Cucina vintage. La cucina di calycanthus PDF

Ho trascorso cucina vintage. La cucina di calycanthus PDF giornata di ieri al Sigep e mi sento come una che è stata per un tempo indefinito nel paese dei balocchi. I profumi inebrianti, le luci che facevano scintillare praline meravigliose, le cascate di cioccolato, hanno invaso i mei sensi.


Författare: Maria Teresa Di Marco.

Il cibo è quotidiano, vive della felicità, e qualche volta pure della preoccupazione, di mettere insieme il pranzo con la cena. Conosce il tempo breve della premeditazione, ma raramente si pensa nell’intervallo più lungo della settimana, come si faceva saggiamente un tempo, quando il giovedì prevedeva gli gnocchi, il venerdì il magro di pesce e la domenica l’arrosto. Ma se proviamo a chiudere gli occhi e a sommare i giorni scopriremo che il tempo e il passo del cibo sono la misura perfetta per raccontare una storia, la nostra e tante altre insieme. Questo libro prova a guardare indietro cercando scherzosamente di disegnare la traccia degli stili del cibo lungo i decenni del secolo passato, quel Novecento che ancora ci sentiamo nella pancia. Dagli anni Dieci di Pellegrino Artusi fino ai nuovi anni Zero (che l’immaginario voleva “modernissimi” e che invece sono tornati a ripiegarsi sull’integralità degli ingredienti) si è passati attraverso grandi rivoluzioni, ma anche per i morsi tenaci della fame. Una macchina del tempo fatta di pagine e immagini ricche di riferimenti colti e popolari, per chi sa mangiare anche con gli occhi.

Beh, con tutto quello che ho messo in lista di sperimentare, saggiare, testare, non ho trovato nulla di meglio, per quietare il brulichio che ho in testa, che mettermi il grembiule e preparare una delle ricette più casalinghe, provate e rassicuranti che conosca. Ho bisogno di rimettere ordine tra i pensieri e impastare dosi a memoria attraverso gesti conosciuti e la certezza del risultato, mi aiuta. Questa ricetta fa parte dell’agendina verde e, come tutto ciò che è scritto lì, è una garanzia. Devo ringraziare Vittorina, che considero un po’ la mia seconda mamma e che me l’ha regalata quasi vent’anni fa, come molte altre perle di pasticceria casalinga, che io trovo non sia affatto meno nobile dell’alta pasticceria. Perché, ditemi la verità, la mattina, con la faccia stropicciata e i capelli arruffati, preferite assaporare una millefoglie di sablè breton e sfoglie di cioccolato con spuma all’albicocca o addentare una imperfetta, semplice, profumata, crostata alla marmellata?

C’è un momento giusto e lo stato d’animo adatto per ogni cosa. Per me, oggi, complice la pioggia e uno stato d’animo nostalgico, la congiuntura era perfetta per questa. Ammorbidire il burro a temperatura ambiente. Aggiungere il burro morbido e l’uovo e impastare tutto con le mani solo il tempo necessario ad amalgamare gli ingredienti.

Porre l’impasto in frigorifero per circa mezz’ora. Questo tipo di frolla non è semplice da stendere col mattarello. Io ne metto due terzi nella teglia imburrata e infarinata e la premo con le mani fino a rivestire tutto il fondo. Con parte del rimanente impasto faccio il bordo, poi spalmo la confettura edecoro con rotolini di pasta che, una volta disposti sulla marmellata, appiattisco un po’ premendo leggermente con un dito su tutta la lunghezza. Inforno a 180 gradi per circa 30 minuti. Prima di sformare la crostata lasciarla raffreddare completamente.