Democrazie senza democrazia PDF

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Författare: Massimo Salvadori.

Oggi viviamo più che mai in un’era di sacralizzazione della democrazia. Ma, mentre celebra i suoi trionfi, la democrazia è soggetta a così forti motivi di deterioramento da indurre a domandarsi se, sotto l’apparenza, non si celi una realtà che ne contraddice i principi e i presupposti istituzionali e sociali. Fatto è che le istituzioni degli Stati nazionali e la tradizionale divisione dei poteri non sono più in grado, come mostrato dagli eventi che hanno provocato la grande crisi economica del 2008, di regolare e controllare le decisioni dei centri di potere “irresponsabili” che presiedono alla produzione e all’allocazione delle risorse materiali, influiscono in maniera determinante sulla politica degli Stati, plasmano l’opinione pubblica, condizionano pesantemente i processi elettorali. Dopo aver indicato i tratti costitutivi delle varie forme di democrazia, l’autore si sofferma in particolare su tre tipi di regimi: il regime liberale non democratico, il regime liberaldemocratico fondato sui partiti di massa e radicato negli Stati dotati di piena sovranità sul loro territorio e a “economia nazionale”, il regime liberaldemocratico nell’era dell’economia globalizzata, dell’indebolimento dei partiti, dell’avvento del cittadino “video-dipendente”, dello svuotamento progressivo della sovranità degli Stati.

Una famiglia muore di fame, aspettando gli aiuti sociali. Stati di diritto che si fondano sul principio di uguaglianza. Da esso deriva la finalità di ridurre le disuguaglianze economiche. Esistono anche casi opposti in cui attraverso lo stato sociale si operano politiche di redistribuzione dei redditi regressive ossia lo Stato integra in modo crescente i redditi bassi con l’applicazione del metodo di calcolo retributivo.

Ogni società contempla delle norme per la ridistribuzione della ricchezza tra i propri cittadini anche attraverso norme religiose,ad esempio nelle società islamiche è consuetudine la Zakat ,nell’Antica Roma vi era la lex frumentaria. La sua evoluzione negli Stati moderni in Occidente può essere suddivisa in tre fasi successive. Queste leggi prevedevano assistenza per i poveri nel caso in cui le famiglie non fossero in grado di provvedere. La seconda fase, opera di monarchie costituzionali conservatrici o di pensatori liberali, si riconduce alla prima rivoluzione industriale ed alla legislazione inglese del 1834. Nel 1883 nacque, questa volta in Germania, l’assicurazione sociale, introdotta dal cancelliere Otto von Bismarck per favorire la riduzione della mortalità e degli infortuni nei luoghi di lavoro e per istituire una prima forma di previdenza sociale. La terza fase, la fase dell’attuale welfare, ha inizio nel dopoguerra. Fu la Svezia, nel 1948, il primo paese ad introdurre la pensione popolare fondata sul diritto di nascita.

Il welfare divenne così universale ed eguagliò i diritti civili e politici acquisiti, appunto, alla nascita. La situazione, a grandi linee, riuscì a mantenersi in sostanziale equilibrio per qualche decennio. Il modello è detto di welfare “residuale”. I diritti sociali derivano dalla dimostrazione dello stato di bisogno.

Tale regime riflette una teoria politica secondo cui è utile ridurre al minimo l’impegno dello Stato, individualizzando i rischi sociali. Il risultato è un forte dualismo tra cittadini non bisognosi e cittadini assistiti. Tale modello è tipico dei paesi anglosassoni: Australia, Nuova Zelanda, Canada, Gran Bretagna e Stati Uniti caratterizzato dalla predominanza del mercato. I diritti derivano dalla cittadinanza: vi sono quindi dei servizi che vengono offerti a tutti i cittadini dello Stato senza nessuna differenza.

Su questa crisi si vedano gli effetti delle politiche economico sociali neoliberiste, come analizzato da Ignazio Masulli in “Chi ha cambiato il mondo? Ignazio Masulli, Chi ha cambiato il mondo? I fondamenti sociali delle economie postindustriali. Vito Marino Caferra, Diritti della persona e Stato sociale, Zanichelli, 1987,2004. Gaggi, Narduzzi, La fine del ceto medio e la nascita della società low cost, Einaudi, 2006. Prospettive per un nuovo Welfare, Reggiani T.

67 Rapporto sullo Stato Sociale 2010. La “grande crisi” del 2008 e il welfare state. Francesco Rimoli, Stato sociale, in Enciclopedia giuridica treccani, Roma, 2004, XX. Decreto legislativo 30 giugno 1994, n.