10 dilemmi morali. Un’introduzione all’etica per problemi PDF

Nato in una famiglia modesta, Capitini si dedica dapprima agli studi tecnici per necessità economiche e, in seguito, a quelli letterari come autodidatta. La madre lavora 10 dilemmi morali. Un’introduzione all’etica per problemi PDF sarta e il padre è impiegato comunale, custode del campanile municipale di Perugia. Ritenuto inabile al servizio militare per ragioni di salute, non partecipa alla prima guerra mondiale. Nel 1924 vince una borsa di studio presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, nel curriculum universitario di Lettere e Filosofia.


Författare: Dario Berti.

Il saggio, concepito come una prima introduzione alla filosofia morale, cerca di rispondere a queste domande: La morale dipende da Dio? Esiste una morale oggettiva? Non è forse giusto che prevalga il più forte? Possiamo fidarci del sentimento? Può l’amore renderci felici? Conta solo il piacere nella vita? La virtù deve essere imposta per legge? È giusto fare il bene della maggioranza? Come facciamo realizzare una società equa? È più importante l’eguaglianza o la libertà?

Nel 1930 viene nominato segretario della Normale di Pisa. Insieme a Claudio Baglietto, suo compagno di studi, promuove tra gli studenti della Scuola Normale riunioni serali dove diffonde e discute scritti sulla nonviolenza e la nonmenzogna. Gentile e Capitini si separarono poco tempo dopo nella sala delle adunanze del palazzo dei Cavalieri. Capitini rispose che non poteva fare altro che “contraccambiare l’augurio”. Capitini scriverà: dal Croce può venire il servizio ai valori. Il Croce è greco-europeo, perché la civiltà europea porta al suo sommo l’affermazione dei valori.

A questo punto Capitini torna a Perugia nella casa paterna, vivendo di lezioni private. Nell’autunno del 1936 a Firenze, a casa di Luigi Russo, ha modo di conoscere Benedetto Croce, a cui consegna un pacco di dattiloscritti che Croce apprezza e fa pubblicare nel gennaio dell’anno seguente presso l’editore Laterza di Bari con il titolo Elementi di un’esperienza religiosa. In seguito alla larga diffusione del suo libro, Capitini promuove assieme a Guido Calogero un movimento culturale che negli anni successivi cercherà di trasformare in un progetto politico atto a realizzare le idee di libertà individuale e di uguaglianza sociale contenute negli “Elementi”. Nel febbraio 1942 la polizia fascista effettua una retata nel corso di una riunione del gruppo dirigente liberalsocialista, in seguito alla quale Capitini e gli altri partecipanti alla riunione vengono rinchiusi nel carcere fiorentino delle Murate.

Dopo quattro mesi Capitini viene rilasciato, grazie alla sua fama di “religioso”. Quale tremenda accusa contro la religione, se il potere ha più paura dei rivoluzionari che dei religiosi, commenterà più tardi. Nel giugno 1942 nasce il Partito d’Azione, la cui dirigenza proviene direttamente dalle file del liberalsocialismo. Nel maggio 1943 Capitini viene nuovamente arrestato, questa volta nel carcere di Perugia, e viene definitivamente liberato col 25 luglio. I Centri di Orientamento Sociale si sono diffusi sul territorio nazionale, scontrandosi tuttavia con l’indifferenza della sinistra e con l’aperta ostilità della Democrazia Cristiana, che impediscono l’affermazione su scala nazionale dell’autogoverno e della decentralizzazione del potere sperimentati con successo nelle riunioni dei COS. Nel secondo dopoguerra Capitini diventa rettore dell’Università per stranieri di Perugia, un incarico che sarà costretto ad abbandonare a causa delle fortissime pressioni della locale Chiesa cattolica. Si trasferisce a Pisa, dove ricopre il ruolo di docente incaricato di filosofia morale presso l’università degli Studi.

Nel 1948 il giovane Pietro Pinna, dopo aver ascoltato Capitini in un convegno promosso a Ferrara dal movimento di religione, matura la sua scelta di obiezione di coscienza: è il primo obiettore del dopoguerra. Pinna è processato dal tribunale militare di Torino il 30 agosto 1949 e a nulla serve la testimonianza a suo favore di Aldo Capitini. Dopo l’arresto di Pinna, Capitini promuove una serie di attività per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza, convocando a Roma nel 1950 il primo convegno italiano sul tema. Nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell’uccisione di Gandhi, Capitini promuove un convegno internazionale e fonda il primo Centro per la nonviolenza.