Come il primo giorno PDF

Francobollo celebrativo che rappresenta il manifesto disegnato come il primo giorno PDF 1956 da Raymond Savignac. Il Giorno è un quotidiano di Milano, con edizioni locali nelle principali province della Lombardia.


Författare: Daphne Clair.

Il Giorno nasce per iniziativa del presidente dell’Eni Enrico Mattei, intenzionato a dar vita ad un nuovo quotidiano che fosse d’appoggio alla linea politica ed economica da lui espressa. Cino Del Duca, che aveva fatto fortuna in Francia ed era desideroso di lanciarsi in una nuova impresa. Del Duca accettò il ruolo di socio di minoranza. La nuova testata puntava a costituire un’alternativa al Corriere della Sera per i lettori milanesi. Cino Del Duca prelevò proprio dal giornale concorrente l’inviato Gaetano Baldacci, che promosse alla carica di direttore. Il primo numero esce il 21 aprile 1956.

Su quel primo numero il titolo di apertura, che occupava sette colonne sulle otto della pagina, fu di politica estera: La distensione a Londra e riferì dei discorsi pronunciati nella capitale inglese da Nikita Krusciov. Il giornale è diretto a tutti quei milanesi che non amano il Corriere della Sera e soprattutto disdegnano quel suo crisma di “ufficialità”. Per questo il Giorno deve sempre cercare di stupire ed essere alternativo, dissacrante. Se abbiamo fatto una prima pagina uguale o simile a quella del Corriere, dobbiamo chiederci dove abbiamo sbagliato. Il giornale si distingue dal Corriere anche nella forma: esemplare è l’abolizione della tradizionale terza pagina culturale.

La cultura è spostata nella seconda parte del quotidiano, prima degli spettacoli. Il redattore letterario è Giorgio Zampa. Anche la prima pagina è stampata con questa tecnica. La crisi generata dal deficit prodotto nel primo esercizio induce Del Duca a ritirarsi dall’azionariato. L’Eni di Mattei rimane l’unico proprietario.

Giorno la “pace degli zuccherieri” in cambio della gestione pubblicitaria del quotidiano. Nell’estate 1959 il Giorno si è già collocato tra i maggiori fogli nazionali, raggiungendo le 150. Nello stesso anno diventa noto al pubblico come il vero proprietario del quotidiano sia lo Stato. Nonostante il successo di vendite, Il Giorno continua ad avere elevati costi di gestione. Mattei decide, con spregiudicatezza, di utilizzare denaro pubblico per ripianarne i debiti. A Baldacci viene data la soddisfazione di nominare il suo successore: Italo Pietra, amico e collega fin dai tempi del Corriere della Sera. Poco tempo dopo si ritira Del Duca e così l’ENI rimane editore unico del quotidiano.

Pietra rimane alla guida del quotidiano dal 1960 al 1971. Questi sono gli anni più vitali nella storia della testata. Il 14 gennaio 1962 un reportage da Vigevano di Giorgio Bocca sul boom economico diventa uno dei pezzi più citati del giornalismo italiano. Per ragioni di concorrenzialità nei confronti del Corriere, che usciva nel pomeriggio con il Corriere d’Informazione, anche il Giorno aveva un’edizione pomeridana, diretta da Giorgio Susini. Nel 1971 Il Giorno è il quarto quotidiano italiano d’informazione, con una vendita media di 244. L’esercizio 1970 si conclude però con una perdita di quasi 3 miliardi e mezzo di lire. Al suo posto viene chiamato Gaetano Afeltra.

Nel suo editoriale di presentazione, il nuovo direttore afferma, riguardo alla linea politica, che “non muterà l’impegno democratico, civile e, quindi, antifascista. La notizia è sacra, il commento è libero”. Afeltra realizza invece un altro progetto: quello di smontare il “Giorno” per distoglierlo dalle precedenti posizioni politiche. La linea di “disimpegno” e “spoliticizzazione” viene osteggiata dalla redazione, che entra per due volte in sciopero, a breve distanza di tempo: il 27 settembre 1972 e il 20 gennaio 1973. Il Giorno nella primavera del 1973 aumenta di 20 000 copie la tiratura, ma il passivo rimane elevato.

La crisi economica porta alla rinuncia alle pagine a colori e all’inserto. Il quotidiano romano in poco tempo si ritagliò un suo spazio tra i lettori di centro-sinistra, posizionandosi in un segmento medio-alto. Il Giorno non seppe dare una risposta efficace e cominciò a perdere copie. Nel 1980 Gaetano Afeltra compì 65 anni. L’ENI decise di affidare l’incarico di direttore della testata – a quel tempo in crisi di vendite – a Guglielmo Zucconi.

Zucconi cercò di tornare alle origini e di rifare il giornale irriverente e critico verso il potere dei primi anni. Approvò, inoltre, il ritorno del colore in prima pagina. Zucconi cambiò la fattura del giornale. La televisione, ormai presente nelle case di tutti gli italiani, fu trattata in un modo nuovo, raccontando le storie personali degli attori e dei presentatori. Un’altra innovazione fu quella di inserire nelle pagine degli spettacoli la musica leggera, genere ancora negletto perché considerato frivolo.