Biella fa territorio. Leggere e agire nella comunità PDF

Jump to navigation Jump biella fa territorio. Leggere e agire nella comunità PDF search Banca Popolare di Milano S. Il Gruppo Banca Popolare di Milano S.


Författare: Cesare Piva.

Il tentativo della esplorazione fotografica e analitica è di estrarre la “coscienza di luogo”, un concetto complesso e ricco di significati che si sono stratificati nel tempo, nelle persone e nelle pietre. In questo volume la “coscienza” esprime la mobile moltitudine del carattere, l’intrico nascosto e profondo, che connota il “sentimento” di Biella e del suo territorio; esprime insieme il suo “habito” e la sua disposizione alla trasformazione, la sua attitudine a plasmare gli inevitabili cambiamenti tecnologici e sociali in sviluppo responsabile e duraturo. Come afferrare – oggi, nell’era fluida e agitata della nuova globalizzazione – gli “spiritelli” che abitano i luoghi? Quest’avventura teorica e pratica nel territorio indica una via.

Al 31 dicembre 2016, il gruppo Banca Popolare di Milano poteva contare su un organico di 7. Lo sviluppo su base nazionale era stato raggiunto negli ultimi decenni del XX secolo, grazie a numerose acquisizioni e accordi con altri istituti di credito. La Banca Popolare di Milano nacque con l’intento di creare una cooperativa di credito capace di assicurare ai propri soci una sostenibilità e una competitività di fronte alla crescente forza dell’alta borghesia nella crescita industriale che caratterizzava la fine dell’Ottocento nel capoluogo lombardo. La caratteristica popolare, che già aveva avuto successo in Germania e in Belgio, fu sicuramente ispiratrice per la vicina Banca Popolare di Lodi di Tiziano Zalli, amico del fondatore di BPM, Luigi Luzzatti. Fu proprio Luzzatti, il 28 ottobre 1864 a comunicare a Zalli l’esistenza a Milano di un comitato promotore per una banca popolare cittadina. Il 3 agosto 1865, in un’assemblea a cui presero parte 350 cittadini di ogni ceto, si preparò l’istituzione della Banca Popolare di Milano e del suo statuto. Luigi Luzzatti convocò il 21 agosto dello stesso anno la prima assemblea straordinaria, alla quale parteciparono 184 soci.

L’attività creditizia ebbe inizio ufficialmente il 25 gennaio 1866, grazie all’apporto di 404 soci che avevano sottoscritto 1. 086 azioni per un capitale di 56. Lo statuto prevedeva un limite massimo di 50 azioni per ciascun socio ad un prezzo di 50 Lire cadauna, pagabili anche ratealmente. I grandi risultati raggiunti nelle fasi iniziali erano dovuti soprattutto ai notevoli capitali provenienti dell’alta borghesia milanese, e questo aveva aumentato di fatto il distacco tra una minoranza dei soci appartenenti ai ceti operai ed una maggioranza formata dalla borghesia imprenditoriale e aristocratica all’interno dell’azionariato.

Le difficoltà riscontrate dall’attività agricola erano ben note al fondatore Luzzatti, che fu il primo a richiedere alla Banca Popolare uno sviluppo in questo senso. La vicina Banca Popolare di Lodi fu il primo istituto ad accorgersi di questo settore e ad istituire nuove filiali vicine alle realtà contadine, fuori dalle mura cittadine. La Banca Popolare di Milano nella persona del suo fondatore, offrì la propria disponibilità per entrare nel settore del credito agricolo. Durante la lunga presidenza di Lisiade Pedroni la banca raggiunse la definitiva consacrazione a protagonista di grande successo tra gli istituti di credito popolari in particolare e commerciali in generale.

Verso gli inizi del 1870 si ebbe un generale aumento della produzione, soprattutto nei grandi centri settentrionali, Milano su tutti. La nuova forza di BPM le consentì di superare brillantemente la crisi del 1873 che costò cara a molti altri istituti bancari. Agli inizi del 1880 iniziò a maturare l’idea di aprire nuove filiali sul territorio comunale, così da poter essere più vicini ai piccoli operai e ai commercianti, che più facilmente avrebbero potuto raggiungere l’agenzia più vicina, senza dover distogliere troppo tempo dal proprio lavoro per raggiungere l’istituto centrale. Questa esperienza segnò in maniera indelebile il futuro di Banca Popolare di Milano: da quel momento in poi il Consiglio di amministrazione si rivelò sempre contrario all’apertura di nuove agenzie nella città.