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CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONI UNITE – SENTENZA 19 aprile 2016, n. Dunque la questione affrontata dalle Sezioni Unite enucleare PDF la portata stessa dell’appello come mezzo di impugnazione avente carattere devolutivo ed in particolare il rapporto tra gli artt.


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Poli, La devoluzione di domande e questioni in appello nell’interesse della parte vittoriosa nel merito, Riv. In materia, dottrina e giurisprudenza sono intervenute più volte andando ad enucleare dei punti fermi nell’analisi teorico-pratica da cui è necessario partire, come fa la stessa Suprema Corte nella pronuncia in commento. Da tali premesse concettuali è necessario partire per comprendere la decisione della Suprema Corte di disattendere l’orientamento maggioritario in giurisprudenza e ritenere sufficiente la mera riproposizione della questione ex art. Emerge dunque la fallacia dell’orientamento, disatteso dalle Sezioni Unite, che esigeva la proposizione di un appello incidentale anche quando sulla domanda di garanzia non vi fosse stata pronuncia. Tale orientamento si basava sull’assunto che la riproposizione della domanda di garanzia era necessaria in quanto il convenuto appellato non chiedeva di “mantenere ferma la sentenza impugnata”, bensì un effetto che “presuppone la riforma” della sentenza. Documentare è una tecnica legata al fare, ma anche scienza legata al pensare. La documentazione delle esperienze è intesa soprattutto come “riflessione” sul singolo percorso, finalizzata a mettere in evidenza i tratti caratteristici.

Documentare a scuola significa dare senso alla propria esperienza perché la documentazione permette al docente di compiere un percorso di valutazione su didattica, pratiche e strategie messe in campo allo scopo di innescare meccanismi di miglioramento. Una tale riflessione consente di “dare parole al sapere pratico”, di enucleare gli elementi del proprio “saper fare” e quindi di rendere autoconsapevole la pratica didattica. Un insegnante come “professionista riflessivo” può contare su un “repertorio” di metodi per promuovere l’apprendimento, tra i quali scegliere per adattare la propria operatività in situazione. Il momento della documentazione rappresenta anche un’occasione di riflessione collettiva che mette insieme, per un’analisi retrospettiva, i diversi docenti che hanno preso parte all’esperienza: osservare e discutere insieme e reciprocamente il proprio lavoro contribuisce a migliorare la capacità critica e a rafforzare i processi di progettazione e decisione che precedono le iniziative susseguenti. Dal punto di vista del singolo docente, la pratica della documentazione è uno strumento che favorisce la capacità di esplicitare, di “oggettivare” le scelte didattiche compiute evidenziandone la correlazione con i propri apprendimenti e comporta anche la possibilità di una maggiore consapevolezza della propria biografia professionale nella sequenza dei diversi percorsi realizzati. Grazie allo sviluppo delle tecnologie telematiche disponiamo oggi di una rete di comunicazione che rende agevole l’accesso all’informazione, la disseminazione e la circolazione dei risultati delle ricerche e che permette la costruzione di comunità virtuali in cui realizzare esperienze di confronto. Il concetto di comunità virtuale ha un ruolo importante perché è uno strumento atto a superare l’isolamento del singolo o del singolo gruppo permettendo, quindi, di vincere quell’insieme di vincoli che nella scuola sono spesso rappresentati dall’autoreferenzialità e dalla mancanza di interscambio.

La documentazione è utile supporto, dunque, alla progettazione per: le riflessioni ed i processi che attiva, le operazioni che sollecita, le decisioni che motiva. Il percorso didattico è qualcosa di complesso già al suo interno, infatti, attraverso la dinamica della comunicazione, in esso si strutturano conoscenze, competenze e comportamenti. Il docente che documenta deve saper osservare ciò che avviene in classe per divenire consapevole delle reti di relazioni che in essa si attivano, insieme con meccanismi, dinamiche ecc. Il docente che documenta deve riuscire a esplicitare l’implicito applicando la metodologia della ricerca al proprio insegnamento. Il docente che ricerca rafforza l’autorevolezza della propria professionalità e legittima pubblicamente una prassi didattica, rendendola esplicita e trasferibile. Tale forma di documentazione è poco fruibile e non trasferibile poiché da essa non emergono i nodi concet-tuali che qualificano il percorso.

La trasferibilità dell’esperienza è legata al processo, non al prodotto. Diario di bordo: viene elaborato dai docenti in situazione e in azione. Contiene annotazioni, osservazioni, impressioni “a caldo” sulle attività degli alunni, appunti, idee, brevi resoconti che il docente ritiene di appuntare. Dal racconto deve emergere come l’insegnamento sia un modo di conoscere il mondo della classe e dei singoli individui che la compongono e come la classe, e ognuno dei soggetti di essa, si relazionino con la conoscenza del mondo. Occorre competenza, ma anche energia e coraggio per chiedersi costantemente perché si fa quel che si fa. Occorrono, quindi, grande consapevolezza e metodo per riuscire a raccontarlo. Anche l’alunno documenta la sua vita scolastica attraverso il diario di bordo.