Filosofare in carcere PDF

I Quaderni del carcere sono la raccolta degli appunti, dei testi e delle note che Antonio Gramsci iniziò a scrivere dall’8 febbraio 1929, durante filosofare in carcere PDF sua prigionia nelle carceri fasciste. I Quaderni – recuperati dopo la morte di Gramsci e portati a Mosca – furono pubblicati dall’Editore Giulio Einaudi, sotto la notoria supervisione di Palmiro Togliatti, in una prima edizione tra il 1948 e il 1951. Le condizioni in cui nacquero portarono l’autore ad approfondire riflessioni in completa solitudine, dando così vita a scritti che proprio da questo carattere di autonomia da un dibattito pubblico vedono nascere le maggiori ragioni di interesse. Da una parte Gramsci considerava quegli scritti quasi “esercizi” contro l’inaridimento causato dalla vita carceraria, dall’altra era cosciente della possibilità di teorizzare libero da questioni politiche contingenti, quindi per l'”eternità”.


Författare: Augusto Cavadi.

Per diversi mesi, con cadenza quindicinale, tre filosofi incontrano un gruppo di detenuti del carcere di “Ucciardone” di Palermo. Di cosa si parla? Del senso della vita, dell’amore e della libertà. Un libretto agile e scorrevole che, in modo commovente e al contempo divertente, racconta l’esistenza da un punto di vista insolito, affrontando in modo concreto i grandi quesiti umani. Un’esperienza di “filosofia in pratica”: un percorso dialogico tra un filosofo di professione e uno o più interlocutori disposti a confrontarsi su domande condivise, alla ricerca ciascuno della propria risposta.

Nelle analisi – siano esse di tipo politico, sociale, storico, filosofico, letterario e genericamente culturale – condotte da Gramsci nei Quaderni, il tema dell’egemonia è costantemente presente: in che modo una classe sociale pervenga a egemonizzare le altre, quali forme essa assuma, quali strumenti adotti e quali siano i suoi limiti eventuali, come essa si mantenga. Ne La questione meridionale Gramsci aveva scritto che il proletariato può diventare classe dirigente e dominante nella misura in cui riesce a creare un sistema di alleanze di classe che gli permetta di mobilitare contro il capitalismo e lo Stato borghese la maggioranza della popolazione lavoratrice. Gramsci: La supremazia di un gruppo sociale si manifesta in due modi, come dominio e come direzione intellettuale e morale. Un gruppo sociale è dominante dei gruppi avversari che tende a liquidare o a sottomettere anche con la forza armata, ed è dirigente dei gruppi affini e alleati. Come si conquista l’egemonia, così essa può essere perduta: la crisi dell’egemonia si manifesta quando, anche mantenendo il proprio dominio, le classi sociali politicamente dominanti non riescono più a essere dirigenti di tutte quante le classi sociali, ossia non riescono a risolvere i problemi di tutta la collettività e a imporre a tutta la società la propria complessiva concezione del mondo. Analizzando la storia italiana e il Risorgimento in particolare, Gramsci rileva che l’azione della borghesia avrebbe potuto assumere un carattere rivoluzionario se avesse acquisito l’appoggio di vaste masse popolari, in particolare dei contadini, che costituivano la maggioranza della popolazione. Al contrario, i cavourriani seppero mettersi alla testa della rivoluzione borghese, assorbendo tanto i radicali che una parte dei loro stessi avversari.

Questo avvenne perché i moderati cavourriani ebbero un rapporto organico con i loro intellettuali che erano, come i loro politici, proprietari terrieri e dirigenti industriali. Le masse popolari restarono passive nel raggiunto compromesso fra i capitalisti del Nord e i latifondisti del Sud. Italia nuclei di classe dirigente favorevoli all’unificazione, questi nuclei non volevano dirigere nessuno, cioè non volevano accordare i loro interessi e aspirazioni con gli interessi e aspirazioni di altri gruppi. Il problema è ora di comprendere come possa il proletariato – o in generale una classe dominata, subalterna – riuscire a divenire classe dirigente e a esercitare il potere politico, divenendo classe egemone. Le classi subalterne – sottoproletariato, proletariato urbano, rurale e anche parte della piccola borghesia – non sono unificate e la loro unificazione avviene solo quando “divengono Stato”, quando giungono a dirigere lo Stato, altrimenti svolgono una funzione discontinua e disgregata nella storia della società civile dei singoli Stati. La politica, secondo Gramsci, è in grado di sanare la frattura tra gli intellettuali e i semplici, almeno quella politica che non tende a mantenere i semplici nella loro filosofia primitiva del senso comune, ma invece a condurli a una concezione superiore della vita. Tuttavia l’uomo attivo di massa – cioè la classe operaia, – non è, in generale, consapevole né della sua condizione reale di subordinazione, né della funzione che essa può svolgere.