Attualità del possibile PDF

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“Attualità del possibile” ha programmaticamente un doppio significato. Per un verso infatti vorrebbe rivendicare l’attualità di un concetto che difficilmente potrà mai essere cancellato dalla riflessione filosofica, soprattutto se essa pretende di essere, come deve essere, pensiero critico. Non c’è infatti pensiero veramente critico senza la possibilità, che consente di gettare un diverso sguardo sulla realtà. Per un altro verso, il titolo del libro vuole alludere a quella condizione della stessa realtà che la rende dinamica. “Atto di ciò che è in potenza”: questo era per Aristotele il movimento. L’idea di fondo che ispira il libro è quindi che il possibile costituisce, al di là della semplice attualità, un’ineludibile istanza critica e di trasformazione.

Questa voce o sezione sull’argomento economia ha un’ottica geopolitica limitata. Contribuisci ad ampliarla o proponi le modifiche in discussione. Spesso il termine “tasse” viene usato nel linguaggio corrente per indicare genericamente l’imposizione fiscale. In questo caso è più corretto il termine generico “tributi”. La distinzione tra tassa e imposta è ereditata dal diritto romano ed è tipica dei Paesi di diritto latino.

Alcuni Paesi hanno adottato un sistema di flat tax, ad aliquota unica o con poche aliquote per le principali imposte. Alcuni ritengono che la semplificazione fiscale, la riduzione delle aliquote riducano l’elusione e l’evasione al limite che in base alla curva di Laffer un’aliquota unica, opportunamente scelta, massimizzi il gettito fiscale. Altri propongono una Tobin tax un prelievo minimo sulle transazioni finanziarie, che darebbe comunque un gettito enorme, visti i volumi di denaro movimentati ogni giorno. I servizi pubblici divisibili, quali ad esempio l’istruzione e la sanità, possono essere finanziati mediante tasse. Ne sono esempi in Italia le tasse scolastiche e universitarie o i ticket sanitari. Tuttavia, non si deve confondere la tassa con il prezzo di questi servizi. Almeno nell’ordinamento attuale italiano le tasse non coprono completamente il costo di questi servizi, che quindi ricade sulla fiscalità generale e viene finanziato con le imposte.

In primo luogo essa si giustifica con la teoria delle esternalità, secondo cui il consumo di determinati servizi produce benefici indiretti, non solo al consumatore, ma all’intera società, giustificandone così il contributo alla copertura dei costi con la fiscalità generale. In secondo luogo essa si richiama al principio costituzionale della capacità contributiva nel concorso a finanziare le spese pubbliche. Le tasse dovrebbero essere utilizzate per realizzare opere e fornire servizi, utili per i contribuenti. In un secondo momento, sorge il problema della proprietà delle opere, e di chi abbia eventualmente il diritto a incassare un prezzo dai servizi finanziati con le tasse. La proprietà di un bene è solitamente in capo a chi ne ha sostenuto l’onere finanziario. Analogamente, la proprietà di un’opera pubblica o di un servizio pagato con le tasse dei contribuenti dovrebbe essere in capo allo Stato, che rappresenta gli stessi finanziatori-contribuenti.

Gli eventuali utili dovrebbero essere corrisposti ai proprietari nella forma di un reinvestimento per migliorare il servizio oppure distribuiti in termini di uno sconto fiscale o di una somma direttamente erogabile. Questi diritti sono elementi che distinguono proprietà e gestione sia di beni pubblici sia privati. Dirigenti e politici che ricevono in gestione tali forme di bene pubblico possono indurre scelte che riguardano l’assetto proprietario, quali la privatizzazione o trasferimento ad altri enti pubblici dell’opera e che devono comunque essere assunte e deliberate dal soggetto proprietario dell’opera o del bene pubblico. Decisioni di questo tipo, invece, in un’azienda privata richiedono un parere vincolante dei proprietari. Fra le proposte di tassazione ad aliquota unica, quella della tassazione sull’utilizzo dei terreni, muove da considerazioni riguardo al bene pubblico.

Nel 1933, l’economista americano Henry George pubblica “Progress and poverty”, nel quale propone una tassazione unica dei possidenti terrieri e l’abolizione di qualsiasi tassazione sul reddito, profitto o sul lavoro. Il “Single Tax Movement” che ne nacque aveva lo scopo di incoraggiare gli investimenti nei fattori della produzione esenti da tasse, il capitale e il lavoro, facendo pagare l’utilizzo del suolo pubblico, indipendentemente dalla capacità del singolo di utilizzarlo in modo efficiente e di trarvi un profitto. Il debito pubblico è la risultante della differenza di entrate e uscite. Ne deriva una “tassa da inflazione” per la quale il contribuente incontra un aumento dei prezzi in conseguenza dell’aumento dell’offerta di moneta circolante. L’indicatore della pressione fiscale non considera la cosiddetta tassa da inflazione, essendo pari al rapporto fra le entrate e il PIL. Non esiste un limite massimo all’aliquota per il prelievo fiscale, indipendentemente dalla fascia di reddito, ma solamente quello definito di volta in volta dalle normative fiscali.

Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 27 nov 2018 alle 14:04. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. Questo ufficio è stato costituito allo scopo di tentare di ripristinare, nei limiti del possibile, i contatti interrotti tra gli assicurati e gli istituti. Questa è una voce in vetrina.

Royal Standard of King Louis XIV. L’assedio di Torino ebbe luogo nel 1706 durante la Guerra di successione spagnola. Alcuni storici considerano l’assedio di Torino l’evento che segna l’inizio del Risorgimento. Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra di successione spagnola. Nell’anno 1700 moriva, senza discendenti, Carlo II d’Asburgo re di Spagna. In realtà la posta in gioco era il controllo della Spagna e dei suoi possedimenti in Europa ed oltre Atlantico.

Inoltre gli Asburgo d’Austria avanzavano pretese in quanto appartenenti alla stessa dinastia fino ad allora regnante in Spagna. Indeciso sul da farsi, Carlo II chiese consiglio al Pontefice, il quale, onde evitare che con la Spagna nelle mani degli Asburgo si ricreasse la stessa concentrazione di potere che circa due secoli prima si era verificata con Carlo V, pensò bene di consigliare il sovrano spagnolo a designare come suo successore un francese. All’apertura del testamento era inevitabile che scoppiasse il conflitto, poiché la nuova alleanza Spagna-Francia era destinata a sovvertire gli equilibri europei. Vittorio Amedeo II, sostenuto dal cugino Eugenio di Savoia-Carignano, conte di Soissons e gran condottiero delle truppe imperiali, ebbe l’intuizione che questa volta la partita principale tra la Francia e l’Impero si giocasse in Italia e non più nelle Fiandre o in Lorena.