Annuario statistico regionale. Sicilia 2005 PDF

Da qui, nell’antichità, si annuario statistico regionale. Sicilia 2005 PDF tra le popolazioni del Centro America che la coltivavano e commerciavano già ai tempi degli Aztechi, presso i quali era considerata pianta sacra con forti valori simbolici. La pianta arrivò nel Vecchio Mondo verosimilmente intorno al 1493, anno del ritorno a Lisbona della spedizione di Cristoforo Colombo. Il fusto è composto da cladodi, comunemente denominati pale: si tratta di fusti modificati, di forma appiattita e ovaliforme, lunghi da 30 a 40 cm, larghi da 15 a 25 cm e spessi 1,5-3,0 cm, che, unendosi gli uni agli altri formano delle ramificazioni. Le vere foglie hanno una forma conica e sono lunghe appena qualche millimetro.


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La quarta edizione dell’Annuario Statistico Regionale della Sicilia viene proposta in un’edizione arricchita nei contenuti, per cercare di soddisfare le esigenze conoscitive di un sempre più vasto numero di utenti. La principale novità di questa edizione 2005 riguarda l’introduzione di un capitolo relativo ai “confronti europei” nel quale vengono comparati i principali indicatori socio-economici della Sicilia con quelli di tutte le altre regioni europee del livello NUTS-2 (Nomenclature Units Territorial), corrispondenti alle nostre unità amministrative regionali, al fine di poter individuare la posizione dell’Isola in una graduatoria più ampia ri-spetto ai confini nazionali. In 19 capitoli e 316 tabelle si può così disporre di una sintesi informativa sulla più grande regione d’Italia e su una realtà socio-economica complessa e contrastata. La scheda di commento che introduce ciascuna sezione ed un glossario dei termini tecnici utilizzati aiutano in questo percorso, mentre una nota di “approfondimenti” ancora più dettagliata rispetto alla precedente edizione del volume, riporta, per ogni argomento, le pagine Web e le pubblicazioni su cui è possibile effettuare ulteriori ricerche.

Appaiono sui cladodi giovani e sono effimere. Le spine propriamente dette sono biancastre, sclerificate, solidamente impiantate, lunghe da 1 a 2 cm. Esistono anche varietà di Opuntia inermi, senza spine. I glochidi sono invece sottili spine lunghe alcuni millimetri, di colore brunastro, che si staccano facilmente dalla pianta al contatto, ma essendo muniti di minuscole scaglie a forma di uncino, si impiantano solidamente nella cute e sono molto difficili da estrarre, in quanto si rompono facilmente quando si cerca di toglierle. Sono sempre presenti, anche nelle varietà inermi. L’apparato radicale è superficiale, non supera in genere i 30 cm di profondità nel suolo, ma di contro è molto esteso. I fiori sono a ovario infero e uniloculare.

Il pistillo è sormontato da uno stimma multiplo. I fiori si differenziano generalmente sui cladodi di oltre un anno di vita, più spesso sulle areole situate sulla sommità del cladode o sulla superficie più esposta al sole. All’inizio, per ogni areola, si sviluppa un unico fiore. I fiori giovani portano delle foglie effimere caratteristiche della specie. Deriva dall’ovario infero aderente al ricettacolo fiorale. Certi autori lo considerano un falso arillo.

La Sicilia vista da Reggio Calabria con dei fichi d’India in primo piano. Il fico d’india è una pianta xerofila ed eliofila. Recenti studi genetici indicano che O. In Europa la pianta oltre che per i suoi frutti, suscitò attenzione quale possibile strumento per l’allevamento della cocciniglia del carminio, ma si dovette aspettare sino al XIX secolo perché il tentativo avesse successo nelle isole Canarie.

Da qui si diffuse rapidamente in tutto il bacino del Mediterraneo dove si è naturalizzata al punto di divenire un elemento caratteristico del paesaggio. La sua diffusione si dovette sia agli uccelli, che mangiandone i frutti ne assicuravano la dispersione dei semi, sia all’uomo, che le trasportava sulle navi quale rimedio contro lo scorbuto. Fichi d’India in vendita ad un mercato messicano. C, pur non costituendo un fattore limitante per le piante selvatiche, deprimono l’attività vegetativa e la produttività delle piante in coltura e possono portarle al deperimento.

I suoli idonei alla coltura hanno una profondità di circa 20-40 cm, sono terreni leggeri o grossolani, senza ristagni idrici, e con valori di pH che oscillano tra 5. La propagazione si attua per talea, si preparano tagliando longitudinalmente in due parti cladodi di uno o due anni, che vengono lasciati essiccare per alcuni giorni e poi immessi nel terreno, dove radicano facilmente. La potatura, da eseguirsi in primavera o a fine estate, serve ad impedire il contatto tra i cladodi, nonché ad eliminare quelli malformati o danneggiati. La tecnica della scozzolatura, il taglio cioè dei fiori della prima fioritura, da eseguirsi in maggio-giugno, consente di ottenerne una seconda fioritura, più abbondante, con una maturazione più ritardata, in autunno. In base a tale consuetudine si distinguono i frutti che maturano già in agosto, cosiddetti agostani, di dimensioni ridotte, e i tardivi o bastardoni, più grossi e succulenti, che arrivano sul mercato in autunno. La cultivar Sulfarina è la più diffusa per la maggiore capacità produttiva e la buona adattabilità a metodi di coltivazione intensiva. Il fico d’india viene coltivato in molte aree del mondo, in alcune zone per la produzione dei frutti a fini alimentari, in altre per la coltivazione della cocciniglia del carminio, in altre ancora per il foraggio e in alcune zone anche per commercializzare le giovani pale usate come una sorta d’insalata.

10 mila ettari dedicati alla coltivazione di pale a fini alimentari. Il Perù viene indicato come importante paese di produzione, con circa 30-40 mila ettari soprattutto produzione selvatica per la cocciniglia. In Brasile si coltiva su circa 40 mila ettari prevalentemente per foraggio. In Cile la superficie è di circa 1. Tra i principali paesi produttori a livello mondiale e primo a livello europeo è l’Italia, dove la produzione riguarda di fatto esclusivamente il frutto da commercializzare.

600 mila ettari, i quali però solo in piccola parte sono utilizzati a fini commerciali, mentre la maggior parte serve per l’alimentazione animale e contro l’erosione. In Marocco la produzione avviene su circa 120. 000 ettari e coinvolge 23 varietà di Opuntia ficus-indica e 7 di Opuntia megacantha. In Spagna, dove la pianta viene chiamata “nopal” e “higuera chumba”, agli inizi del XX secolo la produzione aveva ancora una certa importanza.

Dittero Tefritide originario dell’Africa e diventato cosmopolita nelle regioni tropicali e subtropicali del mondo. Le vespe rappresentano occasionalmente altri gravi agenti di danno a carico dei frutti. Con l’apparato boccale masticatore lacerano l’epicarpo e prelevano a più riprese la polpa svuotando progressivamente il frutto. Anche il principio di attacco in ogni modo rende inutilizzabile il prodotto in quanto le ferite praticate permettono l’ingresso di agenti microbici che provocano marciumi e fermentazioni.

Da queste lesioni fuoriescono essudati gommosi, da cui deriva la denominazione comune di cancro gommoso attribuita a questa patologia. Fra le crittogame specifiche più frequenti in Sicilia si cita la ruggine scabbiosa, causata dal fungo Phyllosticta opuntiae. L’Opuntia ficus-indica, per la sua capacità di svilupparsi anche in presenza di poca acqua, si rivela una pianta di enormi potenzialità per l’agricoltura e l’alimentazione dei paesi aridi. Se consumato in quantità eccessive può causare occlusione intestinale meccanica dovuta alla formazione di boli di semi nell’intestino crasso. Pertanto questo frutto va mangiato in quantità moderata e accompagnato da pane per impedire ai semi, durante l’assorbimento della parte polpacea, di conglobarsi e formare i “tappi” occlusivi. Peculiari della tradizione messicana sono il miel de tuna, uno sciroppo ottenuto dall’ebollizione del succo, il queso de tuna, una pasta dolce ottenuta portando il succo alla solidificazione, la melcocha, una gelatina ricavata dalle mucillagini dei cladodi, ed il colonche una bevanda fermentata a basso tenore alcolico. In Sicilia si produce tradizionalmente uno sciroppo, ottenuto concentrando la polpa privata dei semi, del tutto simile come consistenza e gusto allo sciroppo d’acero, ed utilizzato nella preparazione di dolci rustici.

La produzione di cladodi a scopo alimentare è ottenuta da varietà a basso tenore in mucillagini selezionate in Messico. Messico, così come di altri paesi latinoamericani. Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze. Dactylopius coccus, una cocciniglia che parassita i cladodi, da cui si ricava un pregiato colorante naturale, il carminio. In agronomia è utile per la difesa del suolo, per la realizzazione di siepi frangivento, per la pacciamatura, per la produzione di compost. In cosmetica viene utilizzata per la produzione di creme umettanti, saponi, shampoo, lozioni astringenti e per il corpo, rossetti.