Brandelli d’anima PDF

Allegria di naufragi è una raccolta di poesie di Giuseppe Ungaretti. Il primo nucleo di poesie fu stampato ad Udine nel 1916, durante la prima guerra mondiale, ed era intitolato Il Porto sepolto. Una seconda edizione, battezzata appunto Allegria di naufragi, viene pubblicata nel brandelli d’anima PDF. Al centro della raccolta è l’esperienza della Grande Guerra combattuta dal poeta in trincea come interventista e volontario.


Författare: Simone Turri.

L’Allegria si presenta come un diario del tempo di guerra, e ognuno dei componimenti è seguito dall’indicazione del luogo e della data. Il naufragio a cui allude il titolo è metafora della guerra che Ungaretti è ha vissuto. L’allegria fa invece riferimento a quel senso di ebbrezza e di gioia che si prova quando si sopravvive ad una tragedia, quando si è scampato un pericolo, è un’allegria passata attraverso il dolore e la disperazione. Allegria di naufragi è dedicata alla guerra.

Il titolo è un ossimoro , poiché il “naufrago” è colui che si salva, sotto forma della metafora di marinaio in burrasca, nel grande “naufragio” della guerra. La nave viene abbandonata, e da qui, dopo l’esperienza provata, il poeta prova uno stato di “allegria”, perché sopravvissuto e cambiato dalla tragedia. Il superstite sente rinascere in sé la volontà di ricominciare daccapo, dopo l’esperienza di pulsione primordiale dell’attaccamento alla vita, durante il periodo in trincea. Ungaretti descrive il tipico momento di attaccamento feroce e impulsivo alla vita, nei momenti di maggior desolazione, ossia nella veglia notturna di soldato, passata accanto al corpo martoriato di un compagno. Ungaretti descrive la desolazione del paese, completamente distrutto dalle bombe, e paragona i brandelli delle case a parti del corpo umano, fondendosi simbolicamente con l’anima del vecchio borgo, come fosse una creatura umana. Il termine principale è il “fratelli”, termine inconsueto al saluto dei reggimenti, che usano un gergo militaresco di comunicazione. Ungaretti, scrivendo in maniera inconsueta una poesia molto lunga, sempre facendo appello tuttavia agli schemi di immediatezza stilistica, racconta in un percorso naturale tutta la sua esistenza.

Il poeta-soldato, in un momento di disperazione, non riesce a vedere altro appiglio di salvezza, che una balaustra, dove far riposare, per poco tempo, i propri sentimenti, prima della nuova battaglia da combattere. Ungaretti dimostra, con sensazioni visive-tattiche il suo processo di cambiamento perpetuo durante la guerra. Dapprima egli era un essere umano fatto di sentimenti, ora a causa della guerra subisce un processo di “naturalizzazione al contrario”, ossia riducendosi al silenzio e all’immobilismo psico-fisico, come una pietra. Il poeta risponde che la condizione umana in guerra è estremamente precaria, come delle foglie di un albero durante l’autunno, sempre in procinto di cadere, e morire. Lo stile ungarettiano è ispirato al simbolismo sperimentato nei primi anni del ‘900 dai francesi Mallarmé e Valery. Le poesie sono molto brevi, dove è rappresentato il significato essenziale, dove il poeta si adopera nello scarnificare il periodo e le parole, riducendo tutto alla frase “pura”, intenta alla focalizzazione immediata dell’io-luogo-lettore. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 30 set 2018 alle 08:37.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Nella cultura popolare ancora oggi esistono parecchie superstizioni e ataviche credenze legate agli animali, in gran parte tramandate dai tempi antichi. Tutt’oggi la figura di particolari animali in particolari circostanze è reputata causa di sventura o di malaugurio. I gatti, in altri tempi un oggetto di culto presso i popoli mediterranei, nel Medioevo vennero spesso associati a entità demoniache, divenendo frequentemente oggetto di persecuzione.

Nel 1233, papa Gregorio IX lanciò la massima “Vox in rama”, che fu presa come invettiva in nome della quale dare inizio allo sterminio di tutti i gatti sospettati di incarnare il diavolo, specialmente quelli neri. Gli unici gatti che venivano apprezzati erano quelli di bordo. Nella marineria inglese la figura del “gatto di bordo” era istituzionalizzata e ogni nave era solita avere a bordo almeno un gatto come mascotte. Secondo le superstizioni, sentire l’ululato del cane è un cattivo presagio.

In Italia è famoso il proverbio “Can che abbaia non morde”, che deriva da una superstizione la quale afferma che un cane che abbaia è semplicemente innocuo. Si dice anche che avere un cagnolino nero tenga lontane le persone che fanno il malocchio o fattucchiere e che un pelo dello stesso, tenuto nel taschino, allontani i pericoli derivanti dall’uscire di casa il venerdì notte, quando diavoli e streghe sarebbero presumibilmente in agguato. Nelle aree di campagna, si diceva alle persone di non uscire la notte poiché si credeva che pipistrelli si sarebbero attaccati ai loro capelli. Fin dal medioevo lo stambecco aveva un ruolo di primo piano nella farmacopea delle popolazioni alpine basata su credenze popolari, che contribuirono non poco alla sua scomparsa dall’areale alpino. In molte valli alpine l’animale venne cacciato fino alla sua scomparsa a motivo del fatto che le popolazioni attribuivano un forte potere taumaturgico ad un osso a forma di croce che in questo animale è presente vicino al cuore.