Dio, la vita, il nulla. L’evoluzione creatrice di Henri Bergson a cento anni dalla pubblicazione PDF

Nacque dio, la vita, il nulla. L’evoluzione creatrice di Henri Bergson a cento anni dalla pubblicazione PDF Parigi in rue Lamartine, non lontano dall’Opéra. Il padre proveniva da un’importante famiglia di ebrei polacchi, il cui nome d’origine era Bereksohn, la madre era anch’essa ebrea, di origini anglo-irlandesi. Lo stesso argomento in dettaglio: Pensiero di Bergson. Le opinioni alle quali teniamo di più sono quelle di cui più difficilmente potremmo rendere conto.


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Un bilancio critico su L’evoluzione creatrice di Bergson, un classico della filosofia del ‘900, a cento anni dalla pubblicazione. Cosa può dirci ancora un testo a cento anni dalla sua prima apparizione? È fondamentalmente intorno a questa domanda che si è tenuto a Bari, il 4 maggio 2007, un Colloquio internazionale dedicato a L’evoluzione creatrice di Henri Bergson nel centenario della pubblicazione. Questo volume ne raccoglie gli interventi che hanno cercato, da angolazioni e prospettive differenti, di prendere in considerazione il rapporto, in Bergson, tra Dio, la vita e il nulla. Il risultato è un confronto tra specialisti in senso stretto del pensiero bergsoniano (Frédéric Worms, Rocco Ronchi) e studiosi che si sono misurati o si misurano con l’eredità del filosofo francese a partire da interessi teoretici o storiografici diversi (Jean-Marc Narbonne, Rudolf Bernet, Roland Breeur, Giusi Strummiello). Il Colloquio di Bari si è svoltoin parallelo con quello tenutosi a Lecce nella giornata successivanell’ambito delle manifestazioni programmate per l'”Année Bergson” e coordinate dalla Société des Amis de Bergson.

A Parigi dal 1868 al 1878 Bergson frequentò il liceo Fontaine, ora conosciuto come liceo Condorcet. Lo stesso anno ricevette un incarico da insegnante al liceo di Angers, la vecchia capitale dell’Anjou. In Durata e Simultaneità polemizzò con alcune elaborazioni filosofiche – specie di ambiente francese – sui risultati ottenuti da Albert Einstein nella teoria della relatività. Bergson contrappone una durata interiore che è accrescimento qualitativo continuo, dunque refrattario ad ogni forma di misurazione. Questa durata ha come tratto essenziale il vissuto affettivo che la caratterizza, e riesce a realizzare l’apparente paradosso del cambiamento continuo nella conservazione.

Collegio Municipale, noto come il College Rollin, ricevette un incarico al liceo Henri-Quatre, dove rimase per otto anni. Nel 1896 pubblicò la sua seconda grande opera, intitolata Matière et Mémoire. Materia e memoria si articola in quattro capitoli. Nel primo capitolo, Bergson mostra come la percezione pura, isolata dagli apporti della memoria, si riduca a un taglio del tutto teorico sulla realtà, secondo le linee convenzionali della nostra possibilità di azione. Bergson analizza il rapporto concreto fra percezione e memoria, passando in rassegna un’impressionante mole di dati sperimentali.

Nel 1898 Bergson divenne maître de conférences presso la sua alma mater, l’École Normale Supérieure e fu in seguito promosso al ruolo di professore. Questo trattato sul significato del “comico” era basato su una lezione che aveva tenuto tempo prima nell’Alvernia. L’artista riesce ad avere una conoscenza disinteressata di una fetta di realtà proprio in virtù della sua distrazione dalla vita pratica. Nel 1901 Bergson venne eletto alla Académie des Sciences morales et politiques e divenne un membro dell’Istituto. Alla morte di Gabriel Tarde, l’eminente sociologo, nel 1904, Bergson gli successe alla cattedra di filosofia moderna. 1907, ed è senza dubbio il più conosciuto e il più discusso.

Costituisce uno dei contributi più profondi e originali alla riflessione filosofica sulla teoria della evoluzione. Un livre comme L’Évolution créatrice n’est pas seulement une oeuvre, mais une date, celle d’une direction nouvelle imprimée à la pensée. Un libro come L’evoluzione creatrice non è solo un’opera ma anche una data, quella di una nuova direzione impressa al pensiero. Al 1918 l’editore Alcan aveva già pubblicato ventuno edizioni, tenendo una media di due edizioni all’anno per dieci anni.

A seguito della pubblicazione di quest’opera, la popolarità di Bergson aumentò enormemente, non solo negli ambienti accademici ma anche fra il grande pubblico dei lettori generici. Il testo presenta l’evoluzione come una creazione continua, intendendo la teleologia differentemente rispetto alla concezione tradizionale e in analogia con la durata personale. Senza la creazione la vita e l’universo sarebbero già finiti o finirebbero in futuro. L’uomo deve trasformare se stesso, evolversi oltre di sé per scorgere la vetta morale e religiosa. Bergson arrivò a Londra nel 1908 e rese visita a William James, il filosofo statunitense di Harvard, che era più anziano di Bergson di diciassette anni e che era attivo nel richiamare l’attenzione del pubblico anglo-americano sul lavoro del professore francese.

Bergson in un ritratto di J. Fin dal 1880 James aveva scritto un articolo in francese per il periodico La Critique philosophique, di Renouvier e Pillon, intitolato Le Sentiment de l’Effort. Si è ipotizzato che Bergson debba le idee base del suo primo libro all’articolo del 1884 di James, “Su qualche Omissione della Psicologia Introspettiva”, che non cita e non mette tra i riferimenti. Questo articolo si occupa della concezione del pensiero come flusso di coscienza, che l’intelletto distorce organizzandolo in concetti. Nonostante ciò, William James salutò Bergson come un alleato. Nel 1903 egli scrisse: Ho riletto i libri di Bergson e non ho letto nulla da anni che abbia così eccitato e stimolato i miei pensieri. Sono sicuro che quella filosofia abbia un grande futuro, rompe i vecchi schemi e porta le cose in una soluzione in cui possono ritrovarsi nuovi cristalli.

L’influenza di Bergson lo portò a rinunciare al metodo intellettualista e alla nozione corrente che la logica è una misura adeguata di ciò che può o non può essere. Lo indusse inoltre a abbandonare la logica, fermamente e irrevocabilmente come metodo, poiché aveva scoperto che la realtà, la vita, l’esperienza, la concretezza, l’immediatezza, usate la parola che volete, va oltre la nostra logica, la sommerge e la circonda. Naturalmente, queste osservazioni, che apparvero in un libro nel 1909, orientarono molti lettori inglesi e americani a indagare la filosofia di Bergson. Questo era reso difficile dal fatto che i suoi più importanti lavori non erano stati tradotti in inglese.

James, tuttavia, incoraggiò e aiutò Arthur Mitchell nella sua preparazione della traduzione inglese di L’Evolution créatrice. Bergson seguì il Quarto congresso internazionale di filosofia svoltosi in Italia, a Bologna, dove tenne un brillante discorso su L’Intuition philosophique. Due giorni dopo egli tenne la “lezione Huxley” alla Università di Birmingham, prendendo come argomento La Vita e la Coscienza. Nel 1913 visitò gli Stati Uniti, su invito della Columbia University di New York, e tenne lezioni in diverse città statunitensi, dove fu accolto da un vasto pubblico di ascoltatori.