Contributi alla storia dell’Officina dei papiri ercolanesi PDF

L’edificio che attualmente ospita il museo è il palazzo degli Studi, costruito nel 1585 come “caserma di cavalleria”. Il contributi alla storia dell’Officina dei papiri ercolanesi PDF rappresenta una certa rilevanza architettonica essendo infatti uno dei più imponenti palazzi monumentali di Napoli.


Författare: Mario Capasso.

In questa raccolta di studi, curata da Mario Capasso, gli autori ricostruiscono alcuni momenti ancora poco conosciuti della storia dell’Officina dei Papiri Ercolanesi, servendosi del preziosissimo ausilio di documenti inediti contenuti nell’Archivio dell’Officina e nell’Archivio della Sovrintendenza Archeologica di Napoli.

Gli importanti lavori di restauro e di ristrutturazione dell’edificio avviati nel 2012 consentiranno la realizzazione di una riorganizzazione globale delle collezioni secondo criteri espositivi nuovi, permettendo inoltre che alcune raccolte rimaste escluse dalla visita per decenni, possano trovare definitiva sistemazione dentro l’edificio. Nel 2016 il museo ha fatto registrare 452 038 visitatori. Il progetto prevedeva una netta separazione tra i vari nuclei con al pianterreno il museo Hercolanese intorno al cortile occidentale, la quadreria farnesiana invece intorno al cortile orientale, mentre gli ambienti sul piano ammezzato venivano destinati da un lato al bibliotecario ed al restauro, dall’altro alle accademie ed allo “studio del nudo”. Il “Gran Salone” al primo piano invece fu destinato ad accogliere la biblioteca farnesiana. Tra il 1786 ed il 1788 Ferdinando IV riuscì, nonostante le vive proteste e l’opposizione di papa Pio VI, a trasferire da Roma a Napoli le ricche e importanti collezioni di antichità farnesiane ereditate da sua nonna Elisabetta Farnese. 22 febbraio 1816 egli decretava ufficialmente l’istituzione del “real museo Borbonico”. Dopo e con l’unità d’Italia, il museo diventava proprietà dello Stato ed assumeva il nome di “museo nazionale”.

Per i continui incrementi di libri, raccolte archeologiche ed opere d’arte, patendo tutti i settori ospitati nel museo di insufficiente spazio, tra il 1862 e il 1864 si giunse alla determinazione di sloggiare le accademie trovando loro altre sedi in città. Nel 1888 il conte Eduardo Lucchesi Palli donava allo Stato la sua ricchissima e preziosa biblioteca drammatica ed archivio musicale, a condizione che essa non lasciasse Napoli e che non fosse smembrata. Superò pressoché indenne gli urti degli 89 bombardamenti in zona fra il 1940 e il 1943, sicuramente anche grazie ad uno speciale segno dipinto sui suoi tetti che lo facevano individuare quale obiettivo da non colpire. Liberate le sale dalla pinacoteca, ci si affrettò ad allestirle trasferendo in esse la collezione dei “grandi bronzi” collocati da tempo immemorabile al pianoterra, in una galleria intorno al cortile occidentale. I grandi lavori intrapresi in quegli anni furono affiancati da altri forse meno appariscenti ma altrettanto importanti ed impegnativi che riguardarono una revisione inventariale di tutti gli oggetti conservati nei depositi del museo ed un notevole impegno di schedatura della maggior parte di essi.

Una svolta sicura si ebbe agli inizi del XX secolo. Ettore Pais, direttore da marzo 1901 a giugno 1904, lo realizzò esponendosi ad aspre critiche per il suo eccessivo modernismo e per i criteri adottati, giudicati rivoluzionari. Ciò non impedì che sotto la sua direzione tutto venisse rimosso e risistemato nel giro di due anni. Pur riconoscendo una certa validità agli allestimenti del passato, testimoni del gusto, delle conoscenze, della metodologia di un’epoca, oggi si privilegiano soprattutto il contesto e la provenienza originari degli oggetti esposti. In tal senso sono stati indirizzati gli sforzi intrapresi fin dagli anni settanta di riallestimento globale del museo. Galleria dei Tirannicidi o Marmi Arcaici: smantellata. Alcuni pezzi d’eccezione sono temporaneamente esposti in altre sale o gallerie e possono essere spostati senza preavviso secondo le esigenze di spazio e di movimentazione del Museo.