E poi chi lo porta fuori il cane? PDF

Favino e Mannoia cantano i migranti. Poi il giallo della parolaccia: “Siete tre str” Al E poi chi lo porta fuori il cane? PDF dell’interpretazione sui migranti, Favino, la Mannoia e Baglioni lasciano il palco. Un piccolo incidente ha segnato la finale della 68esima edizione del Festival di Sanremo.


Författare: Edmondo Berselli.

Ieri sera Favino ha catturato l’Ariston con la forza della sua recitazione. Mentre interpretava il monologo La notte poco prima delle foreste, atto unico del drammaturgo e regista francese Bernard-Marie Koltès del 1977, in sala c’era un silenzio assoluto. Era una figura maschile quella che parlava, che descriveva la condizione di chi deve sempre e solo subire, di chi “viene preso a calci in culo”, sempre e comunque. L’interpretazione è filata tutta liscia, senza polemiche in sala. Ma, quando Favino, la Mannoia e Baglioni stavano lasciando il palcoscenico, qualcosa non è andato come doveva. Un microfono è rimasto aperto e si è potuta indistintamente sentire una parolaccia: “Siete tre stronzi”.

A spiegare l’accaduto è stato lo stesso Favino durante la conferenza stampa che hachiuso il Festival. La degna conclusione dell’ennesima pagliacciata comunista. Sarei curioso di sapere quanti migranti ospitano l’inutile Favino, l’ inascoltabile Mannoia e l’incartapecorito Baglioni. Str” non è una parolaccia: in fondo, è una qualifica! Neve,un pò di rispetto per la nostra bella lingua!

GLI andava bene se riferito ad una sola persona ma erano TRE! Un semplice spontaneo omaggio ai tre buffoni! Se magari avessero fatto un monologo dedicando poi una canzone a quegli italiani ridotti alla fame ed abbandonati a se stessi, al posto dell’insulto avrebbero raccolto un’ovazione. Evidentemente la platea era supinamente consenziente. Chi non è sinistro ha chiaramente disertato.

Per mia fortuna sono sordo e pertanto non in grado di seguire le belinate colossali dei canzonettari e del venditore di pasta. 63 giovanni PERINCIOLO : poverettivita rancorosa e accecati dall’odio. Forse è stato Dio a volere il microfono acceso. Per far conoscere al mondo la verità. Favino detto anche Gillette per le sue perfette rasature. Questi sono i colpi di coda di una bestia ferita chiamata sinistra. Il 4 marzo diamole il colpo di grazia votando in massa Salvini, Meloni, Forza Nuova, Casa Pound.

Luprotts70 – chiaramente nessuno e se ne guardano bene, da perfetti komunisti. Dobbiamo conoscerli ormai, il loro motto è: fate ciò che dico, ma non quello che faccio. Nella vita ho assistito agli sconvolgimenti più incredibili, ma il più incredibile è il cambiamento del modello culturale. Si tratta della celebrazione della vacuità, di falsi miti, di falsi valori, dell’esaltazione di poveri personaggi senza arte né parte celebrati come eroi da una presentatrice esagitata e da due altri personaggi.

Prima o poi, qualcuno dice la verità! A proposito dei tre str zi la verità trova sempre il modo di farsi strada. E così avete visto l’ultimo festival dei sinistricoli. Vedremo se negli anni a venire vedremo ancora fenomeni come questi. Ma si sa, ai comunisti radical chic piace nero.

I PIU’ VIVI COMPLIMENTI A CHI HA LASCIATO IL MICROFONO APERTO! Il festival di Sanremo appartiene a tutta l’Italia. Non può essere monopolizzato dalla sinistra per cercare d’ingannare ancora gli italiani sull’immigrazione. Brutta la frase finale di chi ha commentato, ma l’intento di disapprovazione se lo meritano tutt’e tre le marionette della Boldrini. Non sono appassionato di queste manifestazioni. Ho assistito solo ai primi, di questo Festival. Roba di oltre 65 anni addietro.

Dei tre figuranti non saprei che dire, oltre che per l’istintiva antipatia nei riguardi di questa Mannoia e l’incartapecorito Baglioni. E’davvero penoso vedere come il plotone di nani e ballerine se la cantano e se la suonano spacciando per arte rutti canori e letterari. Qualcuno come iomi sbava, ma bisogna capire e farsene un ragione. Il Festival è ormai da tempo anche grancassa per spargere ideologia. Per me avessero letto la Divina Comoedia la facevano diventare una barzelletta visto il contesto.