trovava in Liguria aggregato alla Cisalpina, risente ancora di quei risultati disuguali osservate in “Perché taccia”. Esso si apre con un’apertura decisa e vibrante ma si avvertono alcune forzature del tono e un atteggiamento di tipo oratorio. Considerato il più bello tra i sonetti del Foscolo, come scrive il Momigliano, esso esprime “lo smorzarsi di un tumulto grande ma umano nello sconfinato sopore dell’universo”. Nell’immobile silenzio della sera, quando ogni forma di vita si spegne, il silenzio suggerisce al poeta l’immagine della morte alla quale egli si rivolge con nostalgia, come se essa potesse portare solamente la pace. La nostra esistenza si riduce ad un breve ed increscioso incidente ed è destinata presto ad esaurirsi nel ritorno alla materia universale, al “nulla eterno”.

In questa sua riflessione Foscolo mostra la propria adesione alle dottrine del materialismo del Settecento. Zacinto, qui cantata dal poeta, non è solamente la sua patria reale ma soprattutto quella ideale. Scritto tra il 1802 e il 1803 è questo il primo dei sonetti maggiori dove si sente ancora lo spirito di delusione già espressa nell’Ortis che sembra rendere arida la vena del canto. Ma, a differenza dell’Ortis, il Foscolo in questo sonetto non si esprime con irruenza ma in forma pacata e, dopo il primo sfogo autobiografico, il poeta riesce a sollevarsi ad una visione più ampia del destino umano. Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo” è stato composto nel 1802 per la memoria del fratello Giovanni Dionigi che si era ucciso con una pugnalata in presenza della madre a causa di un grosso debito di gioco. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 30 set 2018 alle 11:31.

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Il carme inizia con una domanda retorica: la tomba può offrire conforto al sepolto? Il popolo intellettuale e quello ricco e quello nobile , ornamento e guida per il bel regno italico, ha già la sua tomba da vivo nelle regge dove sempre risuona l’adulazione, e unica lode gli stemmi . Maratona, dove Atene consacrò le tombe ai suoi caduti. Laerte , invano cercherete la vostra patria! Analisi e commento: Carme in forma di Epistola in versi sciolti. Il linguaggio poetico è difficile ed a volte oscuro sia a livello lessicale e sintattico sia per i numerosi riferimenti a fatti, persone e testi della letteratura antica.